Breakfast with Nik 2002: intervista a Douglas Docker

Tra la fine del 2002 e l’inizio del 2003 avemmo la possibilità di incontrare e intervistare Douglas Docker, uno dei protagonisti indiscussi della Pinerolo musicale degli ultimi trent’anni. Sempre all’avanguardia e forse per questo non sempre compreso fino in fondo; certamente mai banale nelle scelte da portare avanti, a partire dai Night Fever, vero nucleo embrionale di quelli che poi divennero Disco Inferno, passando per gli Area 51, interessante duo pop con sonorità eighties; fino ai Docker’s Guild con la loro saga “rock-fantasy” e ai più recenti Event Horizon, Cheap Prick e Blackstar, il nascente tributo a Bowie. Progetti che definiscono la principale caratteristica del musicista italo-franco-americano, cioè la determinazione nel perseguire strade del tutto inconsuete e innovative. Il tutto per scardinare le idee consolidate, che poi è sinonimo di stantie, e cercare una personale strada rivoluzionaria. La stessa idea che è anche alla base dell’Entropy Fest, il concorso per band di cui Douglas è ideatore, nato proprio per tentare di smontare un sistema ormai destinato all’implosione. Cercando tra l’altro di non dimenticare che Douglas Docker è soprattutto un musicista di altissimo livello, pianista classico, tastierista e bassista rock, laureato in musicologia alla Sorbona di Parigi. Una poliedricità evidentemente non comune. Nell’intervista di Nik, Douglas ci raccontò del particolare momento della sua vita, compresa la sua versione della controversa vicenda dei Disco Inferno.

Ones


Da www.groovin.it – 2002

Il gran giorno era arrivato. Il tempo di arrivare a Pinerolo. Venti minuti ed il grande incontro si sarebbe realizzato. Di tutto avevo immaginato seduto al mio posto in aula. Chissà chi avrei incontrato…un Punk, un ragazzo con i capelli super sparati in alto? Chissà perché nelle mie raffigurazioni mentali non facevo altro che vedermi un uomo argentato, avvilupato in uno spazialissimo completo di pelle nera, stivaloni e rossetto nero…giunti in p.za Fontana ci affiancamo Phil, Ones, Mrk ed Io ad una Focus amaranto parcheggiata vicino allo “Scricciolo”…devo ammettere che l’emozione era tanta. Il personaggio che ci stavamo apprestando ad intervistare era veramente uno di quelli che la musica del pinerolese l’ha rivoluzionata…signori…a differenza ed in contrasto ad ogni mia aspettativa, un ragazzo dal gentilissimo sorriso e dall’aspetto “in borghese” assolutamente “nelle righe” ci si presento davanti. Era il famoso Douglas Docker.
Ebbene si, colui che è ha messo il primo mattone nel castello dei Disco Inferno. 


Ma andiamo con ordine.
Il freddo di metà gennaio era veramente insopportabile e dopo i saluti e le strette di mano ci trasferimmo in un localino carino e caldo per scambiare quattro chiacchere con il nostro uomo.
Chi di voi Groovers ha passato i 25 anni non può non ricordarsi degli esordi dei Disco Inferno. Allora si chiamavano Night Fever. Il genere era lo stesso, il tiro era il solito…travolgente. I componenti della band, che nacque nella metà degli anni novanta, erano Rox Zinico, Pollone alla batteria, Roby Pretto alla voce Paolo Bruno al basso, Mio Nakamura alla voce e chitarra e per finire proprio lui…alle tastiere Douglas Docker. Il progetto da quest’ultimo voluto sembrava un giocattolo in grande espansione. Gli inizi a Los Angeles nel ’92 con il nome di “Video Killers”, cover -band con l’intento di riprodurre le sonorità tipiche degli anni ’70-’80. Far rivivere una generazione, quella dei Rockets, dei Buggles. Canzoni come Galactica. Grande idea, sicuramente molto avanti rispetto anche alle aspettative della gente. 
Poi tra il ’95 ed il ’96 lo sbarco in Italia e la nascita dei Night Fever.
Allora la domanda penso venga a tutti spontanea. Cosa si insinuò nella band di Douglas? Quale virus maligno? O meglio perché da leader divenne quasi “uno di troppo”? Perché dovette abbandonare il progetto? Il motivo, davanti ad una buona birra c’è lo spiegò proprio lui:
Avevamo due diverse vedute. Credo che ad alcuni componenti dei Night Fever mancassero ancora determinate esperienze che al contrario io avevo già fatto. Diverse erano anche determinate esigenze. Una forse poca professionalità, che si manifestava in molte situazioni. Dalle tournée, ai pezzi da eseguire, fino ai costumi”.

