HotDog&CocaZero, gli EP della quarantena

Ci risiamo. Alzino la mano quelli che pensavano, o almeno speravano, di non ritrovarsi nuovamente chiusi in casa a causa della pandemia. Forse eravamo tutti consci che sarebbe arrivata una seconda ondata, ma sotto sotto contavamo in una qualche buona stella che ci evitasse di rivivere il periodo straniante e straziante della scorsa primavera. Invece, come se niente fosse, siamo ripiombati in pieno lockdown. Per qualcuno, però, oltre a essere quasi uno stile di vita, l’isolamento costituisce un’occasione per fertilizzare la creatività, dando sfogo a esigenze espressive, prendendo magari spunto proprio dalle riflessioni che un repentino e forzato cambiamento di abitudini porta inevitabilmente con sé. In questa categoria sembra rientrare anche Gabriele Scarpelli, con il suo alter ego musicale HotDog&CocaZero. In realtà, non si può dire che faccia proprio vita da asceta, ma la scelta inconsueta di vivere in un hotel, adottando uno stile che lui stesso ha definito bohémien, lo pone in una posizione vagamente misantropa, in adesione quasi perfetta alle esigenze normative attualmente in vigore. E in questo periodo così assurdo della nostra Storia, Gabriele sembra aver trovato una condizione di grande ispirazione, tant’è che negli ultimi dodici mesi ha pubblicato quattro EP e un libro di poesie, alcuni dei quali già finiti sotto i nostri riflettori nei mesi scorsi.

Durante il periodo di clausura forzata, tra il marzo e il maggio scorsi, HotDog&CocaZero pubblica due mini raccolte, “Pillole e quarantene” e “Sono due ore che penso a come intitolarlo”, in cui rinnova la necessità di raccontare il suo malessere attraverso la trasparente apertura della sua interiorità. I due lavori sono piuttosto diversi tra loro, sebbene siano accomunati dal medesimo stile di scrittura – in continuità con il consueto approccio contenutistico – e da un evidente condizionamento derivante dalla pandemia e dalle restrizioni ad essa connesse. Il primo rivela questo connubio fin dal titolo. Come chiarisce lo stesso autore, “Pillole e quarantene” è un “esperimento emo-trap“, che fonde le sonorità “elettro” tipiche del genere, evidenti soprattutto nella struttura ritmica, con gli argomenti più caratteristici dell’emo-rap. Proprio sulle peculiarità emo-rap – Wikipedia lo definisce come un sottogenere più emotivo e personale, che tende a concentrarsi su temi come “la depressione, la solitudine , l’ansia, l’abuso di droghe, il nichilismo, il suicidio e le delusioni amorose” – Scarpelli sta costruendo il suo intero repertorio, ma in quest’ultimo lavoro ha ulteriormente allargato il novero di riferimenti. Pur senza l’autotune, e senza certe deprecabili ossessioni contenutistiche che spesso ne determinano i testi, i timbri contemporanei e le scelte interpretative lo immergono per un attimo nell’universo trap. Un pollice in su per la capacità di scrittura – ma da lui ce lo aspettiamo – che emerge soprattutto in “7 Lame”, interpretata con un buon flow da rapper consumato, e in “Fantasmi”, declamazione poetica visionaria dal significato poco chiaro ma in grado di innescare riflessioni profonde nei confronti delle immagini evocate.

Il secondo EP, “Sono due ore che penso a come intitolarlo”, invece abbandona le sonorità trap per tornare a timbri più “veri”. In evidenza la traccia di apertura “Iperuranio”, cavalcata grunge (emo-grunge?) in cui poche frasi descrivono efficacemente, spiazzando con l’ambiguità dell’incontro tra un contenuto disperato e il taglio dissacrante della narrazione, l’angustia dei mesi di coprifuoco primaverile. Completano il lavoro tre ballad dall’armonia raffinata: “Autogrill”, che preconizza l’esclusione dei ristoranti autostradali dai provvedimenti di chiusura previsti dai decreti autunnali, e sancisce il loro status di zone franche per la socialità negata dal Covid; “Fentanyl”, in cui i medicinali tornano ad essere protagonisti, in questo caso come metafore di stati emotivi; e “Se hai bisogno chiama”, nella quale Scarpelli rinuncia alle parole tanto amate, per compiere solo un vocalizzo che non spiega il titolo, ma che ne offre una duplice interpretazione, che va dall’offerta sincera e appassionata al silenzio indifferente.

Più volte abbiamo raccontato di un cantautore stravagante per il suo modo di accoltellare l’ascoltatore con una schiettezza disturbante. Ma credo che la sua potenzialità espressiva vada ben oltre quella di un artista emo-compatibile. Forse perché, di recente, ho avuto modo di conoscere anche il lato più istrionico del suo personaggio, oppure perché dopo quattro album diventa possibile osservare la sua opera in modo più esteso. O forse perché nel giro di dodici mesi anche il suo modo di affrontare certe tematiche si è un po’ edulcorato e certi spigoli si sono smussati. O forse è a causa di tutte queste cose insieme. L’inquietudine, infatti, sembra regredire al livello di atmosfera generale, lasciando il posto a un barlume di’”autoironia”, una leggerezza che Scarpelli rivendica spesso ma che, a essere onesti, nei primi lavori, in mezzo a una negatività quasi parossistica, stentava davvero a emergere. Nelle parole di HotDog permane comunque un innato senso di osservazione per le profondità dell’animo umano. Che questo poi venga raccontato secondo la propria esperienza di vita e il suo peculiare approccio stilistico; che questo sia, nel suo essere estremamente personale, lontano dall’abbracciare universali culturali onnicomprensivi; che il suo tocco sia certamente grezzo e non comporti ricercatezze né letterarie né compositive; che le sue linee melodiche a volte rischino di scadere un po’ in un andamento cantilenante e vagamente ripetitivo; sì, che ci sia tutto questo nelle canzoni di Scarpelli, può essere. Ma intanto sa toccare corde che, di fronte al suo modo sfrontato di parlare delle debolezze umane, vibrano e risuonano fin negli anfratti più nascosti della nostra interiorità. E inoltre, a meno che sia uno splendido attore e ci stia ingannando tutti, nell’urgenza espressiva e nel fine salvifico delle sue parole, la sua autenticità appare innegabile.

Buon ascolto.

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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