Carmilla: intervista con la vampira

I Carmilla sono stati una visual band in capo a Diego Di Chiara (qui ve ne abbiamo raccontato la storia https://groovin2019.home.blog/2019/07/29/diego-di-chiara-il-genio-egocentrico/) della quale hanno fatto parte, a vario titolo, moltissimi musicisti e performer pinerolesi. Nel 2004, in occasione della pubblicazione del loro primo e unico album, furono nostri ospiti per un’interessante intervista. Oltre a costituire un progetto sincretico più unico che raro per la nostra scena, a colpire l’immaginario fu soprattutto la scelta di pubblicare l’album interamente on line perché fosse scaricabile gratuitamente, scelta che allora risultò piuttosto originale e sicuramente avanti rispetto ai tempi.

Buona lettura…


Da www.groovin.it – 2004

Uno dei più accesi e coinvolgenti dibattiti degli ultimi anni intorno alle conseguenze socio-economiche dei recenti sviluppi dei nuovi media riguarda senz’altro il rapporto tra la musica ed Internet. La miccia di questa vera e propria bomba dialettica fu innescata dall’espansione a macchia d’olio, partita verso la fine degli anni 90 in concomitanza con la crescita esponenziale del successo di Internet, dei software per la condivisione dei file musicali attraverso il web (Napster, prima, Kazaa e WinMX oggi). Lo scontro verbale e giuridico avvenne tra due opposti schieramenti di pensiero. Da un lato chi, come le principali Majors mondiali e buona parte dei grandi nomi della musica, denunciava il download musicale dalla rete come una forma di pirateria contro cui combattere; dall’altra gli utenti della rete stessa e un gruppo minoritario di artisti che, forse in modo più lungimirante, difendevano il diritto di una pratica diventata ormai strumento indispensabile per conoscere e farsi conoscere, vista anche la difficoltosa accessibilità dei canali consueti come ad esempio i network radiofonici. E nemmeno gli scoordinati tentativi dei legislatori dei vari paesi di introdurre norme e sanzioni (una delle più recenti è certamente l’italianissima “legge Urbani”) sono serviti a tutelare i diritti rivendicati dall’una e dall’altra parte.

Sopra questa diatriba, e contemporaneamente ad essa, si sono però elevati alcuni artisti che hanno capito e sfruttato, seppur in modi talvolta quasi contradditori tra loro, le enormi potenzialità che uno strumento come Internet, facilmente accessibile e assolutamente economico rispetto alla stragrande maggioranza dei media, poteva offrire loro. Se tra i big del pop rock planetario possiamo ricordare ad esempio Prince che regala musica inedita agli iscritti del suo sito, i quali in modo esclusivo possono acquistare i suoi CD un anno prima che escano nei negozi di dischi, sono soprattutto i musicisti emergenti ad aver saputo trarre vantaggio dalla rete per arrivare al più alto numero possibile di potenziali fans.

I Carmilla, nati nel 2000 dalla mente di Diego Di Chiara, artista che lavora da anni a progetti anticonformisti e provocatori, sono proprio tra questi, con la particolarità che ad essere scaricabile gratuitamente dalla rete non è soltanto una piccola porzione del materiale di loro produzione ma addirittura un album intero, prima ancora che questo divenga disponibile all’acquisto sul mercato discografico. Una scelta decisamente originale che oggi può apparire piuttosto inconsueta e contro corrente ma che in un futuro prossimo potrebbe addirittura diventare la norma. “I Carmilla sono una band emergente – queste le motivazioni illustrateci dal gruppo – Ciò che dobbiamo fare prima di tutto è farci conoscere. Mi sembra stupido quindi fare i preziosi, almeno a questo livello dove è già tutto molto complicato. In Italia guadagnano con la vendita di dischi solo i Super Big, gli altri vivono sui concerti, che tra l’altro sono in crescita. Noi puntiamo a suonare live il più possibile e secondo noi il download libero ci aiuta in questo scopo”. Appare quindi più che evidente l’approccio assolutamente positivo della band in merito al dibattito musica/Internet sopra citato. “Internet è un grosso potenziale per l’autopromozione – ci viene ulteriormente precisato – peccato che pochissimi in Italia lo sfruttano adeguatamente. Le case discografiche accettano ancora solo cd per posta!!! Peccato anche che recentemente, col Decreto Urbani, si voglia dare una brutta spallata alla condivisione di file, che tra l’altro è uno dei pochi mezzi con i quali un artista emergente può sperare di essere ascoltato”.

