TEMPI STRAORDINARI – Quilibrì

Nel 2020, pubblicato dall’etichetta pugliese Auand Records, è uscito il disco “Tempi straordinari”, l’ultimo lavoro dell’ensemble Quilibrì. Dietro a questo nome si cela un minuzioso lavoro di ricerca e sperimentazione che fa capo al saxofonista Andrea Ayassot. Originario della Val Pellice, Ayassot è considerato da almeno una ventina d’anni uno degli interpreti italiani più significativi del suo strumento. Ascrivibile, almeno per formazione, all’universo jazzistico, Ayace ha imboccato da tempo una strada che lo traspone al di fuori di ogni confine tassonomico e lo colloca più genericamente nell’ambito della musica contemporanea.

la copertina di Tempi Straordinari, il nuovo album dei Quilibrì

Il suo approccio innovativo alla composizione, basato sullo studio delle possibili analogie tra intervalli melodici e ritmici, trova lo spazio ideale proprio nei Quilibrì, giunti lo scorso anno al loro quarto capitolo. Dopo “Eco fato” del 2009, “Il dado è astratto” del 2012 – uscito per la prestigiosa El Gallo Rojo – e “Note dei tempi” del 2017, “Tempi straordinari” chiude in qualche modo il cerchio del viaggio teorico-compositivo del musicista. Un percorso che si pone l’ambizioso obiettivo di scoprire i sentieri inesplorati della scrittura musicale, attraverso un metodo sofisticato che per certi versi ricorda il rigore della corrente dodecafonica e dei suoi procedimenti quasi matematici. L’album esce in CD, corredato da un manuale nel quale vengono approfonditi i fondamenti-base delle sperimentazioni in esso contenute.

I musicisti di “Tempi straordinari”

Quilibrì è da sempre un progetto permeabile ai mutamenti di formazione. Ayassot ama far ruotare gli interpreti dei suoi lavori e in ogni disco si attornia di musicisti diversi rispetto ai precedenti, palesando nello stesso tempo la centralità del proprio ruolo e la voglia di imprimere una certa personalizzazione stilistica all’esecuzione, diversificata a seconda degli artisti coinvolti. Ad accompagnare il sax soprano di Ayace, in “Tempi straordinari” troviamo i percussionisti Claudio Riaudo e Adriano De Micco, i chitarristi Enrico Degani e Pino Russo, Nelide Bandello alla batteria, Aldo Mella al contrabbasso e Stefano Risso al basso. Proprio da quest’ultimo ci siamo fatti raccontare qualcosa del disco e delle sue implicazioni artistiche e teoriche.

Stefano Risso ci racconta “Tempi straordinari”, l’ultimo lavoro dei Quilibrì

Stefano Risso, contrabbassista torinese, nel nuovo disco dei Quilibrì
Stefano Risso

“Suono con Ayace da più di 20 anni – ci racconta Risso – abbiamo condiviso gruppi, io l’ho chiamato a suonare nei miei progetti e lui ha chiamato me nei suoi. Non ci siamo fatti mancare nulla, neanche i litigi. E ogni volta è stata una sfida, sempre un piccolo tassello da aggiungere alla conoscenza. Perché, in un modo o nell’altro, la meta era sempre perlustrare quello che fino a quel momento ci era sconosciuto“.

“’Tempi straordinari’ – continua il bassista – è la punta dell’iceberg di quel percorso: questo oggetto, che sta a cavallo fra un disco e un libro (e fra queste due forme non saprei dire bene che cosa è maggiormente), è sicuramente densissimo di contenuti. Studiare questo materiale per riuscire a suonarlo mi ha costretto ad approfondire concetti e tecniche (nel loro senso più lato) che da anni, grazie ad Ayace, porto avanti. Aprire la porta sullo sconosciuto è sempre spaventevolmente appassionante. Scoprire cose che non conosco per farle mie è sicuramente il motivo più forte che mi lega alla musica. E la visione poliritmica di questo libro è una di quelle porte aperte”

Stefano poi sviscera in profondità anche i contenuti del libro.” Appena ricevuto – commenta – l’ho voracemente letto ed ascoltato. Me lo sarei aspettato “più divulgativo”, con spiegazioni più esplicite che avvicinassero il lettore a questa sua visione complessa, ma sicuramente interessantissima. Quando gli ho sollevato questi miei dubbi, la risposta di Ayace è stata “lì dentro c’è tutto il materiale sufficiente per arrivare a capire, se il lettore ha voglia di capire. Basta solo cercarlo!” Concordo, non fa una piega. È vero, sicuramente c’è tutto quello che ci deve essere”.

