Sospesi tra punk e metal, la storia dei Pigs Killer raccontata da un protagonista

“L’assalto del tempo”, in questi primi mesi di vita ha rivisitato la storia di band assolutamente diverse tra loro ma tutte storicamente degne della massima considerazione. In questo contesto, non poteva mancare un’intrusione nella storia di una band particolare per il pinerolese: i Pigs Killer, gruppo, come dice il titolo, in bilico tra attitudine hardcore e “tentazioni“ metal. Nel corso degli anni , la formazione della band mutò più volte. Quella che registrò il demo “Far from noiseland”, nel 1993, era la seguente:


Marcello Viotto: chitarra solista e cori
Massimo Ighina: chitarra ritmica e cori
Manolo Ronzino: batteria
Ezio Portis: basso
Giancarlo Busso: voce


Intervistare Manolo Ronzino, fondatore del gruppo e personaggio centrale della”nostra” scena mi coinvolge a livello personale, innanzitutto perché è un amico, poi perché in seguito abbiamo vissuto insieme l’avventura dei Delinkuere di cui si è già parlato in questa sede e, in ultimo, perché ho fatto parte anche io, per un breve periodo, prima del loro scioglimento, dei Pigs Killer medesimi.


Vuoi spiegare brevemente come nacquero i Pigs Killer e quali furono gli eventi salienti della loro storia (concerti, incisioni, aneddoti, ecc.)?

