Breakfast With Nik 2002: intervista a Madaski

Della nostra storica rubrica “Breakfast with Nik” vi abbiamo già parlato. Ospitava una serie di interventi di stampo narrativo in cui Nik impersonava un losco figuro, ingaggiato da una qualche eminenza grigia per cercare i migliori musicisti di zona e formare la migliore band possibile. Naturalmente questo era il pretesto per accaparrarsi interviste interessanti, ma ciò che rendeva diverso lo stile di questi articoli era l’atmosfera da romanzo noir che ancora oggi offre letture interessanti e coinvolgenti. Nel 2002, in occasione dell’edizione del festival Rourestock di quell’anno, lo staff di Groovin’ incontro niente meno che Madaski che ci raccontò qualcosa del suo momento musicale di allora e che Nik traspose con il suo personalissimo stile in una delle puntate della saga. Buona lettura.

Ones


Certo, certo che te ne offro una…anzi, se vuoi ti regalo il pacchetto, tanto io voglio smettere!“. Et voilà, ecco servita una bella palla tanto per incominciare il rapporto. Penso che ormai, almeno una volta nella vita, avrò detto ad ogni persona che conosco che avevo smesso di fumare, forse solo per il piacere di sentirmi dire: “Bravo, tu si che sei uno forte. Ma come hai fatto.” In realtà nemmeno per l’anticamera del cervello mi è mai passata l’idea di smettere. Troppo tiro mi dà il fumare. Come in INDIPENDENCE DAY, gli alieni hanno il loro scudo protettivo a difesa delle navicelle, così io avevo il rituale del fumare. Quanto mi sentivo duro con la cicca. Così cominciammo la nostra intervista ed io mi ritrovai costretto a scroccare una mia sigaretta a MADASKI, e poi un’altra, ed un’altra ancora… che verme che sono!


Ero ormai lì con lui, ed i miei propositi di fuga erano svaniti. Forse il Mada, comprese dal nostro quanto meno anomalo incontro, che ero un po’ in difficoltà psicologica. Non sapeva cosa volessi di preciso da lui, fatto sta che l’intervista cominciò a parti invertite…”Allora Nik, hai mai sentito la mia musica, hai mai visto un mio concerto, hai mai comprato un mio disco?“…Risposi sempre nello stesso modo: “No!”.
Temevo che mi avrebbe cacciato subito via, invece si dimostrò assai disponibile e cominciò di sua sponte ad elencarmi tutti i suoi lavori principali.
Allora caro Nik, il mio primo lavoro da solista risale al 1994 ed è “MONSU’ DUB”. Poi nel 1996 è uscito DISTORTA DIAGNOSTICA, un concept album basato sulla distorsione digitale, che affronta il periodo più difficile della mia vita, cioè quello in cui dovetti affrontare una grave malattia. Le atmosfere sono molto dure e la canzoni sono volutamente sconvolgenti. Il mio terzo lavoro fu “DA SHIT IS SERIOUS”, fu l’ultimo album in coppia con la POLYGRAM ITALIA. Molti ospiti parteciparono a questo lavoro. Su tutti GIULIANO PALMA.Dopo tre anni dedicati agli AFRICA con “VIBRA” e “20”, un disco in onore a BOB MARLEY in occasione dei vent’anni dalla sua scomparsa, sono tornato proprio adesso a far uscire la mia creatività con “DANCE OR DIE”, un album che contiene 9 pezzi inediti più due cover (Quiet Man degli ULTRAVOX e Oblivious dei Monuments). Questo ultimo lavoro ha come scopo quello di essere la logica conseguenza di DISTORTA DIAGNOSTICA, riprendendo quelle atmosfere ostiche e dure, ma con brani più fruibili ed immediati“.


Man mano che l’intervista proseguiva, riuscii a far capire a Madaski che non ero del tutto uno sprovveduto, e che in realtà mi ero documentato discretamente bene su di lui. Presi coraggio e cominciai finalmente ad essere io a chiedergli delle cose. Subito volli sapere qualcosa di più sul suo impegno con gli AFRICA. Fu felice di rispondere a domande su quello che considera essere uno dei suoi progetti meglio riusciti. “Vedi Nik, gli Africa arrivano da due anni infarciti da 150 date in tutta Italia. Consultandoci alla fine del 2001 abbiamo concordato insieme che era venuto il momento di fermarci per un periodo per cercare di risvegliare la nostra creatività, un po’ messa da parte dagli impegni live. Forte era anche il bisogno di sviluppare i propri progetti individuali, che l’impegno Africa non permetteva di portare avanti (BUNNA, ad esempio ha già pronta una collaborazione con i Bluebeaters). Per tutti i fans degli Africa, mi sento però di poter già confessare che insieme a Bunna siamo già al lavoro per il nuovo album, che potrebbe uscire in aprile del prossimo anno“. A quel punto mi sembrò ovvio chiedere quando avremmo potuto riascoltare dal vivo gli Africa in concerto, e lui fu molto preciso nel rispondere che “Dall’estate 2003, dopo tutto il 2002 di lavoro in studio e di riposo gli Africa partiranno con una tournèe italiana, e assolutamente non europea, a differenza della stagione live ’93/’94, quando si poterono toccare anche dei paesi Europei come la Germania. Ora la sigla alla quale ci appoggiamo, la UNIVERSAL, tiene più presente il mercato italiano a dispetto di quello estero“.


