Gym Studio Music, la culla del rap pinerolese

Oggi giovedì 7 maggio è uscito “La vita del signore”, il nuovo singolo dei rapper Mezzi Termini e Falce, ennesima produzione dell’instancabile squadra del Gym Studio Music. L’occasione è ghiotta per parlare di un genere che, colpevolmente, non ha mai trovato molto spazio sulle nostre pagine, ma che a Pinerolo e dintorni si sta sviluppando molto concretamente e si sta costruendo una credibilità di rilievo anche su scala nazionale. Il rap, e tutta la corposa lista di sottogeneri e varianti che ne derivano, sono in epoca contemporanea la forma di espressione musicale più diffusa tra le nuove generazioni, l’unica ad essere in grado oggi di incarnare diffusamente le tensioni e le pulsioni dei millenials, dopo che il rock, con la fine del movimento grunge, ha progressivamente perso la sua forza eversiva. Nei suoi quarant’anni e oltre di storia, con centro nevralgico gli Stati Uniti dove è nata la cultura hip hop di cui fa parte, non sono mancati importanti esponenti di matrice italica. Ma solo da una decina di anni si è osservata una diffusione a macchia d’olio e un successo tali da renderlo oggi uno dei fenomeni musicali più radicati e più amati anche nella nostra Penisola. Il proliferare di artisti che scelgono questo ambito stilistico per raccontare loro stessi, e il mastodontico riscontro di pubblico evidenziato dai numeri enormi di ascolti e visualizzazioni sulle principali piattaforme di diffusione musicale, sono la cartina di tornasole della perfetta aderenza generazionale del genere. Ma ne è una prova efficace anche la marcata apertura che ad esso viene rivolta dai media, anche quelli più nazional-popolari come le radio o i talent – non sempre permeabili a ciò che va controcorrente – che pur contribuendo a mutarne parzialmente i caratteri “controculturali”, non ne stanno indebolendo la forza comunicativa.

Per chi non se ne forse accorto, come si accennava a inizio articolo, anche nel Pinerolese si sta affermando, secondo una politica di piccoli ma risoluti passi, una scuola rap di tutto rispetto, che si sta facendo notare anche e soprattutto – nemo propheta in patria – a livello nazionale. Stiamo parlando del già citato Gym Studio Music, i cui artisti hanno sfornato nel corso degli ultimi due anni un corposo numero di singoli ed EP, attirando le attenzioni di appassionati e addetti ai lavori. Ultimo successo in ordine di tempo, l’inclusione di alcuni singoli sulle playlist dedicate di Spotify. Cosa non proprio da poco. Per farvi conoscere meglio l’attività del Gym Studio Music, abbiamo ospitato i due ideatori del progetto, Falce e Peta, al secolo Alberto Falcetta e Alessandro Petacca, che gentilmente ci hanno concesso un po’ del loro tempo per raccontarsi a noi e ai nostri lettori.


Il Gym Studio nasce nel 2018 a Cumiana dall’idea di Falce e Peta, due amici accomunati dalla passione per il rap. Ci raccontate nel dettaglio i vostri inizi?

Falce: L’idea del Gym Studio credo sia stato ciò che ha dato un nome e un’identità al modo in cui io e Peta ci siamo sempre approcciati alla musica e, più in generale, alla vita. Entrambi abbiamo avuto delle esperienze molto formative in adolescenza (io il rugby, Peta gli scout) in cui in modi diversi abbiamo appreso il valore della disciplina e dell’apprendimento lento e stratificato. Anche il nostro approccio alla musica è stato improntato su questi due valori. Quando ho iniziato a scrivere e a rappare ho passato un anno ad allenarmi tutti i giorni scrivendo e registrando mille volte le strofe alla webcam del mio pc, ho un hard disk pieno di quei video. I miei inizi, comunque, sono abbastanza banali: in un momento abbastanza buio della mia vita, verso i 19 anni, ho deciso di iniziare a scrivere testi rap perché era una cosa che non avevo mai fatto, nonostante fossi un appassionato del genere da quando avevo 10 anni. Da lì ci ho preso la mano.

Peta: Per quanto mi riguarda, il mio approccio alla produzione è stato simile a quello di Falce nella scrittura: ore e ore di pratica da autodidatta per imparare a usare FL Studio. Parlando invece del mio approccio alla musica, ho iniziato da piccolissimo a suonare la chitarra. Ho sempre amato il rap ma ho iniziato relativamente tardi ad approcciarmici. Il Gym Studio nasce a livello pratico nel 2018, ad agosto. Una sera all’Espresso Italia di Pinerolo Falce mi fa: “mio padre è preso bene, vuole che continuiamo a produrre (ai tempi era uscito da quasi un anno il nostro primo progetto, “Fase anale”), dice di fargli un preventivo su quanto potrebbe costare aprire uno studio”. Capii che era arrivato il momento di fare sul serio: in 15 giorni facemmo il preventivo  e il 15 agosto 2018 insonorizzammo una piccola stanza nel seminterrato di Falce, dove montammo la strumentazione. 

