ANCHE LE CIMICI SI ANNEGANO – HotDog&CocaZero / L’intervista

Verso la fine del 2019 faceva capolino sulle principali piattaforme di streaming un singolare EP dal curioso titolo di “Anatocismo Esistenziale“. L’autore era il musicista e produttore Gabriele Scarpelli, celato dietro il misterioso pseudonimo HotDog&CocaZero. L’album si segnalava per un iperbolico livello di pessimismo e per una storia produttiva piuttosto inconsueta. A pochi mesi di distanza, sempre a nome di HotDog&CocaZero, viene pubblicata una nuova raccolta di canzoni intitolata “Anche le cimici si annegano”. Sei tracce coerenti con lo stile autoriale del lavoro precedente, cupo, ricolmo di negatività e di rimandi al tema del suicidio e del disagio psichico, sebbene l’impianto musicale evidenzi l’abbandono delle atmosfere acustiche e intimistiche dell’esordio a beneficio di un suono più elettrico e indie. Affacciarsi all’universo descritto in quelle prime canzoni risultò piuttosto difficile a causa della trasparenza disturbante che la finestra aperta sui sentimenti offriva all’ascolto. Non si può negare che pubblicammo l’articolo con un certo imbarazzo, e anche un po’ di timore di sbagliare analisi laddove si toccavano argomenti molto delicati. Così, in occasione dell’uscita di questo secondo album, abbiamo preferito farvi raccontare il disco direttamente dall’autore, tramite l’intervista che segue, nella quale ci rende partecipi delle ispirazioni che stanno dietro le sue canzoni. Buona lettura!


È da poco uscito il tuo nuovo album “Anche le cimici si annegano”. Fin dal titolo, anche se in modo quasi figurato, fai riferimento ancora una volta al suicidio. Più in generale, il dolore e il male di vivere rimangono la linea tematica prevalente. Da che cosa esattamente stai fuggendo?

Vale la pena esordire citando uno dei miei autori preferiti, Emil Cioran, che riguardo al togliersi la vita disse brevemente: “Credo che l’idea del suicidio sia l’unica cosa che rende sopportabile la vita”. Il suicidio, paradossalmente, è ciò che consente la vita, nonché la forma più elevata di libertà ed io sono perdutamente innamorato della libertà; sapere che da un momento all’altro puoi rovesciarti un centinaio di pillole nello stomaco ed addormentarti per sempre rende la vita stessa più leggera. L’idea del suicidio è un antidoto naturale contro i mali più grandi. Il problema però è che in una società come questa, per compiere il Grande Salto, occorrono due skills fondamentali: coraggio ed egoismo; ed io non dispongo di nessuna delle due, tanto meno della prima. In definitiva sto cercando di fuggire dalla morsa della vita quotidiana; ne siamo tutti preda, me compreso, così scrivendo di morte e suicidio alleggerisco il peso che arreca e fa si che possa procrastinare il Grande Salto che genererebbe molto, troppo dolore ad alcune persone care e l’idea del dolore sconfigge l’idea stessa di suicidio.

La cimice è un insetto considerato repellente dai più. Che cosa, secondo te, ci accomuna a loro, al punto di farne un emblema per questo tuo nuovo lavoro?

Proprio perché è repellente ai più ho pensato di utilizzarlo, insieme al piccione spappolato del primo album, per le mie copertine! Scherzi a parte, in tutta sincerità, non ci ho mai pensato; il 90% delle cose che produco nasce per caso. Questa volta c’era una cimice nel mio bagno, cerco di prenderla per ricondurla fuori dalla finestra, ma lei, un attimo prima, spicca un volo precario diretta sul fondo del water; volevo salvarla, ma lei non voleva essere salvata, voleva morire ed io l’ho capita e ho avuto stima di lei (ho sempre nutrito infinita stima nei confronti di chi riusciva a compiere il Grande Salto). Oppure, molto semplicemente, voleva scappare da un umano e per sbaglio è finita in una cavità con dell’acqua annegandoci dentro; non lo sapremo mai con esattezza, ciò che pensi possa essere ovvio in realtà potrebbe non esserlo e poi, 1 + 1 non fa sempre 2.

Una delle tue canzoni più riuscite è “I cimiteri chiudono”. Nella canzone parli di un aperitivo da consumare in un cimitero, come se volessi trasferire la mondanità verso un universo più sacrale e meditativo. Quali sono gli aspetti della civiltà contemporanea che meno ti piacciono e che più ti portano ad allontanartene?

La cristianità, il frutto avvelenato della cultura cristiana. Non ho davvero voglia di aprire ora un capitolo così vasto perciò facendotela breve, forse ingenuamente, penso che tutta la società sia sbagliata; è sbagliata la percezione che abbiamo della vita, è sbagliato ciò che pensiamo sia l’amore, è sbagliato il senso di inadeguatezza che il Sistema fa in modo che tu possa percepire lungo tutta la tua esistenza, è sbagliato l’attaccamento che abbiamo verso le cose e le persone, è sbagliato tutto, o quasi tutto, è sbagliata la sofferenza del corpo, è sbagliata la menzogna primordiale con la quale tutti veniamo stuprati dal primo istante che mettiamo la testa fuori dall’utero di nostra madre.

“Anatocismo esistenziale” è stato registrato in una camera d’albergo praticamente in solitaria. Ci racconti come invece sono nate la canzoni di questo ultimo EP?

