ANATOCISMO ESISTENZIALE – HotDog&CocaZero

“Anatocismo” è un termine che in gergo bancario indica la prassi diffusa – oggi considerata illegale – di calcolare interessi passivi su posizioni debitorie a loro volta originate da precedenti addebiti di competenze negative non saldate. Detto più semplicemente, si tratta dei famosi e tanto giustamente bistrattati “interessi sugli interessi”. La domanda è: come può trovare posto nella poesia e nella musica un tecnicismo di questo tipo? La risposta va ricercata nel suo possibile abbinamento all’arte di un cantautore che ha la sua principale linea espressiva nella visione fortemente pessimistica della vita. In questo contesto, il termine assume il ruolo allegorico di un circolo vizioso, si erge a emblema di sabbie mobili che risucchiano nelle loro profondità, di un baratro che inghiotte secondo una progressione esponenziale. Le avversità si sommano ad altre avversità e si autoalimentano proprio come le passività bancarie di cui sopra, in una pericolosa deriva che traghetta l’individuo da un disagio estemporaneo a un gorgo di disperazione, tra le schizofrenie del quotidiano, le dipendenze da farmaci e i pensieri di morte.

“Anatocismo esistenziale” è un album uscito a novembre a nome di un cantautore pinerolese che si cela dietro lo pseudonimo HotDog&CocaZero. Si tratta di un cupo concept sulla depressione e sul male di vivere, sulla vana ricerca del senso dell’esistenza, caratterizzato dall’assenza totale di una qualunque parvenza di ottimismo. “Non è domani che passerà” è l’urlo soffocato di dolore di un uomo che si rifugia negli antidepressivi, trasformando la sua scrivania nel bancone di una farmacia; un individuo che non crede più in se stesso, nel suo presente e nemmeno in un possibile futuro, che vede già con “un piede nella fossa”. In questo disco HotDog&CocaZero, dietro cui si nasconde il poliedrico artista Gabriele Scarpelli, riversa i turbamenti di un momento difficile della sua vita attraverso dodici brevi canzoni – solo una supera i tre minuti – tutte accomunate da una sorta di “hopelessness“, un’apatica mancanza di speranza che porta al nichilismo disperato, al disfattismo completo e irrecuperabile. Se si supera l’assenza di un qualunque possibile happy end, a cui forse non siamo culturalmente abituati, il disco offre una stimolante e insolita esperienza di ascolto. Non infonde la carica del caffè e non possiede l’energia del cioccolato, ma l’intensità della scrittura ha il potere di una coltellata, e l’aria torva che si respira quasi si materializza nell’ascolto, lasciando basito chiunque si imbatta nelle sue parole. Lo stile è sconvolgente proprio perché si spinge ai limiti della tollerabilità raccontando il dolore con una totale mancanza di filtri.

C’è un che di anacronistico in tutto questo. L’incondizionata libertà espressiva – con il disinteresse verso il compiacimento di un potenziale pubblico, che in genere nella musica ricerca leggerezza – va di pari passo con l’orientamento produttivo che riduce all’osso la varietà sonora, prediligendo esecuzioni “chitarra e voce”, con rarissime concessioni all’arrangiamento. Se a questo si aggiunge che l’album è stato interamente scritto e prodotto in una camera d’albergo, fatto che ammanta il lavoro di un alone di clandestinità, si capisce come esso rimandi a produzioni d’altri tempi. Si percepisce un approccio “casalingo” da cameretta, come quei pionieristici tentativi di stampo adolescenziale che contribuirono negli anni Ottanta e Novanta a dare vita a movimenti sotterranei ricolmi di pulsioni. Pur solo come filigrana che si rivela nel controluce di una produzione di ottimo livello, emerge dunque la medesima urgenza di allora, quella di esprimere se stessi e le proprie emozioni, senza lo schermo delle comuni abitudini fruitive. Un lavoro essenziale, che punta dritto al centro della coscienza, che ci invita a un’introspezione senza menzogne, senza la vergogna di esprimere il nostro disagio, anche quando porta a pensieri estremi. Questa è la musica di HotDog&CocaZero, una scrittura matura accompagnata da strutture senza fronzoli o arzigogoli compositivi. Ne esce fuori un’opera che risulterà probabilmente controversa, in grado però di sottolineare un’individualità artistica decisamente fuori dagli schemi. Il pervasivo pessimismo cosmico, nel suo essere sintomo di un evidente malessere, sembra quasi costituirsi come una richiesta di aiuto. Ma in mezzo a tutta questa negatività, ci piace pensare che le dodici tracce “anatocistiche” siano soprattutto la gabbia nella quale l’autore ha imprigionato i suoi demoni, e che al più siano il tentativo di intercettare l’empatia dell’ascoltatore, ricercando una sintonia attraverso il racconto di sensazioni che, anche nei loro risvolti più tragici, probabilmente almeno una volta nella vita ognuno di noi ha provato.

Mentre HotDog&CocaZero è già al lavoro su nuove canzoni, che secondo le indiscrezioni vireranno su un mood completamente diverso, e mentre sta preparando anche il suo ritorno live, vi invitiamo a un ascolto attento del disco, possibilmente scevro da pregiudizi, perché tra le pieghe dello sfogo emotivo che il cantautore di origini torresi ha incanalato nell’album, è possibile scorgere un’intensa attitudine poetica e una rara sensibilità.

Buon ascolto!

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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