Come nasce esattamente il nome Gym Studio Music?

Falce: Sostanzialmente per caso. La prima sera passata in studio, tutto eccitato per l’aria di novità, in preda a una crisi megalomane dissi testuali parole: “cioè se ci pensi ogni luogo importante nel mondo ha un nome stra semplice: Nilo in egiziano vuol dire tipo grande fiume, la Piazza del Plebiscito si chiama così perché lì ci sarà stato qualche plebiscito. Qui siamo in uno studio montato dentro una palestra. Gym Studio. Bom” La cosa evidentemente piacque. 

E perché quel Music alla fine?

Peta: Perché Gym Studio abbiamo scoperto a malincuore essere anche il nome di una palestra di Poirino, così per evitare ambiguità abbiamo aggiunto il Music alla fine. E poi metti Music al fondo ed è tutto più autorevole, fa subito etichetta

Da profani identifichiamo il rap come un genere che si fa portavoce delle tensioni sociali che è più facile riscontrare nelle periferie degradate delle città. Voi invece avete origine in una provincia che apparentemente sembra lontana da un certo tipo di fermento. Come vi siete avvicinati al rap e quali sono le linee tematiche e le visioni che accomunano le vostre produzioni? 

Falce: Sappi che sulla prima parte della tua domanda ci ho buttato buona parte dei sensi di colpa che avevo in adolescenza. Io ho ascoltato il mio primo pezzo rap nel 2005. All’epoca mi ascoltavo Tupac, Notorius BIG, Mondo Marcio, Ensi, Eminem: per quello che potevo capire erano storie violentissime, di povertà e sofferenza che avevano come scenario proprio le periferie degradate. Puoi capire che io, che a 10-11 anni vivevo in una casa di 13 stanze e due bagni in piena campagna, mi sentissi un pelo fuori luogo ad ascoltare certe storie. Però sentivo quei testi, mi colpivano fortissimo. Mi riconoscevo nelle parole, raccontavano una rabbia e una frustrazione che sentivo mia. Oggi, dopo ormai una vita passata ad ascoltare questa musica e ad osservarne la crescita in Italia e nel mondo, penso che in realtà non abbia un confine geografico, sociale o economico perché è musica vera, fatta da gente che racconta esattamente cosa sente e cosa pensa. È un ottimo veicolo per i giovani per raccontare ed esorcizzare malessere e disagio, purtroppo anche loro senza confini: ci sono nella ridente provincia di Torino come nel Bronx. In mia personalissima opinione, penso che la crescita del movimento hip-hop sia direttamente proporzionale alla crescita del senso di esclusione e di oppressione, e di quest’ultimo nel trascorso decennio ce n’è stato in abbondanza. Hai notato che il rap ha cominciato a crescere come genere dopo la crisi finanziaria del 2008? Ed in Italia, nello stesso periodo, la provincia ha giocato un ruolo fondamentale nel mercato nazionale: tra i best sellers italiani ci sono un sacco di persone che arrivano proprio da contesti provinciali. Pensa a Salmo, che è tra i numeri uno e viene da Olbia! 

Peta: Mi associo al pensiero di Falce. Anche io ho iniziato ad ascoltare questa musica da giovanissimo. È una questione di sensibilità: puoi sentire quello che vuole comunicare una persona anche se ha vissuto in contesti radicalmente diversi dai tuoi, e riconoscertici. Parlando del contesto locale, ad ogni modo, penso che la situazione in cui viviamo oggi sia molto difficile anche qui. La pandemia non ha fatto altro che mettere in luce una condizione di stress prolungato che affligge milioni di persone, da Pinerolo a Catania, iniziata ben prima del 9 marzo 2020. Molta gente vive in situazioni economiche difficili con orari di lavoro massacranti oppure si ritrova licenziata da un giorno all’altro. Si sente la precarietà, lo senti per strada. Quello che sentiamo dalle nostre parti è soprattutto lo sconforto, quella merdosa sensazione che sia troppo tardi per tutto, il senso di sconfitta, la poca fiducia in sé stessi, sia a livello collettivo che individuale. Per rispondere all’ultima parte della tua domanda, credo che un comune denominatore della nostra musica sia proprio il contrastare questo sconforto. Cerchiamo di motivare la gente con la nostra musica, di spronarla a credere in sé stessa. La visione che ci guida è vedere il luogo che ci ha cresciuti rinato grazie allo sforzo e alla speranza collettiva. Avere fede insomma, capisci?

