I grandi festival pinerolesi: Fantabanga 2003 – intervista a Paolo Boaglio

Il Pinerolese è da sempre terra di festival. A cavallo tra il primo e il secondo millennio, uno in particolare si distinse per la qualità delle proposte, ma soprattutto per l’intraprendenza del suo staff, allora composto da ragazzi molto giovani a cui non mancava di certo la voglia di fare. Fantabanga fu un evento di successo che si tenne per alcuni anni in quel di Barge (CN), e nel 2003 intervistammo Paolo Boaglio, presidente dell’associazione omonima a capo della kermesse, che ci fece un bilancio di quell’edizione. La chiacchierata risulta oggi molto interessante, anche perché si parlò dello stato dell’arte della musica e dell’organizzazione eventi così come lo si percepiva allora. Illuminante, anche in relazione a come poi si sono evolute le cose nei quindici anni successivi. Buona lettura.

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Da www.groovin.it – luglio 2003

Fine luglio 2003. 
Siamo nel pieno di quella che risulterà essere una delle estati più torride degli ultimi due secoli. Saranno forse le nostre reminescenze scolastiche, o i residui di vecchie passioni calciofile, ma istintivamente molti di noi, io per primo evidentemente, considerano il mese di agosto, quello che nell’immaginario collettivo costituisce il momento del recupero psico-fisico delle energie, come il vero spartiacque tra un anno e l’altro, ancora di più che non il cambio del decimale nella cifra che ne sancisce l’unicità. Inevitabile quindi porsi degli interrogativi, stilare bilanci, fare programmi. E naturalmente, tra i nostri argomenti di riflessione, la musica, soprattutto se osservata da un punto di vista territoriale, non poteva non avere un ruolo di primo piano.

Ciò che ci colpisce immediatamente, e prima di ogni altra cosa, è la drastica riduzione degli spazi dedicati alla musica live, già da sempre insufficienti ad ospitare l’enorme proposta presente sul territorio e a placare la sete di un pubblico sempre più appassionato. Dopo la chiusura ingloriosa delle Officine Colors, ferita che sanguina ancora adesso e che richiederà, salvo miracoli, molto tempo per rimarginarsi, molti altri locali hanno seguito, se non la stessa strada, quanto meno una via parallela. Pensiamo ad esempio all’Emerald Isle di San Secondo, da anni ormai un punto focale per la musica dal vivo pinerolese, che quest’anno, in seguito ad un accordo economico con un noto marchio di birra che si è occupato in prima persona di fornire gli artisti al locale, sostenendone le spese, ha visto avvicendarsi sul suo palco una serie di band semi-sconosciute provenienti da disparate zone d’Italia, chiudendo di fatto la porta in faccia ai gruppi indigeni.

Certo, ci saremmo aspettati perlomeno qualcosa in più dai cosiddetti festival, le più o meno grandi kermesse musicali “open space”, da sempre fiore all’occhiello delle nostre valli. Ma Salza Music non esiste più, il festival delle Officine Colors non ha superato la sua seconda edizione del 2002, Rourestock ha tagliato impietosamente gli spazi ai gruppi emergenti con cui era nato otto anni fa. E questi sono solo degli esempi.
Per fortuna alcune eccezioni a questa regola decisamente infelice brillano in un cielo piuttosto cinereo. Tra le altre (non dimentichiamoci anche degli eventi promossi dal progetto Stazioniamo di Luserna, tra cui la “due giorni” musicale di Rorà), emerge certamente la splendida edizione 2003 di Fantabanga, la festa dei giovani organizzata dall’associazione omonima, che per il quarto anno consecutivo ha portato sul palco del campo sportivo di Barge una selezione musicale di tutto rispetto.
Il presidente dell’Associazione Fantabanga, Paolo Boaglio, 22 anni, studente presso la facoltà di architettura all’Università degli Studi di Torino, ci racconta le sue impressioni in merito…
 

Siamo contentissimi di questo successo” ci spiega Paolo Boaglio. “In effetti sentendo i pareri del pubblico, possiamo dire che questa è stata un’edizione davvero positiva. Abbiamo ricevuto molti complimenti, anche da parte di chi non si lancia facilmente in sfoghi entusiastici. Il pubblico medesimo è stato decisamente più numeroso degli scorsi anni, a conferma del buon lavoro svolto. Inoltre abbiamo notato come molte persone intervenute nelle prime sere, siano poi ritornate anche in occasione dei concerti successivi“. 


È stato difficile imporvi all’attenzione del pubblico?


“Credo che le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare non siano di molto dissimili da quelle che intralciano il cammino dei gruppi musicali agli inizi delle loro “carriere”, quando sono alle prese con i loro primi concerti. Un po’ di scetticismo, soprattutto qualche problema con il vicinato che protestava per i volumi troppo alti. Quest’anno la situazione è stata un po’ più tranquilla, non abbiamo avuto grosse lamentele. E molti, passati soltanto per buttare un occhio, si sono poi fermati per tutta la durata dei singoli concerti”


Possiamo affermare che potrebbe essere merito della qualità proposta dall’edizione di quest’anno, che io mi permetterei di giudicare decisamente più alta di quella delle passate edizioni?


