PRIGIONI SONORE – MaxOil

C’è un fascino del tutto particolare che trasuda da “Prigioni Sonore”, il CD targato MaxOil uscito a inizio dicembre. Lo si percepisce ancora prima di affrontarne l’ascolto. MaxOil è infatti un nome storico per la scena rock pinerolese, le cui origini, fortemente radicate negli anni Ottanta, non solo lo rendono uno dei sodalizi più longevi del nostro territorio, ma soprattutto lo elevano a testimonianza vivente di un mondo che non esiste quasi più. Il marchio, per anagrafe e per vicende specifiche, è infatti indissolubilmente legato a un’epoca in cui, per i teen-ager, la musica rappresentava ancora un importante veicolo espressivo oltre che uno dei principali propulsori di aggregazione. Le band nascevano sui banchi di scuola, e negli spazi della scuola spesso si esibivano in irrinunciabili momenti di condivisione e confronto. L’aura di cui è ammantato il disco sembra scaturire proprio da questo frammento di storia, costituendosi come un ponte ideale tra una fortunata stagione e la nostra contemporaneità, nella quale le pulsioni giovanili sono sempre più spesso convogliate altrove. A questa suggestione “storica” va aggiunta quella legata alla genesi di “Prigioni Sonore”, pubblicato a inizio dicembre con l’etichetta indipendente “Materiali Musicali”, ma oggetto di un processo realizzativo iniziato due decenni or sono. Registrato in presa diretta, in un giorno solo, intorno al 1999, mixato da Mauro Tavella con altrettanta rapidità, il disco non vide mai la luce perché la band si sciolse poco tempo dopo. Solo nel 2019, a tre anni dalla reunion che aveva ricomposto la band dopo sedici anni di assenza, i quattordici brani diventano un disco vero e proprio. Ma se dunque un certo charme lo si percepisce anche solo a tenerlo in mano, all’ascolto l’album spalanca il suo ventaglio di sollecitazioni sensoriali che risulta a conti fatti ancora più ampio delle attese. Il risultato infatti è un prodotto eccellente che, malgrado i limiti naturali di un lavoro fatto in fretta, suona piuttosto bene, non solo per la cura dei dettagli in fase compositiva ed esecutiva che la MaxOil sempre impone alla propria musica, ma anche per il pregevole lavoro di mastering di Alberto Macerata, eseguito per altro direttamente a partire dai mix originali per non stravolgerne il senso espressivo.

“Prigioni Sonore” è un album che rivela la duplice identità della MaxOil. Da un lato c’è la vena poetica di Fabio Balmas – voce solista e autore dei testi – e la comunicatività che da sempre lo contraddistingue: una scrittura molto personale che affronta le complessità del rapporto tra se stesso e il mondo circostante, dove l’amore, lo scorrere del tempo, e un controverso rapporto con la spiritualità e il divino, ritornano spesso a contrappuntare le sue riflessioni. Emblematico è il suo passaggio davanti a S. Pietro in “Caldo Romano”, quando al cospetto del “pezzo di mondo che mi mancava”, rimanda l’incontro “a mai più”. Si tratta della stessa relazione irrisolta con il Supremo che si ripresenta anche nella splendida “Vomito di stelle”, dove l’individuo, di fronte all’infinito dell’universo, pur riconoscendo l’esiguità della propria dimensione mortale, finisce per interpretare la vita come “il capriccio di un Dio crudele”. In questa posizione problematica, l’uomo preferisce affidarsi alle persone, ai sentimenti, alla concretezza degli incontri e delle situazioni che puntellano il trascorrere della vita, unici strumenti in grado di fargli superare le difficoltà dell’esistenza quotidiana. Lo stile autoriale di Balmas, che solo in “Florence in Springtime” abbandona per un attimo l’introspezione e lascia spazio a un lirico affresco del capoluogo toscano, fornisce a tutto l’album una parvenza cantautoriale, quasi solistica, in linea con la title track, nella quale si esalta l’arte come veicolo di espressione della personalità individuale.