Nonostante il mio lavoro di producer freelance e di ghostwriter mi sono sempre rifiutato di imparare a suonare uno strumento musicale. A novembre del 2019 decisi finalmente che avrei imparato a suonare la chitarra (giusto per accompagnare i miei scritti, non per diventare un chitarrista). Non avendo molti soldi ho con piacere ripiegato sullo starter-pack di Squier (la sottomarca di Fender), quel pacchetto in cui, oltre alla chitarra, trovi anche un piccolo amplificatore, custodia, plettri, ecc. ed ho iniziato subito a pizzicare un paio di accordi a caso. Due settimane dopo, decido di farmi seguire per alcune lezioni di arrangiamento chitarristico da un musicista della Quadrilla (il grande Tony) che abilmente intuisce subito quello che mi serviva fare ed ottenere da quelle “lezioni”. Mi sono poi esercitato un po’ e spinto dalla solita irrefrenabile voglia di scrivere nuove cose, inizio a comporre quello che un mese dopo avrei pubblicato con il titolo “Anche le cimici si annegano”; anch’esso totalmente scritto, registrato, arrangiato, mixato e masterizzato nella mia camera d’hotel dove dimoro (le batterie e i bassi li ho scritti e programmati con Logic, mentre le chitarre le ho suonate e registrate in un paio di notti avvalendomi dei reamp dei plug-in; il tutto è stato mixato con ciò che il software offre compreso al suo interno). È fondamentale per me approcciarmi ad un’idea di musica ancora più automatica e spontanea, senza orpelli ed ostentazioni, così come viene. Riassumendo in breve: in circa due mesi imparo a suonare la chitarra, scrivo una decina di pezzi nuovi e cinque di quelli decido di pubblicarli così come vengono al primo colpo ma soprattutto con i mezzi che ho.

HotDog&CocaZero è un ossimoro che sembra rappresentare bene le incoerenze della nostra società. Da un lato si consumano bevande a basso contenuto calorico che poi però si abbinano a un’alimentazione spesso incontrollata. Quale tipo di incongruenza volevi incarnare con questo tuo nome d’arte?

L’unico pasto che posso cucinare nella mia stanza d’albergo sono gli hotdog (tramite un’apposita “tostiera” elettrica per pane e wurstel), così per un lungo periodo in cui uscivo di rado dalla stanza mi nutrivo solamente di hotdog accompagnati con della cocacola zero affinché mi sentissi meno in colpa. Questo nome è la prova che le faccende automatiche, non troppo studiate o ponderate, alla fine si rivelano per quello che sono, illuminando potenziali significati celati dentro la realtà, indicante una terminale incongruenza e uno sconsiderato quanto banale controsenso. In conclusione a questa domanda mi rifaccio letteralmente alla risposta numero tre, dove sostengo che in questa società sia pressoché tutto “sbagliato”, più o meno come nutrirsi di hotdog e bevande gasate con zero zuccheri, o forse molto di più.

Due album in pochissimi mesi di distanza l’uno dall’altro. Eppure non hai una pagina social come artista, non suoni dal vivo e vivi in una stanza d’albergo per una vita più contemplativa. Qual è il motivo di questo distacco dal tuo potenziale pubblico? Chi è il tuo pubblico? Hai in programma di uscire live nel prossimo futuro?

Non esiste un vero e proprio pubblico. Scrivo questa roba spinto da un’irrefrenabile necessità poco definibile; non mi preoccupo che possa piacere a qualcuno, mi preoccupo che renda contento me. Se poi piace anche a qualcun altro è naturale che ne sia contento. Infatti dal 2018 ad oggi si sono formati dei piccoli gruppi di ragazzi, ma soprattutto ragazze, sostenitrici del progetto e che si ritrovano in quello che scrivo e nella mia attitudine verso le cose, la musica, la vita. Alcune di loro arrivano addirittura a mobilitarsi in azioni che spesso mettono in imbarazzo la mia riservatezza. Non ho pagine né social ufficiali perché è uno sbattimento così atroce (ed in parte così sbagliato) alla quale non ho alcuna intenzione di dedicare le mie energie; da buon pigro non credo nel libero arbitrio, perciò penso che se qualcosa deve succedere, succederà con o senza il nostro contributo di prassi, perciò mi limito a fare sempre e solo quel che mi va di fare senza programmare o progettare: tanto quel che dovrà succedere, succederà e/o viceversa. Se ciò che scrivo piace a qualcuno bene, se non piace l’ho fatto perché tanto non sarei riuscito a non farlo, è una necessità ossessiva che ti fa arrivare in ritardo agli appuntamenti, ti etichetta come persona poco seria, strana, accovacciata nel suo mondo, ma d’altronde una delle pochissime cose che conta per me è poter scrivere secondo la legge dell’irrazionale per spurgare quel pus emotivo che si forma dentro di me ogni giorno e che in qualche modo ha bisogno di venire fuori. Riprenderò l’attività live, ma non è detto che abbia la pazienza e soprattutto la voglia di mantenerla; non ho necessità di suonare, ho necessità di scrivere e comporre che è ben diverso. Suonare è una grandissima fatica, e a me non piace per niente faticare.


Ringraziando Gabriele per la sua disponibilità, segnaliamo che “Anche le cimici si annegano” è disponibile su Spotify, YouTube e sui principali siti di diffusione musicale. Vale sicuramente la pena dedicarci un ascolto attento, perché, al di là dei temi certamente non lievi, nelle canzoni di HotDog&CocaZero emerge una rara capacità di analizzare senza filtri le inquietudini dell’animo umano, attraverso una sapiente esplorazione degli stili musicali contemporanei, risultando così allo stesso tempo profondo e moderno, in un accostamento che si fa ulteriore allegoria delle contraddizioni irresolubili della nostra vita.

Buon ascolto!

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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