Ma Madaski non è solo questo. Molto intensa è la sua attività di REMIXER, ed al suo attivo può contare delle collaborazioni assolutamente di spicco. “Cosa mi puoi raccontare di queste tue esperienze Mada?”, gli chiesi cercando di capire se potevo andare avanti o se il tutto cominciava a pesargli. Ma lui a cascata cominciò a raccontare: “Vedi, e aprì la terza birra da quando ci eravamo seduti, io sono un musicista inserito nel nuovo millennio, dove ad una tecnica musicale deve per forza essere affiancata una precisa conoscenza delle possibilità che la tecnologia computeristica ti può offrire per lo sviluppo dei suoni, per la creatività e molto altro. Certo che la capacità prettamente musicale ti può venire utile per le improvvisazioni, per creare uno stile particolare. I miei studi classici mi sono spesso tornati utili, ma non sono assolutamente alla base dei miei lavori. Io creo con l’elettronica, con la tecnologia. Per quanto riguarda le miei collaborazioni a livello di remixer, beh, devo dire che in assoluto preferisco lavorare a distanza. E’ l’artista che richiederà il mio apporto e che mi invierà il materiale su cui intervenire. Non è mai successo che io chieda di collaborare con qualcuno, perché deve essere l’artista interessato al mio stile e non viceversa. In genere tendo a concentrare le mie esperienze in un determinato periodo della mia vita e non a mischiare diverse attività. Con alcuni artisti quali Battiato e la Ruggiero, devo dire che la collaborazione è andata oltre il semplice lavoro. Siamo riusciti ad entrare in una certa sintonia che con altri invece non è nata“.


Sentendolo parlare di elettronica e suoni campionati, subito fui incuriosito di sapere quale fosse la sua idea sui TOO TIKI, una delle realtà più in voga nel panorama musicale pinerolese. Lui rispose di essere interessato dai loro lavori, a conferma della bontà del vivaio provinciale, spesso snobbato, ma volle anche sottolineare come secondo lui dovevano cercare di slegarsi un po’ dalla costante assonanza con lo stile di BJORK. Sì a un modello, ma non emulazione. Allora chiesi al Mada se si sentiva più un solista o più un produttore e lui fu ancora una volta molto chiaro: “Il mio legame con gli AFRICA è sempre solidissimo. Loro sono una mia certezza, solo che a volte ho bisogno di esprimere la mia creatività in modo più libero, cosa che non posso fare quando sono ingabbiato dalla rigidità del REGGAE. Se vogliamo perciò la mia attività da solista compensa un po’ a quelli che sono i paletti che mi trovo costretto a rispettare nella produzione degli Africa. Soprattutto ora che, dopo aver fatto due dischi con la POLYGRAM, sono seguito dalla V2, mi trovo molto più libero nell’esprimere ciò che sento. Ma questo stato di libertà devo dire anche con orgoglio, l’ho ottenuto grazie ad anni di duro lavoro di gavetta, svolto in modo valido“.


Sentivo di star facendo un buon lavoro, scroccai un’altra mia sigaretta, l’accesi e ripresi con le domande: “Cosa puoi dirmi dell’esperienza di SAN REMO del ’99?”
Vedi amico, quel palco è una grandissima ribalta. A me piacque molto per il ruolo che avevo, prettamente tecnico. Mi gustai appieno le sensazioni di quel palco senza correre il rischio di venir linciato. San Remo bisogna poterlo e saperlo sfruttare nel modo giusto, per la grande esposizione che può offrirti. ELIO e le STORIE TESE, e i SUBSONICA furono capaci di prendere tutto il buono da quell’esperienza. Io ci tornerei, solamente se fossi libero di poter portare la mia musica e la mia creatività senza limiti. Ma questo è possibile?
Beh ,caro Mada, se lo chiedi a me stai fresco che ti do una risposta valida.

Stavo per andarmene, già gli avevo stretto la mano quando mi venne in mente una cosa che veramente volevo sapere: “Madaski, cosa significa?” Si fece una grossa risata, fece un sorso e cominciò divertito: “La colpa e dei Persiana Jones. Eravamo in studio, forse era il 1993, e stavamo lavorando sul remix di un loro pezzo in chiave dance. Non ricordo con precisione il fatto, comunque Madaski è l’anagramma di ADAMSKI, un musicista sperimentatore, che faceva dance elettronica alla fine degli anni ottanta. Subito fui FRANK THOMAS MADASKI, in seguito rimase solo l’anagramma ed ora sono dieci anni che mi porto dietro con piacere questo nome d’arte“. 


Salutai Madaski molto felice di essere caduto circa due ore prima su quel ciottolo… accidenti, il cellulare… Chi può essere? No, proprio adesso non può chiamarmi…

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Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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