La figura carismatica di un front-man che da decenni affronta la scena musicale perseguendo canoni del tutto fuori dagli schemi, ben si sposa con una band che ha fatto dell’eleganza compositiva ed esecutiva un must irrinunciabile. Il matrimonio è inconsueto, ma l’amalgama che ne esce è invece perfetto nel suo avvicinare mondi talvolta distanti tra loro. Questa è la seconda faccia stilistica della MaxOil, una band che fin dai suoi albori è stata ispirata da artisti vicini al mondo prog, finendo per farne proprie le raffinatezze. Sebbene, infatti, si autoincludano nel più generico ambito pop-rock, è innegabile che i MaxOil riflettano nella loro musica il gusto tipico di un incedere “progressivo” e “Prigioni Sonore” possiede proprio i crismi degli album pop suonati da gruppi prog. Certo, mancano alcuni stilemi peculiari del genere come l’ossessione per i tempi dispari, i virtuosismi tecnici e le strutture complesse. Di veramente “progressivo” c’è forse soltanto la suite “Satie/Più in alto niente/Caldo Romano”, in cui i riferimenti alla musica classica, riscontrabili nel pianismo dell’incipit ma anche nella struttura a tre movimenti, e il 6/4 di “Caldo Romano”, alludono inequivocabilmente ai propri modelli di riferimento. Ma le splendide linee di basso, certi riff chitarristici, e anche il respiro largo che spesso caratterizza le strutture di alcune tracce, non lasciano dubbi sulla vocazione stilistica complessiva della band. Un’inclinazione però che non soffoca mai le canzoni. Esse si ritagliano ugualmente spazi da protagonista, in una commistione che porta a un rock d’autore di grande qualità, ricordando almeno in parte la declinazione che del prog fecero certe formazioni classiche – ad es. il Banco – quando si trovarono ad affrontare i grandi cambiamenti imposti dagli anni Ottanta. Per non finire triturati da un mercato in rapida evoluzione, senza perdere un grammo della loro qualità e senza tradire il loro passato, reinventarono il genere in una variante all’apparenza di più facile ascolto. Si chiude così il cerchio su un album certamente pop-rock, con molti brani perfettamente ascrivibili, ad esempio, all’universo radiofonico. Ma si rivela altresì un’attitudine che va ben oltre le semplificazioni e la leggerezza dello specifico microcosmo, con un linguaggio testuale evocativo e immaginifico molto intenso e un livello compositivo che, se si ascolta con attenzione, offre la possibilità di un approfondimento intellettuale di grande interesse.

Il disco fu registrato da una delle ultime formazioni MaxOil, con Fabio Balmas (Voce), Gianluca Nardelotto (Chitarra), Paolo Bruno (Basso), Gian Mario Gillio (Tastiere) e Marco Vaira (Batteria), elementi la cui storia musicale ratifica i nostri ragionamenti. Nell’album ogni parola e ogni singola nota sono studiate e pesate attentamente, con un equilibrio quasi perfetto. La lezione di “Prigioni Sonore” è la possibilità di raccontare la quotidianità dei sentimenti, e le sfaccettature dell’esistenza, da qualunque parte le si guardi e interpreti, con capacità poetiche e compositive in grado di andare oltre le banalità che spesso ammorbano il nostro spazio uditivo, senza per altro perdersi in artifici che facciano smarrire la spontaneità comunicativa. Anche nei momenti più difficili, che la vita certamente prima o dopo riserva a tutti, è possibile dunque trovare la gabbia dentro cui imprigionare i propri demoni. E con impegno e dedizione, e con una buona dose di talento, è possibile farlo raggiungendo vette artistiche che si collocano davvero molto in alto.

Buon ascolto.