“Scale non consuete che esulano dai soliti cliché di linguaggio”

E sul contenuto musicale: “Le composizioni sono dei bei giochi di incastro. La connessione fra ritmo e intervalli c’è sempre. Ma spesso è connessa su differenti livelli. Spesso c’è una connessione melodica, predominanza di intervalli melodici che coincidono con l’intervallo interno del poliritmo. Altre volte la connessione è armonica, accordi che contengono al loro interno l’intervallo esplicitato del poliritmo in questione. Alle volte ci sono entrambe e in questo caso i tre parametri Armonico Ritmico e Melodico combaciano. Il gioco non è proprio così semplice tipo scala maggiore corrisponde a 5 su 4. Spesso c’è l’utilizzo di scale non consuete e che vanno studiate apposta perché esulano dagli abituali cliché di linguaggio“.

Sui metodi attraverso i quali le nozioni teoriche snocciolate da Ayace vengono poi concretamente trasformate in brani completi, Risso conclude con una precisazione. “La questione interessate – ci spiega – è che Ayace ti lascia molto libero nella realizzazione finale della take ma amerebbe che il musicista che suona il brano cercasse il rigore che è stato applicato nella composizione anche in tutta la parte improvvisata. Il che non è per nulla semplice e implica uno studio analitico e strumentale del brano molto approfondito

I brani – prosegue – sono molto rigorosi e dettagliati. Le indicazioni che Ayace dà a voce sono pochissime. Come se già tutto ci fosse nel brano scritto su carta. Anche se poi i confronti sulla musica, siccome io e lui suoniamo assieme da 25 anni, sono infiniti e procedono su un filo comune da sempre. Possono durare notti intere. I brani sono trascritti su partiture in forma di Score. Una parte che è uguale per tutti i musicisti. Si suona tutti su una stessa struttura, sempre. Strutture spesso brevi ma molto articolate e curate nel minimo dettaglio. In pochi casi sono improvvisate”.

Dove trovare “Tempi straordinari”, l’ultimo lavoro dei Quilibrì

Un lavoro complesso, che per la sua fruizione richiede pazienza e dedizione. E forse anche una preparazione teorica sopra la media. Ma siamo di fronte, come raramente accade, a un lavoro fortemente innovativo, dove la parola “sperimentale” non è solo uno stereotipo con cui troppo spesso ci si riempie la bocca, ma un oggettivo dato di fatto. Varrebbe la pena un po’ per tutti affacciarsi su un universo così fuori dagli schemi. Anche soltanto per respirare aria nuova, per inaugurare un ascolto da una prospettiva inconsueta e fare proprio un punto di vista originale rispetto ad abitudini sempre più fossilizzate sulla comfort zone del già sentito.

Il disco non lo potete ascoltare in streaming, anche se su Spotify trovate i tre precedenti album con i quali è già possibile farsi un’idea. Ma d’altronde un lavoro di questo tipo merita spazi consoni all’architettura espressiva che offre, anche per l’abbinamento con il libro che risulta effettivamente imprescindibile. Un volume di 78 pagine, con analisi, riflessioni e dimostrazioni dei fondamenti da cui muove tutta l’opera, impreziosite dalle illustrazioni di Luca Storero, un altro artista pinerolese che stiamo imparando a conoscere in tutto il suo eclettismo. Il pacchetto completo è acquistabile su una serie di siti specializzati in musica jazz. Ne abbiamo selezionati tre per voi:

In chiusura di articolo vi proponiamo anche una piccola clip di presentazione dell’album, estratta dalla pagina Facebook della Auand Records. Buon ascolto!

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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