“Sì, senza nulla togliere alle band degli anni scorsi, devo dire che quest’anno c’erano gruppi davvero bravi. Abbiamo puntato su progetti in cui militavano musicisti locali di un certo livello anche se ritengo che la formula migliore sia quella che, accanto ad artisti già affermati, dia spazio anche alle realtà minori. Siamo molto soddisfatti anche del service audio prescelto. Il fonico, Marco Gay, si è dimostrato una persona tecnicamente preparata, oltre che molto disponibile nei confronti dei gruppi e animato da una grande voglia di fare. Credo comunque che molto sia dipeso dall’impostazione che abbiamo voluto dare alle quattro serate. Non la solita festa della birra, cioè, ma un evento caratterizzato da un ambiente rilassato, creato attraverso la disposizione di tavoli e sedie di fronte al bar, in modo che la gente che lo desiderava potesse ascoltarsi il concerto immersa in un’atmosfera quasi da salotto”.


Il problema del declino dei Festival del circondario salta fuori spontaneo nella chiacchierata. Ma quanto lavoro comporta l’organizzazione di una manifestazione di questa portata?


“Quest’anno abbiamo fatto tutto di corsa. Siamo partiti soltanto due mesi prima ed in effetti alcuni aspetti erano decisamente poco curati. Se si vuole che le cose siano fatte per bene bisogna partire perlomeno ad inizio anno. Cominciare a cercare gli sponsor, magari qualche nome importante che possa spendere un po’ di più, permettendoti di arricchire i contenuti della manifestazione”.


A proposito di sponsor, immagino che il dispendio di risorse economiche sia notevole. Come vi finanziate?


“Be’, come detto, in parte attraverso i contributi pubblicitari, anche se quando si arriva ad avere una decina di sponsorizzazioni, mediamente a 50 euro l’una, si può essere decisamente soddisfatti. Oltre a questo possiamo contare su un contributo comunale da aggiungere a quello della Regione ottenuto lo scorso anno. Per il resto ci gestiamo con i proventi del bar. L’aspetto economico è quello a cui maggiormente dobbiamo fare attenzione perché le spese, dai gruppi al service, sono piuttosto alte, mentre le entrate decisamente ridotte. A volte, nostro malgrado, dobbiamo lesinare sui compensi ai gruppi e questo ci spiace non poco”.


Oltre al grande lavoro e alle necessità economiche, bisogna fare i conti con una serie di adempimenti burocratici non indifferenti…


“Soprattutto perché, negli ultimi mesi, delle leggi allucinanti hanno quasi raddoppiato il numero delle pratiche da espletare. Autorizzazioni da richiedere all’ASL competente per il bar, la comunicazione alla questura, la richiesta al sindaco, tanto per citarne qualcuna. Ma molto dipende anche dai rapporti con l’Amministrazione Comunale” 

E i vostri rapporti con l’Amministrazione bargese come vanno?


“Tutto sommato non ci possiamo lamentare, anche se in alcuni casi non siamo stati troppo aiutati. Ad esempio, quest’anno è saltata la mostra mercato del disco usato perché abbiamo chiesto le autorizzazioni in ritardo. Il sindaco poteva derogare, assumendosene la responsabilità, ed invece l’evento è stato annullato. Inoltre l’amministrazione si dimostra sempre piuttosto titubante quando si tratta di imporsi nei confronti dei nostri “vicini” che non apprezzano troppo i nostri decibel. Ma malgrado questi piccoli intoppi, che costituiscono un’eccezione, dobbiamo ammettere che la nostra iniziativa è stata presa in simpatia fin dalla prima edizione”.


Vuoi dire che siete riusciti fin dall’inizio ad ottenere il riconoscimento ufficiale della validità dei vostri progetti da parte delle autorità comunali?


“Non potevamo pensare che ci lasciassero fare fin da subito ciò che volevamo. Però ci hanno dato sempre una grossa mano. Oltre a fornire il palco e a pagare l’impianto, avevano pensato loro a coinvolgere la Pro Loco che fino a due anni fa si è assunta l’onere delle pratiche burocratiche. Poi, quello che era solo un gruppo di amici è diventato un’associazione vera e propria, che ha dovuto per forza di cose cominciare ad assumersi qualche responsabilità in più”.