Quello che per ora è soltanto un disco virtuale spazia attraverso le più varie espressioni della musica elettronica di oggi e di ieri (splendida, per ricostruzione quasi filologica di melodie, progressioni armoniche e suoni d’epoca, la citazione “anni 80” di Silver Tears), seguendo una tassonomia quasi surreale che amplifica l’originalità creativa e tende a frantumare ogni schema preconcetto legato alle nostre abitudini di ascolto. Il filo conduttore che emerge lungo le tracce di questo progetto, più che un punto di riferimento musicale, è una ambientazione, un agglomerato di sensazioni che riportano ad un mondo noir, gotico per dirlo con parole loro, e che trova riferimenti in ogni aspetto della loro attività spettacolare, persino nel nome, preso in prestito dal vampiro femmina di J.S. Le Fanu. “I Carmilla nascono nel settembre 2000 – spiega Diego Di Chiara – da una collaborazione tra Elena e me. In quel periodo ospitavamo un ragno vespa (poi liberato) che chiamavamo Carmilla, come il racconto che avevo appena fatto leggere ad Elena. Il nome, così come il racconto, ci piacque a tal punto che fu naturale farlo nostro. Inquietante  ma delicato, scuro e sensuale, ambiguo e languido, il racconto si adatta perfettamente alla nostra musica. Un racconto dove le donne sono protagoniste, come nei nostri show. Tra l’altro era tempo che cercavo un nome che non fosse in nessuna lingua particolare e si pronunciasse ovunque nella stessa maniera. Secondo me è il nome perfetto: femminile, anagrammabile, internazionale, e poi ci sono due “ elle “ quindi pronunciarlo è anche molto sensuale”.

I Carmilla più che un semplice gruppo musicale costituiscono un progetto di difficile catalogazione. E’ l’aspetto scenico e, più in generale, il sincretismo tra le arti a rappresentare il vero punto trainante dello spettacolo della band. Ma come nasce uno show dei Carmilla e quali sono i ruoli che ognuno dei componenti riveste all’interno dello spettacolo? “Si potrebbe parlare di un principio di azione-reazione – ci spiega Giuliano, scenografo del gruppo – Per produrre un suono con una chitarra pizzichi una corda, tutto qui.  Diego compone i pezzi, Elena scrive  testi  e melodie (azione), la loro emanazione (reazione) è ciò che potete vedere durante un nostro show. I ruoli sono fissi, ognuno ci mette il suo, con la propria creatività, il proprio impegno e (spero ancora per poco) il proprio portafoglio. Il rispettare i ruoli fa sì che si riesca a convivere bene in un progetto composto da così tante persone”. Helena invece, oltre ad esibirsi nelle performance live, si occupa di”gran parte dei progetti grafici del gruppo (flyers, copertina del cd che uscirà, elaborazioni animate, e non, da proiettare durante gli spettacoli) e di realizzare parte dei costumi di scena”. A dare un’idea complessiva di che cosa c’è dietro agli show del gruppo sono però le parole di Susy, una delle performer: “Lo show per noi ha una grande importanza anche perchè è il modo con cui Helena, Milena, Elena ed io ci esprimiamo. Ogni pezzo che ci viene proposto suscita delle sensazioni che poi vengono tradotte in modo collettivo, dando spazio a tutte le idee, nella parte scenica che potete vedere nello show. Il risultato finale è quindi frutto dell’unione di più teste e più visioni della musica. Un globale che però lascia sempre spazio all’individuale. Ognuno di noi ha un ruolo preciso che ci consente di non accavallare le varie “mansioni” e di non avere inutili invidie. Anche se devo dire che ci si viene comunque incontro e ci si dà una mano reciprocamente.  Ed è questo uno dei nostri obiettivi: far conoscere il nostro lavoro in modo più esteso, senza che esso rimanga un genere solo di nicchia, cercare di migliorare soprattutto nel lato “teatrale”, avere sempre idee nuove e che possano far conoscere una parte di noi”.