Falce: Penso che questo messaggio si senta molto in Quercia, il nostro ultimo album, il primo lavoro rilasciato dal Gym Studio. Il messaggio che, invece che ricercare la felicità nel continuo spostarsi, essa si trovi forse nel lento e costante miglioramento del luogo in cui ci troviamo, proprio come la presenza di una quercia migliora sotto molti aspetti il luogo in cui essa cresce. Insomma potremmo parlarne per giorni a riguardo, ma credo che abbiamo raggiunto una buona sintesi. 

Qual è il processo per cui, da un’attività casalinga, si arriva a una realtà produttiva con risonanza nazionale come sta accadendo a voi?

Peta: Grazie alla crescita stratificata di cui si parlava prima. Non c’è una formula magica, bisogna applicarsi alle cose. Non solo nell’ambito della semplice produzione musicale, quello è il 10% del lavoro; bisogna interpretare il mercato, intessere una rete di contatti e rapporti, coltivare il proprio pubblico, raggiungerne di nuovo, studiare le forme contrattuali e trovare quella più conveniente, tenersi aggiornati. Tutti i giorni, per più ore possibili. Il mercato musicale, così come ogni altro ambito imprenditoriale, non è guidato dal caso, anche se spesso vi è questa percezione superficiale. Ciò che si guadagna per caso va perso se non si hanno le capacità per mantenerlo. Noi, che pure abbiamo appena sfiorato questa “risonanza nazionale” di cui parli, possiamo dire di stare sperimentando la quantità di impegno e costanza che ciò richiede.

A parte questo momento di emergenza sanitaria, il nostro territorio è normalmente un’area di grande fermento culturale e artistico, ma di eventi strettamente legati al rap se ne vedono pochi, e sono spesso relegati a nicchie che non rispecchiano il grande riscontro che il genere ha a livello nazionale e internazionale. Come vi relazionate con la scena musicale pinerolese?

Peta: Come posso relazionarmi con qualcuno che non vedo? Non fraintendermi, non dico che non ci siano musicisti nella nostra zona: ce ne sono, e di certo non mancano i talenti, ma bisogna mettersi d’accordo sul significato del termine scena musicale. Io la intendo come un gruppo di persone che si adopera in modo continuativo nell’ambito musicale, persone che il pubblico riconosce come “facente parte della scena” per longevità e impatto mediatico. Se ognuno di noi tre si mettesse ora a fare, con carta e penna, una lista dei nomi delle persone facenti parte della scena musicale pinerolese, credo che queste liste avrebbero pochi nomi in comune. Di questi nomi, quanti si mantengono con la loro musica? Quanti hanno avuto una carriera (o comunque un periodo di attività) più lunga di 5 anni? In quanti hanno riscosso successo anche oltre ai confini regionali? Restano in pochi. Manca la continuità nel Pinerolese, è un dato di fatto, e non biasimo per questo, perché la motivazione principale di questa discontinuità è chiara e ne sentiamo il peso anche noi. Perché è difficile. È molto difficile ottenere risultati concreti in modo continuativo. E questo è reso ancora più difficile dal fatto che vi è dalle nostre parti una profonda ignoranza sul funzionamento del mercato musicale. La percezione collettiva è che il successo avvenga per due motivi: o sei fortunato, oppure ti sei “venduto” ai massoni della musica sporchi e cattivi. Invece si tratta di un processo, un lungo, faticoso e per nulla chiaro processo di crescita, che si basa sui principi che ti ho detto poco fa sul come mandiamo avanti il Gym Studio.

Falce: Un altro motivo che rende tutto molto difficile è il campanilismo. C’è poca comunicazione in provincia, soprattutto in ambito musicale. Almeno parlo della mia esperienza nella scena musicale rap di zona. Nessuno chiede. Nessuno parla. Gli eventi rap che riescono a riunire un numero significativo di persone nel pinerolese sono veramente pochi. In merito posso dire che qualcosa l’abbiamo fatto, negli ultimi due anni: Il Rap Uss. Nato nel 2018 come evento a cadenza annuale, è riuscito in due edizioni a riunire prima 350 e poi 600 persone sotto un palco, a Cumiana, su cui si è esibita una folta line-up di rapper locali per quattro ore di concerto. Completamente autofinanziato, ci tengo a precisare: sarebbe bello avere un aiuto economico dalle istituzioni per gli anni successivi. Ci consentirebbe di alzare l’asticella, e sicuramente aiuterebbe a far crescere il movimento in modo sano, ossia più in live che sui social. 

Parliamo più nello specifico del vostro lavoro. Come scegliete gli artisti da produrre? Come si entra nella vostra squadra?