A proposito di associazione, parlaci di come siete nati… 


“Fantabanga è un progetto partorito una sera di qualche anno fa al bar, in un periodo in cui a Barge di musica giovane non se ne sentiva più, malgrado l’esigenza di portare concerti live in città fosse ancora grande. Inizialmente eravamo molti di più, poi quando la cosa ha cominciato a richiedere più impegno da parte di tutti, molti hanno abbandonato la causa. Ora, oltre alle cinque teste pensanti, è rimasta una task force di una decina di persone a gravitare attorno al progetto. Da circa due anni siamo un’associazione a tutti gli effetti e dal mese di maggio siamo diventati ONLUS, Organizzazione Non Lucrativa ad Utilità Sociale”


Una cosa molto interessante della vostra attività è che da sempre cercate di trasmettere, attraverso il veicolo universale della musica, messaggi a contenuto sociale, in linea con le finalità del vostro statuto…


“Il nostro punto di forza è sempre stato e rimane la musica, ma fin dal principio abbiamo cercato di legare l’intrattenimento all’informazione. Fin dal primo anno all’interno di Fantabanga erano presenti stand e gazebo dove diverse associazioni ed enti (Emergency, la biblioteca, ecc…) potevano divulgare notizie riguardanti la loro attività. Forse non è il modo più efficace per diffondere cultura ed informazione ma speriamo che tra i tanti presenti alle serate, qualcuno si faccia un giro tra gli espositori e possa recepire i vari messaggi che vengono lanciati. Ci piacerebbe fare molto di più dal punto di vista del volontariato, ma ci mancano competenza, risorse finanziarie e tempo. Molti di noi sono studenti universitari e chi non studia, è impegnato col lavoro. Noi continuiamo su questa strada, sperando di riuscire nell’intento più difficile: far arrivare questi messaggi anche a chi non ci è abituato, coinvolgere il maggior numero di persone, magari gli stessi cittadini bargesi che, paradossalmente, sono quelli che rispondono meno attivamente alle nostre sollecitazioni”


Quali sono i vostri programmi futuri?


“Naturalmente continueremo con la musica, magari spostando la nostra attenzione su generi diversi che ultimamente abbiamo un po’ trascurato come, ad esempio, il punk-hardcore, genere musicale tra l’altro molto seguito dalle nostre parti. Come sempre, ribadiremo, nel limite del possibile, la nostra formula abituale che comporta l’inserimento di gruppi locali di spalla a qualche nome di spicco, probabilmente in grado di portare un pubblico più numeroso. Abbiamo anche già ricevuto delle richieste per delle collaborazioni piuttosto importanti al di fuori del territorio comunale, di cui ovviamente non riveliamo i particolari vista l’ufficiosità della notizia. Questo da un lato ci gratifica ma dall’altro ci lascia perplessi, visto che siamo nati anche e soprattutto per rivitalizzare l’ambiente sonnolento di Barge, dove però pare difficilissimo trovare degli spazi in grado di ospitare degli eventi musicali. Il cinema è sempre impegnato, il palazzetto non può ospitare più di 90 persone per motivi di sicurezza, il bocciodromo non ci viene concesso, il castello è un locale privato il cui affitto comporta ovviamente dei costi notevoli”


Ma l’attenzione rivolta alla musica locale da parte dei ragazzi di Fantabanga trova riscontro anche da un altro punto di vista:


“Un altro progetto di cui stiamo valutando la fattibilità – ci spiega Paolo – riguarda la possibilità di rilasciare l’agibilità ai gruppi che ne facessero richiesta. L’obiettivo sarebbe quello di essere un valido ausilio per il superamento degli scogli amministrativi legati alle questioni dell’ENPALS, riuscendo a limitare le spese per i gruppi stessi rispetto a quanto richiesto normalmente dalle cooperative che già offrono questo servizio. Purtroppo oggi come oggi, a causa dei costi e degli ostacoli burocratici, ci sono sempre meno giovani che iniziano a suonare, rendendo difficile la formazione di nuovi gruppi, tarpando le ali a nuove iniziative creative. “


La chiacchierata termina coi ringraziamenti di rito per tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita dell’evento, da Groovin’ a Radio Beckwith, dai ragazzi che hanno collaborato ai gruppi che si sono esibiti sul palco, con una citazione particolare per il tempo che, a differenza della passata edizione, è stato clemente, agevolando ulteriormente gli organizzatori.


“Quindi – conclude il nostro intervistato – speriamo di andare avanti in questa direzione, creando situazioni carine e rilassate, magari introducendo sempre qualche elemento nuovo in modo da destare continuamente l’interesse del pubblico e degli addetti ai lavori. Quest’anno ad esempio abbiamo inserito nel programma il dj set che, se all’interno dei grandi appuntamenti metropolitani è una consuetudine ormai consolidata, fino ad ora si è sempre proposto poco nei festival musicali di provincia. “

Molte idee in cantiere, molta voglia di profondere energie ed impegno in un progetto che sta cominciando a portare i suoi frutti e a raccogliere meritatissimi consensi, e che ha dato vita a quello che, a buon titolo, si può considerare come il rendez-vous più importante ed interessante proposto dall’afosa ed opprimente estate pinerolese del 2003.


Di seguito qualche immagine delle prime quattro edizioni di Fantabanga

Fantabanga 2004

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Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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