Premessa: raccontare cinque/sei anni di vita di un gruppo musicale che trascorreva in amicizia anche parecchio tempo al di fuori della sala prove, non è facile e non è liquidabile in modo sintetico; anche perché per molti che come me hanno attraversato quel periodo, a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90, mettere in piedi una band seria e originale non era soltanto un hobby modaiolo e transitorio, ma una scelta, spinta dalla passione per la musica e non solo, una necessità, una missione …per conto di chi non è dato a sapersi, mica eravamo i Blues Brothers!
Fatti, luoghi e personaggi sono liberamente citati e assolutamente reali. Non credo che tra questi ci sia qualcuno che possa prenderla a male. I Pigs Killer nascono tra i banchi di scuola sostanzialmente e un poco più fuori, con l’idea di emulare le grandi band metal-trash-core dell’epoca, tra il 1988 e il 1989; il nome viene dal film fanta visionario di serie A2 “Mad Max oltre la sfera del tuono” in cui compare un assassino di suini messo alla gogna, poiché dal loro sterco si ricava il metano per l’enorme centrale elettrica che garantiva la sopravvivenza della città. Comunque ricorre proprio in questi giorni il trentennale della loro prima e chiassosa esibizione al Liceo scientifico di Pinerolo per il concerto di fine anno: 15 minuti di “furia” trash core punk strumentale, in una formazione a tre che non si esibirà mai più insieme. Tra l’estasi di alcuni (in effetti non si era ancora vista all’interno del circuito scolastico pinerolese una band del genere, anche se al di fuori esistevano già gruppi hardcore come ad esempio i Makhnovcina) e l’obbrobrio di altri, insomma nel bene e nel male ci facemmo conoscere e ben presto venimmo contattati, io batterista che si era approcciato da poco allo strumento vero e proprio e Massimo alla chitarra, da altri elementi interessati al genere e quindi ripetemmo l’esibizione un anno dopo con una più compiuta formazione a cinque che comprendeva i fratelli Bianco (uno dei due, Miky, è oggi uno stimato professionista della chitarra) ed Eros Giustetto alla voce, che in molti ricorderanno poi come cantante di altre metal band pinerolesi. Il secondo concerto fu chiaramente “epico”: auditorium gremito di sera all’inverosimile, qualche pezzo nostro e qualche cover e (parte qui l’aneddoto) successiva esibizione della Max Oil Band, formazione locale con una storia che arriva fino ai giorni nostri, interrotta causa tafferugli sotto il palco ad opera di un misto di astanti bellicosi tra polacchi gemellati con la mia classe e tamarri locali dei palazzi vicini. Anche questa formazione durò solo un altro concerto e con l’ingresso di Marcello all’altra chitarra, nella primavera-estate del ’90, quella delle notti magiche, e di un altro bassista che si spacciava come fonico del CSA Murazzi (e in effetti qualche volta lo era per davvero il buon Claudio
Dequal) sempre con Eros alla voce, iniziammo ad esibirci in alcuni noti festival locali come il mitico Salza Music, nonché ai Murazzi. Pensa che una sera avremmo dovuto suonare con gli Exploited, al CSA, leggendaria punk band inglese che un po’ tutti avevamo nel cuore, ma le cronache narrano di imprevisti insormontabili nella partenza del loro tour e quindi non vennero. La seconda volta ai Murazzi fu in contemporanea con il concerto dei Rolling Stones a Torino: c’erano gli affezionati e non si presentò nemmeno il gruppo che doveva suonare con noi, composto da pinerolesi, evidentemente grandi fans degli Stones. L’arrivo di Marcello portò innovazione, tecnica e più fantasia, ma i problemi di formazione erano all’ordine del giorno: ciao bassista; reclutammo quindi l’ottimo Ezio Portis. Poco tempo dopo, nel 1992, anche Eros lasciò il gruppo. La penuria di cantanti sul territorio, veri e non improvvisati performer, era uno dei maggiori problemi dell’epoca, così come quella di musicisti avvezzi ai nostri generi a dirla tutta, tanto che pensammo seriamente di diventare un gruppo strumentale di tre-quattro elementi. Avevamo i brani, lunghi e articolati alcuni e altri più immediati, tre o quattro senza linea vocale. Genere non proprio classificabile, viste le molteplici influenze di ognuno di noi. Insomma la cosa ci fermò per un po’, fino a quando decidemmo di far entrare in formazione Giancarlo Busso, con l’intenzione anche di registrare un demo che ci permettesse di fare qualche concerto dal “valore artistico” più pregnante e farci uscire dalla provincia.
Inizia così una seconda storia, forse fatta di entusiasmi diversi da quelli “giovanili” precedenti. Personalmente, stanco di restare chiuso in sala prove, iniziai a suonare a tempo pieno anche con i Cracsi Acidi di Andrea Pomini, Andy Rivieni e Simone “Soda” che abbandonata la drum machine volevano giustamente spargere la malattia del loro punk hc combat in italiano in ogni dove (aspetto su questi schermi anche la loro storia, mi piacerebbe). Questo non influenzò il percorso dei Pigs. Il demo vide la luce finalmente dopo mesi di prove, anche faticose: “Far from noiseland” cassetta di 5 pezzi registrati e mixati in una sola giornata agli Inna Spliff a Dada Studio di Madaski da Max Casacci, fondatore e chitarrista dei Subsonica, all’epoca fonico e chitarrista degli Africa Unite. La registrazione non è priva di sbavature, poiché visti i tempi ridotti batteria, basso e chitarra ritmica viaggiavano su un canale unico e insieme; i brani sono quasi tutti a “buona la prima”. Finalmente avevamo qualcosa da far ascoltare, ma presagi funesti già si erano abbattuti sulle sorti dei Pigs: avevamo ben presente che terminati i live estivi, il nostro bassista ci avrebbe lasciati, causa divergenze artistiche (frase di rito che si scrive sempre e che può essere interpretata in mille modi). Non ci scomponemmo più di tanto e rinunciammo quasi subito all’idea di un nuovo elemento, anche perché non vedevamo intorno “l’uomo giusto” per attitudine. Mercato chiuso quindi. Seppur fiaccati dagli eventi, ma ben lungi dal ritiro, risolvemmo tutto in casa: Massimo si offrì quasi spontaneamente di passare al basso, modificammo l’intero repertorio ad hoc e ci ripresentammo con un suono ovviamente diverso rispetto a quello immortalato nel demo pochi mesi prima. Inutile dire che di lì a poco iniziarono nuovi problemi, questa volta con il cantante, ma come alfieri imperterriti trascorremmo quasi tutto il 1994 esibendoci una volta senza (non si presentò) e talvolta con, sopperendo sempre in modo interno e aziendale, cioè con le nostre voci (cioè quelle di Massimo e Marcello, io urlacchiavo qualcosa da dietro la batteria, ma fu già lo stesso Casacci in sede di registrazione dei cori del demo a stroncare definitivamente ogni mia velleità canora, allontanandomi di peso dai microfoni dopo aver udito abbastanza “Meglio se stai seduto dietro la batteria”) .Questo fino a quando restammo solo in tre per non aver appianato le solite divergenze e per di più senza sala prove: il circolo Beloit di via Cacherano, sede storica della band, ci diede il benservito qualche tempo prima. Noi stessi ci rendevamo conto che non potevamo continuare a suonare lì, mentre fuori impazzavano tornei di bocce di livello provinciale che attiravano seri professionisti dalle campagne circostanti. Quando penso a quel locale, delle dimensioni giuste per una saletta, 0 gradi in inverno, 35 d’estate ne sento ancora l’odore, o meglio il tanfo famigliare. Altro grande problema pinerolese erano le sale prove: o ne avevi una tua o ti arrangiavi. Per un po’ suonammo a casa del cantante, poi una sera dopo alcune discussioni, portai via la mia batteria; non avendo un posto dove piazzarla per quella notte e nemmeno un garage, dormii un po’ in macchina e un po’ alla finestra. Del resto era la mia fidanzata ufficiale e quindi non potevo abbandonarla. Il giorno seguente colto da illuminazione, mi ricordai della cantina vuota di mia nonna e lì la piazzai, in attesa di tempi migliori. Provammo per qualche tempo in tre al Boschetto di Nichelino, dove mi recavo anche con i Cracsi… pensate, era la soluzione più comoda.
I Pigs Killer comunque sono stati i primi in assoluto ad esibirsi allo Stranamore di Pinerolo, all’inaugurazione del locale per il pubblico nel febbraio 1994, seconda casa di parecchi rockers dell’epoca e perno del ritrovo pinerolese, almeno di quello interessato a certa musica, ma anche di quello non interessato, tra un brano hc-punk e una bestemmia a belotte (cito liberamente da un intervento scritto di Alberto Bassani, leader degli Affittasi Cantina, per un po’ funambolico barista del locale, nonché attento esegeta dei fatti avvenuti al suo interno).
Il demo intanto venne spedito ovunque, con la consapevolezza che nel giro di poco era tutto cambiato e non potevamo più essere la band rappresentata da quel nastro. Fu accolto bene dai fanzinari in generale e dalle riviste dell’epoca: Rockerilla, Metal Shock ad esempio. Qualcuno si dimostrò entusiasta, altri personaggi invece anche vicini alla scena locale lo liquidarono in fretta e furia, con poche parole e secondo me anche un po’ di superficialità.
Il resto della storia caro Guido Rossetti, intervistatore e curatore della rubrica di questo portale, la conosci anche tu e da qui inizia il conflitto d’interessi tra intervistatore ed intervistato ah ah ah! Essendo già amici di vecchia data e avendo condiviso parecchi palchi con i rispettivi gruppi, accettasti di buon grado di assumere il ruolo di primo e unico bassista, visto anche il fatto che come i migliori giocatori, potevi anche essere schierato in ruoli diversi come ad esempio primo o secondo cantante. Ci rimettemmo all’opera nella cantina gentilmente prestataci dalla famiglia Canu di Piscina e in poche prove riuscimmo a ridare un senso al repertorio, completando brani nuovi, anche cantati in lingua madre. L’obiettivo era presentarsi per l’occasione offertaci da Andrea Pomini che riuscì a organizzare un concerto dei Kina all’auditorium di Corso Piave a Pinerolo. Poter condividere il palco con una delle band di riferimento in Italia e in Europa dell’Hc punk era motivo di orgoglio per me e credo per tutti e un punto sia d’arrivo di un lungo percorso sia di una nuova ripartenza. Il concerto tecnicamente andò abbastanza bene, e ne riparlerò nella domanda prevedibile che mi farai sulla scena pinerolese dell’epoca, ma fu l’ultimo. Tre giorni dopo i Pigs Killer si sciolsero attorno ad un tavolo, mi vien da dire per divergenze artistiche, ma i motivi furono anche altri, più complessi, vari e non discutibili. Come hai già raccontato continuammo a suonare insieme nei Delinkuere; impiegammo il tempo di uno spostamento in macchina a realizzare che avevamo troppa voglia di suonare in un gruppo e proporre determinate idee.(confermo al 100% ,ndr…)

Secondo me eravate una formazione atipica nel panorama pinerolese dell’epoca. Musicalmente attingevate più al metal che al punk, direi. L’attitudine, invece, era un mix. Da un lato era anch’essa metal, da un altro era figlia dell’ influenza di centri sociali e case occupate. Ti ritrovi in questa descrizione ?

Direi di sì in generale. Eravamo un mix musicalmente molto eterogeneo in fatto di gusti e generi, con diversi insiemi comuni… e questo lo dimostra il demo. Probabilmente il tutto ci ha permesso di resistere anni in sala prove perché ci piaceva mescolare e sperimentare. Di fatto il punto comune era la voglia di proporre le varie tendenze e fonderle in brani non banali. Infatti non abbiamo mai suonato “cover” se non le due o tre di rito, almeno fino a quando non ci venne l’idea di proporne alcune stravolgendole del tutto (tipo Karma Chameleon dei Culture Club) ma qui andiamo oltre. Il mondo più vicino a noi era figlio dei centri sociali e delle case occupate: il do it yourself, chiaramente, il muoversi in contesti al di sopra o al di sotto degli schemi preconfezionati, la solidarietà con le tematiche tipiche della scena punk-hc, ma francamente la nostra attitudine non prevedeva integralismi forzati. Da questo punto di vista allora eravamo veramente anarchici e piuttosto atipici, e i testi parlavano anche di questo, conditi da un po’ di sano esistenzialismo. Non tutto è catalogabile per forza insomma e per fortuna anche. Certo che non avere obiettivi precisi o un amalgama di intenti è spesso deleterio per le band, al di là del fatto di condividere i capisaldi generali nello stile di vita e nella musica stessa.

Sei stato spesso (molto giustamente secondo me… ndr) critico verso la cosiddetta “scena”, non solo locale. A 25 anni di distanza quali sono le incoerenze e gli integralismi che della scena medesima ti facevano / fanno incazzare?