Nel turbinio di suoni elettronici che si sviluppano lungo le undici tracce dei disco sono tre i pezzi che si segnalano in modo particolare. Oltre alla già citata Silver Tears, sorprende la freschezza di Lilith, canzone principale del disco, il cui ritmo incalzante e decisamente “radiofonico” le hanno fruttato la vittoria come miglior mp3 nell’ultima edizione dei Groovin’ Awards, un’attenzione che ha suscitato la sorpresa degli stessi Carmilla:” Sinceramente sono stata molto stupita di questo successo, ma ne sono felice – è Susy a commentare il trionfo di Lilith –  forse le cose si stanno muovendo e la gente inizia a capire ciò che facciamo e ad apprezzarlo. Sono soddisfatta di come stiamo portando avanti il progetto, spero che i Carmilla possano essere sempre più conosciuti e, perché no, magari poter vivere di musica“.

Ma ad elevarsi sopra tutto il resto è certamente L’arbusto sul cemento, una poesia che si snocciola lungo una linea melodica affascinante evidenziata dal netto contrasto con lo sfondo costituito da rumori di ogni tipo che ne esaltano la drammaticità. E’ facile riscontrarvi molti riferimenti più o meno espliciti alla situazione politica internazionale, ancora tristemente dominata dagli eventi bellici. Qual è la posizione in merito dei Carmilla? “Quest’ennesima guerra – ci spiega Elena – non è più importante delle altre che ci sono state o che tutt’ora esistono.Morte e sofferenza sono uguali in ogni luogo ed in ogni momento. Nessuno ha il diritto di crearle e nessuno merita di subirle”. Ma ancora più chiaro è il commento di Andy, che nel gruppo si occupa dell’aspetto più strettamente teatrale: “Sono contrario all’imperialismo di qualsiasi tipo e favorevole all’autodeterminazione di tutti i popoli, penso che la democrazia non sia possibile né come regalo né come imposizione ma sia una pratica quotidiana di disciplina e responsabilità. Ma per me l’arbusto sul cemento è soprattutto una pratica sadomasochista. Lodevole la grande maturità con la quale il pensiero pacifista è espresso nelle liriche di questa canzone, in netto contrasto con la protesta urlata di molti artisti di oggi che giocano soprattutto sul puerile idealismo delle nuove generazioni che, strumentalizzato, spesso agevola il raggiungimento di un successo che, alla luce della qualità delle proposte, appare sempre più spesso immeritato.

Diego Di Chiara nasce artisticamente con il rock, anzi con la parte più dura ed estrema del rock, e sorprende vederlo oggi in questa veste di sperimentatore elettronico. Diego preferisce però sgombrare il campo da ogni equivoco: “Io non ci vedo tutta questa differenza. Sara anche perchè non lavoro a loops, ma in maniera lineare. Intendo dire che il mio approccio al pezzo è quasi identico tra rock ed elettronica, cambiano solo gli strumenti”. La sua anima rock comunque continua a pulsare e l’altro importante progetto di Diego, i May Be All, è sempre in piedi: “Dover coinvolgere così tanti musicisti, già molto impegnati di loro, in un progetto così idealista comporta grandi difficoltà. Comunque io, Cate e Gianni andiamo avanti. Abbiamo pronte una quindicina di canzoni che in parte abbiamo già cominciato ad incidere. Molto presto pubblicheremo un singolo”. Nell’immediato futuro dei Carmilla ci sono molti live e l’imminente uscita discografica di cui si è parlato, con una novità: “Dopo il concerto per En Plein Air di giovedì scorso, abbiamo in programma delle serate a Brescia, a luglio saremo a Bologna, a settembre suoneremo per due volte al Torino Horror Film Festival. Un dettaglio più preciso dei concerti “live” è possibile trovarlo sul nostro sito www.carmilla.co.uk. Per quanto riguarda il disco, abbiamo scritto una canzone all’ultimo che vorremmo inserire nel cd, per questo ne abbiamo posticipato l’uscita, anche nella speranza di trovare qualcuno interessato a remixarlo e masterizzarlo in uno studio serio”.

Una band, dunque, che, a dispetto dei suoi quattro anni circa di attività, si è vista e si vede tuttora poco dal vivo. Forse è la sua componente teatrale, che necessita di spazi adeguati per le rappresentazioni, a costituire un ostacolo non indifferente; oppure è la sua proposta musicale, al momento ancora un po’ d’élite, a non solleticare troppo gli organizzatori di eventi. Ma a giudicare dagli impegni che terranno occupati i Carmilla nei prossimi mesi sembra che siamo di fronte ad una netta inversione di tendenza. Che sia questa la stagione buona del loro grande lancio?

In bocca al lupo…

ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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