Ones


MaxOil

La Max Oil Band nasce da un’idea di Carlo Macerata, Antonio Calabrò e Gianluca Nardelotto, amici e compagni in di classe in 3a G presso il Liceo Scientifico Marie Curie di Pinerolo. Era il 1987. Il repertorio spaziava da Pink Floyd, Bruce Springsteen, Peter Gabriel, a brani autoprodotti sia in italiano che in inglese, di cui sono conservate preziose registrazioni su musicassetta. Il primo live ebbe luogo il 31/12/1987 in una festa privata per Capodanno organizzata a Bricherasio presso l’attuale sede dello Studio Play! di Alberto Macerata e Marco Ventriglia, a quel tempo un semi-interrato insonorizzato con cartoni delle uova, prima vera “Tana Maxoil”. Per l’occasione si unì alla band il chitarrista Nicola Grimaldi, amante e fan accanito, insieme a suo papà Franco, di Pino Daniele. Tra gennaio e maggio 1988 ci si dedicò alla ricerca di un batterista, dopo alcune prove fu scelto Umberto Gillio. Il primo concerto “pubblico” fu organizzato nel maggio ’88 in P.zza Facta a Pinerolo, sotto la pioggia.

Tra il 1988 e il 1990 La Max Oil Band suona parecchio. Storici i concerti di fine anno al Liceo Scientifico, autogestiti ed organizzati promuovendo una colletta tra gli studenti, che ad alcuni membri della band costò l’8 in condotta! Tra il ’90 e il ’91 si unisce Manuela Giraudo alla voce e il repertorio inizia ad ampliarsi, ma è con l’ingresso di Andrea Brignone alla voce e di Marco Vaira alla batteria che si configura la prima formazione solida e stabile tra il 1992 al 1995. In questi anni il repertorio si sposta sul genere prog, spinti dall’amore incondizionato per i Marillion. Nel 1993 Carlo Macerata lascia il gruppo e subentra Paolo Bruno, che di lì a poco diede vita ai Disco Inferno; non prima di partecipare alle registrazioni del demo tape “MaxOil”, contenente 5 brani inediti in inglese tra cui il brano “Sweet Will”, vincitore del Premio Canzone d’Autore di Manta nel 1995. La cover del demotape fu realizzata a china da Paolo Mottura, ed è conservata nel museo MaxOil. Intorno al 1996 fanno ingresso nella band Fabio Balmas, già voce dei Plastika, incontrato per la prima volta nel 1992 in uno dei concerti di fine anno scolastico, e Gian Mario Gillio al piano/tastiere. Con l’ingresso di Fabio e Jimmi lo stile dei MaxOil poco alla volta si consolida. La fine degli anni ’90 sono ricchi di live. Salza Music in apertura ai Modena City Ramblers, Villa Olanda in apertura ai Bluebeaters, Pinerolo con Yo Yo Mundi, sono alcuni dei concerti maggiormente significativi. A cavallo del millennio si unisce al gruppo il tastierista Paolo Gambino per una decina di live, ultimo quello del luglio 2000 al Castello di Miradolo. Poi uno stop, di 16 anni.

Nel 2016 la reunion, con 4/5 della band del 2000, celebrata con il concerto MaxOil 2.0 a cui sono seguiti numerosi live, show case radiofonici e partecipazioni a importanti festival tra cui Sanjorio, Emergenza, Rock Targato Italia, Fiat Music & Roxy Bar di Red Ronnie. Nel settembre 2019 l’incontro con Marco Mori e Giordano Sangiorgi di Materiali Musicali e il contratto per la pubblicazione dell’album “Prigioni Sonore” (Edizioni Materiali Musicali e Riserva Sonora), contenente 14 brani, ad oggi considerati i maggiormente rappresentativi.

Il 2020 vedrà i ragazzi impegnati in live e contest per la promozione dell’album, e in “Tana MaxOil” per la scrittura di nuovi brani.

La formazione attuale è composta da Fabio Balmas (Voce), Gianluca Nardelotto (Chitarra), Alberto Macerata (Basso), Gian Mario Gillio (Tastiere) ed Enrico Battaglino (Batteria).


ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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