Falce: ci si deve piacere. È sostanziale. Ancor prima che dal punto di vista artistico/professionale, sul lato umano. Questa condizione si fa ancora più importante dal momento che lo studio sta in casa dei miei genitori, a pochi passi dal tavolo dove la mia famiglia si siede a mangiare. Se lavori con me, per forza di cose devo presentarti alla mia famiglia e se non sei rispettoso, non entri.

Sulle vostre pagine social si legge che oltre agli artisti, nel vostro team ci sono designer, videomaker, e figure a vario titolo. Per chi sta al di fuori del vostro mondo, in cosa consiste esattamente il vostro lavoro?

Peta: Il nostro lavoro si divide sostanzialmente in due momenti: la produzione del contenuto e la sua promozione. Il primo momento è gestito dal nostro roster di artisti e da me, che in qualità di producer mi occupo di creare la parte strumentale del brano su cui l’artista andrà poi a mettere la sua voce. Ultimamente mi sta affiancando in modo sempre più efficace il giovane e promettente Iulian Balan, producer classe ’97. Il processo non è mai uguale da un brano all’altro: nella fase creativa mi occupo anche di sviluppare assieme agli artisti il concept del brano ed eventualmente dell’album o EP di cui farà parte, anche se in questo caso deve essere l’artista ad avere le idee chiare. Successivamente ci si occupa della parte visual del prodotto, che si tratti di copertine, foto, videoclip o materiale promozionale per i social. Questo compito è svolto dal nostro team di videomaker, grafici e fotografi, che attualmente conta 6 persone che collaborano con noi più o meno continuativamente. I membri più attivi sono Luca Madeddu, fotografo e videomaker che ci accompagna ormai da gennaio 2019, Federico Incarbone, Luca Vanzetti e Stefano Ferrero. Saltuariamente collaborano con noi Lorenzo Colamonico e Tommaso Parise, rispettivamente grafico e videomaker. Dopodiché si passa alla promozione del lavoro. Di questo ci occupiamo io e Falce in qualità di label managers, in quanto ci occupiamo del rapporto coi distributori e gli editori che ci seguono dal punto di vista burocratico, e coordiniamo il lavoro che sta facendo il nostro neonato ufficio stampa. A questo si affianca il lavoro di Lorenzo Greco, che si occupa dell’interfaccia coi locali e dell’organizzazione delle date live in qualità di tour manager. 

Falce: C’è da dire che allo stato attuale, essendo ancora poco strutturati, ognuno fa tutto quello che c’è da fare al meglio delle proprie capacità. È un piacere però constatare che dopo soli due anni, lavorando da una ex palestra in un seminterrato, abbiamo sviluppato un team di circa 15 persone, più o meno coinvolte.

Potete farci una panoramica degli artisti che attualmente state producendo e su cosa state lavorando per l’immediato futuro?

Falce: Attualmente gli artisti facenti parte del roster GSM siamo io, Mezzi Termini, Vinz e Subzero. Tutte eccellenze locali in ambito di liricismo e presenza sul microfono. Rapper forti. Ho visto questi ragazzi crescere in studio come sul palco e hanno fatto degli album che, vi assicuro, vi lasceranno sorpresi. Per quanto riguarda il presente e il prossimo futuro, il nostro obiettivo è quello di ottenere dei buoni contratti per i tre album inediti che abbiamo già pronti. Si spera di ottenere questo risultato nel più breve tempo possibile, massimo entro settembre. Per quanto mi riguarda, da metà maggio con l’allentarsi del lockdown spero di poter far tornare Peta in studio perché abbiamo tanta musica nuova da fare. 

Peta: Sempre parlando di prossimo futuro, vorremmo aprirci a nuove collaborazioni con artisti locali e non. Lanciamo l’appello: se te la senti, contattaci sui nostri social e mandaci la tua demo alla mail gymstudiomusic@gmail.com.

Grazie


È Groovin’ a ringraziare i ragazzi del Gym Studio Music per le loro interessanti considerazioni, tramite le quali anche il nostro portale può da oggi offrire nuove prospettive di osservazione del mondo rispetto a quelle che abbiamo proposto fino a qui. In chiusura vi proponiamo l’ultima gemma dello Studio, ossia il nuovo singolo di Mezzi Termini, di cui accennavamo in precedenza. Ma siccome il team è molto variegato e la discografia si sta facendo corposa, pensiamo di fare cosa buona e giusta nel condividervi la playlist di Spotify con il meglio dell’etichetta, e i collegamenti alle singole pagine dei quattro artisti in organico. Non ci resta che augurarvi buon ascolto e buone riflessioni.

Ones

Il roster degli artisti del Gym Studio Music
Falce 
Vinz 
SubZero 
Mezzi Termini
ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

2 thoughts on “Gym Studio Music, la culla del rap pinerolese

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: