DEDICATO AI PINK FLOYD – La Cellula Generatrice

Nel 1977 usciva “Forse le lucciole non si amano più”, capolavoro della band astigiana “La Locanda Delle Fate”, considerato per consuetudine il canto del cigno del Rock Progressivo italiano classico. Nella seconda metà del decennio il prog stava infatti per essere fagocitato dalle nuove tendenze – punk, new wave, disco music, synth pop – che avrebbero traghettato uno dei periodi più affascinanti della storia musicale recente verso gli Anni Ottanta e le loro contraddizioni. Questo non accadeva solo nella nostra Penisola, il cambio generazionale fu ovviamente un fenomeno planetario. Ma per quanto ci riguarda, con quel disco, si concludeva un’epopea di livello sublime, iniziata intorno al 1971 e durata un lustro abbondante, durante il quale vennero sfornati dischi straordinari in grado di competere, come in pochi altri casi, con le grandi scuole internazionali.

Per la verità, al di là delle scansioni temporali tradizionali, la voglia di sperimentare non si esaurì completamente con la fine del decennio. L’onda lunga di quella fortunata stagione continuò a riverberarsi anche negli anni successivi, in una concatenazione di influenze e ispirazioni che sono vive ancora oggi. Ma l’intensità non era più quella di prima. L’abbrivio si stava infatti stemperando sotto i colpi mortiferi delle nuove mode, che ebbero comunque buon gioco di fronte all’affievolirsi delle precedenti spinte primigenie verso l’innovazione stilistica e la libertà creativa. Così, in seguito al mutamento degli orizzonti, le case discografiche e i produttori furono indotti a investire sempre meno in ambito progressivo, decretando la crisi definitiva di un movimento che, pur ancora vivo nel sottobosco, stava inesorabilmente cedendo il passo ad altre forme espressive.

Un destino analogo attendeva anche La Cellula Generatrice, band pinerolese di rock strumentale, tra le pochissime formazioni del nostro territorio – forse la prima, se non addirittura l’unica – a dedicarsi alla composizione ed esecuzione di musica inedita di matrice prog. Al sodalizio non mancava di certo l’estro e l’inventiva, e tanto meno la capacità di emanciparsi dall’autocompiacimento narcisistico che stava contagiando tanti suoi omologhi più noti. Ma questo non fu sufficiente per impedire alla band di subire di riflesso la minore attenzione rivolta al genere dagli addetti ai lavori. La Fonit Cetra di Torino aveva inizialmente manifestato l’interesse a una produzione discografica, il materiale era pronto, ma poi non se ne fece più nulla. Così, La Cellula Generatrice, formatasi proprio in quel 1977 che molti ritengono il viale del tramonto per il prog italiano, dopo poco più di un anno aveva già concluso la sua avventura. Senza che, per altro, venisse consegnata ai posteri alcuna testimonianza tangibile della sua musica. Sopravvissero allo scioglimento solo alcune registrazioni, catturate all’epoca durante le prove o in alcune rare esibizioni dal vivo, che fino a pochissimo tempo fa erano rimaste confinate nell’ambito strettamente privato di chi visse quegli eventi in prima persona.

Da qualche settimana, invece, è stato annunciato che proprio quelle registrazioni diventeranno finalmente un disco, per la soddisfazione degli amanti dei suoni d’annata, ma anche per chi ripone un affetto incommensurabile verso il fermento artistico locale. Grazie anche all’intercessione del lusernese Paolo Barotto, stimatissimo appassionato e cultore di musica progressiva, già autore di alcuni libri di grande successo sulla materia, la Cosmo Record – piccola etichetta indipendente del Nord Est italiano – darà alle stampe parte del materiale recuperato, colmando un vuoto che perdurava da più di quarant’anni. L’album si chiamerà “Dedicato ai Pink Floyd”, uscirà nella tiratura limitata di 200 copie e comprenderà un 7″ a 33 giri con tre tracce e un CD, che conterrà, oltre ai brani del vinile, altre tre composizioni inedite e due bonus track. Al netto dei limiti sonori dovuti allo stile bootleg delle registrazioni, sulle quali è stato effettuato un appena percettibile lavoro di sistemazione e “restauro”, l’album pone in evidenza il grande talento di musicisti, all’epoca appena diciottenni, che in poco più di un anno avevano trasformato gli esordi ancora acerbi, e non privi di qualche sbavatura, in una formazione coesa e dal grande piglio ritmico.

L’EP si aprirà con il brano “Rock 800”, registrato in prova presso gli Studi Regina di Pinerolo dalla prima line-up, con Marco Grand (Chitarra), Maurizio Viglianco (Flauto), Enrico Noello (Batteria) Claudio Zoppi (Tastiere) e Miky Rissolo (Basso). Si tratta di una mini-suite in cui si mescolano abilmente alcuni dei temi prediletti del prog d’annata: richiami ad atmosfere medievali, riff enarmonici di hammond che rinviano alle colonne sonore coeve da B-movies, spinte ritmiche quasi heavy prog, e una bella chiusura che ricorda i passaggi più melodici del Banco. La stessa formazione esegue anche la traccia che conclude il lato B e che dà il titolo al disco, in cui le chitarre “gilmouriane” omaggiano i Pink Floyd e li eleggono a principale modello di ispirazione. La scaletta del vinile è completata da “Introduction”, composizione sontuosa ancorché meno articolata da un punto di vista armonico, registrata nel ’78 durante un concerto al Teatro Primavera dalla seconda formazione, che salutava Viglianco, Zoppi e Rissolo, sostituiti dal bassista Luciano Priotto e dal percussionista Paolo Crepaldi. Con questo stesso schieramento, e durante il medesimo live, La Cellula Generatrice registrò anche “Otton 49 Psicofarmaco”, il pezzo di questo lavoro che appare più strettamente prog, nei suoi accostamenti di hard rock, melodie “crimsoniane”, incisi tribali e un finale ipnotico. Il brano è uno dei tre inediti del CD, insieme a “Last Visions” e “Gran Finale”, questi ultimi eseguiti invece dall’ultima formazione della Cellula. Con il ritorno di Maurizio Viglianco, facevano il loro esordio anche Vincenzo Cristiano (Basso) – per molti, il “Cenz” del “Santo Bevitore” di Pinasca – e Giorgio Comba (Tastiere). Le due tracce catturate durante le prove presso gli Studi Bellevue di Torre Pellice evidenziano il netto miglioramento ottenuto dalla Cellula nei suoi ultimi mesi di attività, soprattutto grazie al rinforzo ritmico che l’acquisizione di stilemi funk aveva apportato all’intero progetto.

Stava nascendo una grande band, che purtroppo però risultò fin da subito anacronistica. Sul mercato c’era infatti sempre meno posto per il largo respiro della musica prog. Questo fu l’unico limite di un gruppo di musicisti giovanissimi, che a dispetto dell’età avevano le idee chiare e capacità tecniche e compositive rimarchevoli. Il processo in atto li avrebbe sicuramente portati in pochi anni a diventare un fenomeno importante per la musica progressiva. E invece furono una meteora e non lasciarono allora testimonianze registrate del loro passaggio. Oggi si riempie finalmente uno spazio, finora delittuosamente lasciato in bianco, con una pubblicazione che si erge a imprescindibile oggetto di culto, non solo per gli appassionati di storia musicale locale, ma anche più in generale per gli amanti del prog italiano tour court.

Potete prenotare la vostra copia contattando la Cosmo Record attraverso la sua pagina Facebook ufficiale, che si trova al seguente indirizzo: https://www.facebook.com/COSMORECORD-Edizioni-Progressive-Alternativa-Christian-Pop-DIMAR-291409524216033.

Buon viaggio indietro nel tempo.

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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