3 POP – Marco Varvello Trio

Ormai da decenni il jazz è all’incessante ricerca di nuove identità. Dopo gli anni d’oro dello swing, delle grandi orchestre, del be-bop, a partire dalla seconda metà del secolo scorso i musicisti dediti al genere hanno cercato l’innovazione del loro linguaggio attraverso l’unica strada possibile, quella della contaminazione. Le sonorità e le strutture del pop e del rock sono state così terreno fertile per le sperimentazioni che, nella convergenza tra forme, hanno portato a risultati talvolta sorprendenti. L’esito di questa ricerca – che, detto per inciso, è una caratteristica che tocca tutte le forme musicali contemporanee – è l’abbattimento delle barriere preconcette e la nascita di un universo artistico in cui è spesso difficile operare precise catalogazioni. Tra le tante direzioni battute da questa vocazione alle commistioni che sta permeando il mondo del jazz, ce n’è una che ha abbracciato la tendenza alla semplificazione delle strutture e della costruzione melodica, approssimandosi in modo netto al mondo pop. Questo ha reso più fruibile un’arte che spesso si è dimostrata anche un po’ narcisistica, al limite dell’autoreferenziale, permettendole di allargare la schiera di destinatari del proprio messaggio attraverso linguaggi di più facile decodifica.

Sembra essere proprio questa la rotta seguita da Marco Varvello e dal suo Trio nell’ultimo album uscito il 1 giugno scorso. Anche senza una specifica ammissione dell’autore, non era difficile dare un significato preciso al titolo dell’EP, “3 PoP”, che rimanda, proprio come una sorta di manifesto programmatico, al numero dei musicisti dell’ensemble e all’indirizzo stilistico delle composizioni. L’interpretazione rimane valida a maggior ragione se è lo stesso Varvello a offrirci questa chiave di lettura: un modo di lavorare affine ai compositori di musica per film, filtrata da un’ispirazione che unisce il suono e il setup tipicamente jazz con la facilità di ascolto offerta dalle strutture pop. L’EP consta di cinque brani strumentali, tre originali più la reinterpretazione di “Norwegian Wood” dei Beatles, e “Softly”, arrangiamento di Matteo Piras del brano “Softly, as in a Morning Sunrise” della coppia Romberg / Hammerstein. Le improvvisazioni sono ridotte all’osso, o comunque rifuggono i modi tipici del jazz, e la costruzione segue le lezioni del minimalismo che come abbiamo già avuto modo di notare in altre occasioni, è sempre più fonte di ispirazione per gli autori contemporanei. Il drumming alterna stili più tradizionali, come il 5/4 del brano di apertura “Your thin shadow”, ad altri più orientati al nu jazz, come l’incedere di “Softly”, che quasi trasforma lo standard in un brano funk, metamorfosi che non si compie appieno solo per la presenza timbrica del pianoforte, vero punto di equilibrio tra classico e moderno.

Le atmosfere che emergono da questa mezzoretta di musica rimandano dunque a un universo molto easy listening. Il termine va ovviamente letto nella sua accezione più positiva. La raffinatezza di esecuzione rimane infatti sempre di alto livello, anzi il pregio principale di questo lavoro è proprio la capacità di conciliare due mondi apparentemente agli antipodi come quelli di riferimento senza che ne risenta la profondità compositiva. Il minimalismo di cui sopra è proprio l’impulso espressivo principale che porta a scremare il prodotto finito dagli orpelli superflui, riducendolo alle strutture elementari, enfatizzando le atmosfere evocative e le emozioni contro la tecnica fine a se stessa e gli arzigogoli avanguardisti. D’altronde Varvello è un musicista poliedrico, protagonista negli ultimi vent’anni della scena pinerolese, capace di confrontarsi con le specificità di diversi strumenti musicali – ancorché il pianoforte mantenga un ruolo prioritario – e di molteplici cerchie espressive. Leggere il suo curriculum formativo è impressionante, ma è proprio questa la sua forza. Aver frequentato senza soluzione di continuità ambiti come quello classico, quello della produzione pop contemporanea, quello della scena rock alternativa, gli ha sicuramente permesso di avere un’apertura mentale non comune che poi si riscontra anche tra le pieghe dei suoi lavori da autore, affrontati senza pregiudizi di sorta.

Il Marco Varvello Trio è completato da Matteo Piras al basso e da Edoardo Luparello alla batteria. Il disco è stato mixato da Umberto Cerutti, alias “Balistica”, una vecchia conoscenza del mondo musicale pinerolese, già chitarrista, tra gli altri, di Affittasi Cantina e Wah Companion. Il mastering è stato invece eseguito dallo stesso Varvello per la Noise Ark Records, chiudendo il cerchio di un’autoproduzione che ruota quasi interamente attorno alle pulsioni creative del pianista pinerolese. Le cinque tracce dell’Extended Playing le potete ascoltare e/o acquistare su Bandcamp, Spotify e iTunes.

Di seguito vi proponiamo la versione dell’album del singolo “Sea at night”, ricordandovi che del medesimo brano esiste una single edit in cui è ospitata anche la tromba di Fulvio Chiara, uno tra gli esponenti di maggior spicco della scena jazz torinese. Questa versione ve l’abbiamo presentata sulla nostra playlist di Spotify che potete trovare qui: https://groovin2019.home.blog/2019/06/01/groovin-spotify-maggio-2019/.

Buon ascolto!

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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