NEW MIND DISORDER – Jambalaya 37

Il 31 marzo è stato rilasciato sulle principali piattaforme di streaming il nuovo EP dei Jambalaya 37 dal titolo “New mind disorder”. Il mini album rappresenta il secondo capitolo di una trilogia iniziata con il precedente “New mind order”, pubblicato verso la fine dello scorso anno, che dovrebbe completarsi prossimamente con un terzo episodio di cui ancora non conosciamo i dettagli. I due lavori sono accomunati non soltanto dal titolo simile, o dallo stesso numero di tracce, cinque, ma anche dai contenuti artistici. Entrambi infatti includono registrazioni tratte dal medesimo live, un concerto tenutosi nell’estate del 2018 negli spazi dell’Ecomuseo Feltrificio Crumiere di Villar Pellice.

Le similitudini tra i due lavori sembrano però finire qua. I due EP infatti risultano molto diversi tra loro grazie a una scelta produttiva che ha voluto scindere in modo piuttosto netto le due anime della band. “New mind order” e la sua scaletta completamente strumentale ne sottolineavano il lato jazz, seppur filtrato da componenti funk ed acid e da sonorità che strizzavano l’occhio all’elettronica. Nel “nuovo disordine mentale” invece, seppur accompagnata da un suono che si riconnette senza discontinuità al percorso creativo intrapreso negli anni dai Jambalaya 37, si riafferma la forma-canzone, già frequentata in alcune composizioni del passato ma totalmente assente nel precedente lavoro. Questa tendenza riavvicina lo stile dei Jambalaya 37 a personali forme di Nu Soul. Va detto che rispetto ai mostri sacri del genere – penso a un John Legend, tanto per fare un nome – permane il mood generale di tipo jazzistico che è l’origine primaria della musica del quartetto, ma gli elementi specifici che rimandano al linguaggio di genere restano relegati quasi esclusivamente ai momenti solistici e a sporadici inserti strumentali come ad esempio lo special di “Bubbles”. O al limite al brano “Song number five”, dove la linea vocale è una sorta di scat, sorretta da un impianto relativamente distante dalle forme del pop. In generale infatti le strutture si semplificano. L’ascolto si fa più facile, le melodie e gli accostamenti armonici sono tendenzialmente più comuni. A tratti, la musica dei Jambalaya acquisisce un incedere ritmico quasi dance. Il tutto risulta quindi complessivamente molto più radiofonico, sebbene gli arrangiamenti, sempre molto raffinati, rimandino più allo stile Montecarlo Nights che non ai palinsesti dei network commerciali. Infine una menzione speciale la riserviamo alle sorprendenti doti vocali di Dario Balmas che la presenza del cantato ci permette di apprezzare pienamente. Le coloriture black delle sue interpretazioni si adattano perfettamente al genere ed evidenziano ulteriormente le sue notevoli qualità da polistrumentista: bassista dal grande groove in grado di trasferire live lo stesso “tiro” alle ritmiche di chitarra, ma anche trombettista e cantante di buon livello.

“New mind disorder” dunque porta avanti con coerenza il discorso musicale dei Jambalaya 37, fatto di contaminazioni tra il linguaggio specifico del jazz e le forme del pop e dell’R’n’B. Ma lo fa mettendo una cesura nei confronti della precedente produzione, in cui era il primo a essere in evidenza, raccogliendo i pezzi stilisticamente più vicini alle seconde. Questo permette alla band di poter arricchire la discografia con una certa eterogeneità che riduce al minimo la ridondanza sonora facilmente riscontrabile in molti artisti, portando in primo piano il proprio eclettismo.

Nell’attesa di scoprire quale nuova strada percorrerà il terzo episodio della serie, da “New mind disorder” – che per ora non trovate su supporto fisico, ma solo in ascolto sulle principali piattaforme on line – vi proponiamo “Bubbles”, la nostra traccia preferita, forse quella che meglio riesce a racchiudere tutti i caratteri specifici dei Jambalaya così come emergono da questa ultima fatica discografica: gusto sanguigno per il funk, raffinatezza negli arrangiamenti, tecnica strumentale, e anche un pizzico di divertimento e leggerezza che non guasta.

Buon ascolto.

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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