“In tempo reale”, il reggae sinfonico di Africa Unite-Architorti

Quando una band con alle spalle una carriera quasi quarantennale come gli Africa Unite e un ensemble classico come gli Architorti, anch’essi con un curriculum impressionante, si mettono insieme per un nuovo album, il risultato non può che essere un prodotto di altissimo livello. Non abbiamo la pretesa di fare una recensione a un lavoro di cui hanno già parlato i principali media nazionali, e che sicuramente molti di voi hanno già ascoltato, con la possibilità quindi di formulare autonomamente un giudizio in merito. Ma non possiamo nemmeno rimanere indifferenti visto che gli Africa rimangono a oggi il gruppo di origine pinerolese di maggior successo di sempre, punto di riferimento per gli amanti del reggae di tutta la nostra Penisola.

Gli Africa sono da sempre formazione divisiva soprattutto qui “in patria”. I giudizi si sono sempre divisi tra chi è stato fortemente influenzato dal loro indirizzo artistico, e che ha subito il fascino della loro affermazione, al punto di trasformare il Pinerolese in una sorta di culla italiana del levare giamaicano, e chi invece ha finito per odiare l’ascendente di Bunna e soci sulle generazioni di giovani musicisti locali che per seguire quelle orme hanno finito per impoverire l’eterogeneità delle strade espressive percorribili. In mezzo a questa sterile diatriba si staglia il loro nuovo album con il quale vengono superati i campanilismi di genere grazie anche a una virata stilistica frutto della loro incessante ricerca musicale che qui tocca vette espressive di rara bellezza. Se vi aspettate un album reggae o, per dirla alla Wikipedia, rocksteady, rimarrete delusi. C’è una rinuncia pressoché totale alla sezione ritmica tradizionale e questo offre l’assist per una revisione dei canoni che sono da sempre il linguaggio specifico della band. Il levare è appena accennato e anche l’ossessione dub che caratterizza la seconda metà della carriera degli Africa qui è appena abbozzata in un paio di punti come una sorta di “firma”, tanto per ricordare che dietro al disco c’è anche e soprattutto Madaski. I testi sono suoi, e ovviamente anche tutta la parte produttiva e il mixaggio. Ma all’esterno il suo marchio appare poco perché ad emergere sono gli splendidi arrangiamenti di archi realizzati da Marco Robino e Marco Gentile. I quali, va detto, hanno anche eseguito ogni singola parte della tessitura orchestrale – tranne i contrabbassi suonati da Paolo Grappeggia e Matteo Giai – riuscendo nell’intento di offrire un’atmosfera sinfonica, superando le difficoltà produttive che registrare un’intera orchestra avrebbe comportato. Degli Africa che conoscevamo permane l’inconfondibile timbro vocale di Bunna, il cui mutamento tradisce lievemente il passare degli anni ma che non ha perso in personalità, e il particolare stile di scrittura, sempre ben piantato nella sociologia del presente ma che non allenta mai il proprio livello poetico. Se è vero che di reggae rimane poco, è altrettanto indiscutibile che resta intatta la vitalità dei tratti distintivi degli Africa Unite, i quali, ancora una volta, sanno esplorare strade nuove, senza compromessi, rimanendo fedeli a se stessi.

Il disco è scaricabile gratuitamente dal sito della band all’indirizzo https://www.africaunite.com/download, oltre che ascoltabile sulle principali piattaforme di streaming. Precisiamo che esiste anche una versione su supporto fisico, in edizione limitata, con alcune bonus track che non trovate altrimenti. Ad anticipare l’uscita dell’album, la settimana scorsa è uscito il singolo “NIN – Nuove intrusioni notevoli”, accompagnato dal videoclip che vi proponiamo di seguito.

Buon ascolto.

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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