Il tempo delle critiche è finito. Abbiamo discusso a lungo e ragionato, ai tempi ci arrabbiavamo anche parecchio. Eravamo provincia e ci credevamo città (cito i Delinkuere). Adesso se possibile siamo ancora più provincia, parlando da pinerolese, nonostante “le magnifiche sorti e progressive” generali. Posso tranquillamente affermare che una “scena” a Pinerolo non c’è mai stata. Negli anni ’90 c’erano persone, entità, piuttosto indipendenti che ad un certo punto conversero per gran parte in quei 2/3 anni attorno allo Stranamore. C’erano tanti gruppi, soprattutto punk e metal (i “metal madness” all’auditorium furono più di uno) e non era difficile sentire un concerto una sera allo Stranamore, uno la sera dopo all’auditorium e/o in contemporanea in qualche altro locale. Si suonavano un po’ tutti i generi. Chi ha amato la musica e la ama ancora continua a suonare. Basta notare l’età media dei suonatori di oggi che 9 su 10 sono quelli di 30 anni fa. Gli altri hanno partecipato seguendo mode e masse. Solidarietà vera e propria a Pinerolo ne ho vista poca, e ad un certo punto, la gente ai concerti manco ci veniva più, a meno che non suonassero i Disco inferno o i Subsonica. Per fare un esempio e come scrisse amaramente Pomini: Kina e Pigs Killer all’auditorium, i primi grandissimi e apprezzatissimi in ogni dove, i secondi quantomeno conosciuti a livello locale e veterani della scena… in quanti eravamo? Discreta affluenza, ma nulla più, non erano presenti nemmeno coloro che avrebbero dovuto essere interessati. Figuriamoci, si doveva pagare 5000 lire (prezzo minimo per rientrare delle spese). Quell’evento segnò un po’ i tempi per un certo tipo di proposte a Pinerolo, salvo l’epopea dello Stranamore che ben presto si svuotò della marea di giovani esultanti per consolidarsi su una clientela più o meno fissa, più interessata allo svago in generale che alla musica (anzi, quella dava pure fastidio). Nel complesso però Pinerolo ha prodotto anche gran bella musica e qualcuno mi prende un po’ in giro, perché sarei di parte o quasi campanilista quando “farnetico” e affermo che alcune cose musicalmente parlando le ascolto tutt’ora e le annovero tra le migliori: dai primi Africa, attraversando il variegato universo underground degli anni 80-90 che stai scandagliando qui su Groovin’, fino ad arrivare ad alcune cose di Allione e Mella.


Avete in programma di digitalizzare il vostro ottimo demo del 1993? A mio parere ne varrebbe davvero la pena; era un nastro molto potente e ben suonato ed inoltre arricchirebbe questo percorso nella memoria della Pinerolo underground degli anni 80-90.

A dire il vero i pezzi su cd esistono già da molto tempo, quasi da 15 anni. Semplicemente riportati dal demo originale. Nessuna ristampa però. Quindi posso fornire copia del cd e per il resto fate vobis, mi piacerebbe averli in mp3. Non credo che reclameremo i diritti d’autore. Piuttosto si potrebbe pensare ad una compilation dei vari gruppi locali.

Domanda quasi “marzulliana”. Cosa cambieresti della vostra storia e perché?

Cogliendo l’occasione di questa intervista ne ho discusso recentemente con i miei (e poi tuoi) compagni d’avventura. In generale le cose sono andate seguendo il loro corso. Immagino però i Pigs Killer in un altro contesto, meno periferico e con la possibilità di confrontarsi maggiormente con altre realtà, anche solo quelle torinesi o di altre città e quindi con altri musicisti, perché alla fine a Pinerolo questo confronto mancava o era del tutto marginale e ognuno suonava per gli affari suoi. Purtroppo hai ben presente che i vari impegni che la vita ti piazza davanti tolgono spazio a quanto più ti piace e quindi ad un certo punto i tuoi sforzi sono dedicati ad altro. Cercare elementi con cui suonare, persone valide e affidabili, capaci anche (non eravamo dei manici come si suol dire, però…), provare, avere una sala prove ecc. il tutto richiedeva sacrifici e tempo …forse quella scena avremmo dovuto crearla noi, oppure cercarla meglio.


Grazie Manolo, anche questo esercizio di memoria storica è stato veramente un grande piacere. Sarebbe delittuoso lasciar cadere nel dimenticatoio la storia di band creative come quelle che popolavano la fauna underground di “quella” Pinerolo. Proprio per questo, anche l’intervista con i Pigs Killer è corredata di qualche file mp3 significativo e di qualche foto di questa ottima band.
Al prossimo salto all’indietro con “L’assalto del tempo”.

Un abbraccio virtuale a tutti i lettori.

Guido Ross

Underground Mind – Pigs Killer
Stenka Razin – Pigs Killer

4 thoughts on “Sospesi tra punk e metal, la storia dei Pigs Killer raccontata da un protagonista

  1. Grazie Groovin, grazie Guido.
    Inutile sottolineare la bontà e la bellezza dell’operazione “recupero” di una certa musica pinerolese, di fatti, avvenimenti, personaggi e amici. Evviva!

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