Un discorso quindi sia di vedute musicali che di vera e propria convivenza: Non avevamo molto dialogo. Una specie di separazione tra gli “americani” e gli “italiani”. Quasi come se ci fossero due fazioni“. Il tutto portò ad una scissione in due della band. Da una parte i Disco Inferno con Bruno, Pretto, Gambino, ecc. Dall’altra con una formazione totalmente nuova, Douglas, con la sua Mio, tre ragazze svedesi ed una grande voglia di emergere. Le strade dei due neo gruppi avanzavano in parallelo. Due progetti distinti con ormai una grande rivalità.
Nonostante la frazione con i vecchi soci tutto andava per il meglio per la Band del duo Douglas-Mio. Date anche fuori dall’Italia e ottimo successo. Purtroppo tutta la vicenda aveva segnato Douglas che si ritrovò a fare i conti con un nemico-interno che poi lo portò ad allontanarsi dal suo grande amore …la musica.
Più o meno in quel periodo un altro brutto episodio andò ad intaccare la voglia di esprimersi di D.D. Il suo ultimo lavoro discografico, registrato nel ’96 presso gli studi di Macerata, facente parte del progetto “Area 51”, dal titolo “In the desert”, non fu assolutamente capito.
Il lavoro ebbe la sfortuna di uscire in un periodo di transizione. Un passaggio generazionale dove il revival di certe sonorità tipiche dei bei ’80 era ancora prematuro. Lo stesso Douglas quella sera ci disse:
Feci sentire il mio lavoro a tutti coloro che stimavo. Nessuno fu capace di dire cose incoraggianti o a trovare qualche lato positivo. Per tutti era freddo. Mi dissero che quello era il periodo del rock moderno ed io andavo a ripescare e produrre una cosa…”Molto anni ’80″…con la più negativa delle accezioni“.


Douglas provò a portare il suo lavoro sia alle case discografiche piccole sia quelle grandi. Entrambe trovarono il lavoro diciamo “fuori tema” rispetto ai voleri della massa del tempo. In pratica il mercato in quegli anni chiedeva altro. Questione di poco…giusto due o tre anni, e l’intuizione di Douglas sarebbe stata geniale.
Quasi sei anni sono passati dal quel periodo così sfortunato per il nostro Douglas. Ora molte cose sono cambiate e sembra che il riavvicinamento alla musica “da palcoscenico” non sia così lontano.
Ora vive in Thailandia, e come lavoro insegna inglese. La riappacificazione con i Disco Inferno via e-mail è stato, tra i tanti, uno dei segni che ha permesso la sua risalita personale e professionale. La musica non poteva smettere di pulsare nelle sue vene. Il richiamo era troppo forte. Gli studi che sta ultimando presso la Sorbonne di Parigi in Musicologia ne sono un ulteriore segno.
Esiste già un progetto di ritorno in grande stile. Un nuovo disco. Un nuovo genere:
In stile Dream Theater. Con cori Gregoriani, qualche spunto classico…vi immaginate un coro di trenta persone in Tahilandia? Troppo forte…il problema è però sempre il solito. Trovare i fondi…“.
Le birre ormai erano finite. Il tempo di fare due foto e già eravamo alle macchine. Saluti di rito e la promessa di farsi sentire ancora spesso sulle vie di Groovin.
Gran personaggio questo Douglas. Un po’ sfortunato e forse non sempre deciso sulla via da intraprendere, ma ripeto, un gran personaggio dalla grande sensibilità ed intelligenza. L’augurio e di vederlo al più presto su un palco qui in Italia, per esprimere ancora le sue eccezionali ed innovative idee.

nik


ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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