UDITO – Aldo Mella

Qui a Pinerolo e dintorni, quando si parla di musica, ci capita spesso di assumere atteggiamenti fortemente narcisistici. Ci piace considerarci, nel nostro piccolo, un’importante fucina di talenti. In effetti, il nostro sottobosco provinciale appare, almeno a uno sguardo di parte, sempre fervido di idee e creatività, che portano a risultati talvolta anche di buona fattura. Va detto però che, raramente, questo ribollire di pulsioni ottiene riconoscimenti significativi anche al di fuori dei nostri limitati confini territoriali. E quando accade, spesso il successo si riduce a qualche sporadica ed effimera affermazione che, anche se rimarchevole, non consegna i protagonisti alla Storia. Capita invece che, di tanto in tanto, dalla nostra scena emergano artisti dotati di estro appartenente ad altra categoria, musicisti di classe superiore, capaci di affermarsi ai massimi livelli con carriere durature e accreditate, che innescano unanimi levate di cappello.

Uno di questi è sicuramente il contrabbassista Aldo Mella, universalmente riconosciuto come una delle più rilevanti personalità musicali cui la nostra area abbia dato i natali. Un vanto certamente, un esempio da imitare, un livello a cui ambire al di là di eventuali disquisizioni di genere. Quasi impossibile riassumere tutte le partecipazioni prestigiose che hanno costellato la sua carriera ultraquarantennale, dagli Area 2 – seconda versione dell’omonima prog band – al quartetto di Franco D’Andrea, passando per la collaborazione con alcune pietre miliari della musica d’autore come Rossana Casale e Fabio Concato, o con mostri sacri del jazz, come Lee Konitz e Stanley Jordan. Nel mezzo, una quarantina di dischi e concerti in ogni parte del mondo, un curriculum impressionante che lo eleva al rango di uno dei migliori esponenti italiani, non solo del suo strumento, ma dell’universo nazionale delle sette note tout court.

A inizio ottobre, Aldo Mella ha pubblicato il doppio CD “Udito”, nel quale sono contenute diciotto tracce composte per buona parte nel 2016, durante un lungo periodo di inattività causato da un incidente all’indice della mano sinistra. La particolarità più evidente di questo lavoro sta nel nutrito gruppo di amici musicisti che hanno partecipato all’esecuzione dei brani. Sono ben 46 gli strumentisti, pescati tra il meglio del jazz torinese e italiano, a cui si è aggiunto anche qualche ospite internazionale, che si avvicendano in un susseguirsi di atmosfere raffinate come solo il jazz sa creare. Una folta colonia di personaggi – che significativamente è citata per intero sulla copertina – che riesce a creare un turbinio di coloriture estremamente variegato. L’ascolto ondeggia così tra situazioni e caratteri sempre differenti, in un viaggio sonoro carico di suggestioni. Il jazz rimane naturalmente la linea espressiva più evidente, ma non mancano nel disco virate verso la fusion, trame orchestrali di archi che sanno di cinematica, e un buon numero di riferimenti a sonorità etniche: le percussioni di Gilson Silveira ne sono la testimonianza tangibile, ma vanno in questa direzione anche le atmosfere sudamericane dell’organetto in “Gianni”, o la voce e le tablas di Kamod Raj in “Aidni” con i loro richiami concreti alla cultura indiana. Le tessiture musicali evidenziano il curatissimo lavoro compositivo, esaltato negli arrangiamenti dei temi che, ancora di più delle parti solistiche, rappresentano il vero plus di questo lavoro. Il tutto è poi condito dalla comparsa qua e là di interventi elettronici che apportano una connotazione più contemporanea. Anche se, a onor del vero, nelle note di copertina, Mella ammette di non nutrire velleità innovative o di avanguardia, e che il titolo stesso, oltre a rimandare alla sfera sensoriale più prossima all’ambito musicale, si riferisce proprio alla collocazione del disco nella sfera del ‘già sentito’. Non ovviamente nell’accezione negativa del concetto, ma in quanto tributo alle ispirazioni che da quasi mezzo secolo influenzano il suo percorso stilistico, e che vanno ricercate principalmente nella storia del jazz mainstream e nei timbri della musica popolare.

“Questo disco, nato in un momento di riflessione in cui la scrittura sostituisce la pratica strumentale, racconta la storia di un gusto, di un modo di essere. Uno stile fatto racconto”

(Carlo Serra, filosofo, scrittore, docente di Filosofia della Musica e di Teoria dell’immagine e del suono)

In mezzo a tutto questo, c’è posto anche per i pinerolesi Andrea Ayassot (sax) e Alessandro Chiappetta (chitarra), altre due figure fondamentali del jazz nostrano, e per due omaggi al compianto Andrea Allione. Aldo Mella ha voluto dedicare a lui il disco, in memoria della collaborazione professionale e dell’amicizia che li legava. La chitarra di Allione risuona in “The Thumb” di Wes Montgomery e “Union Pacific” di Mark Johnson, registrate appena prima della sua morte avvenuta nel 2013.

Per acquistare il disco, potete visitare il sito dell’Editrice Claudiana (https://www.claudiana.it/scheda-audio/aldo-mella/udito-9788868982423-2105.html?fbclid=IwAR1jMyzwql5s8g_iI4q65baq9YK99nRSwZ1j83nBA6XrK7sxD6It04SbO2o). Per ora, nessuna concessione in forma liquida, ad eccezione del video YouTube di “Aidni”, che noi vi riproponiamo in chiusura per solleticare la vostra curiosità.

Buon ascolto.

Ones


Aggiornamento del 22/03/2020

Da alcuni mesi, l’album “Udito” è disponibile anche su Spotify. Per ascoltarlo basta cliccare qui:

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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