NEW DOOR – Torino Unlimited Noise

“New Door” è un titolo che omaggia soprattutto quella che ancora oggi è la più importante stazione ferroviaria di Torino. Sebbene, negli ultimi anni, altri snodi abbiano visto incrementarsi il proprio traffico e la propria popolarità, specie per noi che arriviamo dalla provincia, Porta Nuova rimane il principale punto di partenza e capolinea per tutte le tratte nazionali su rotaia da e verso il capoluogo sabaudo. Simbolo quindi di viaggio, di movimento, di collegamento e interscambio con altri mondi, di treni in transito, che nell’immaginario comune rappresentano opportunità da cogliere e occasioni da non perdere. La “porta nuova” dei Torino Unlimited Noise è dunque anche quella che si apre su territori sonori inesplorati, su strade sconosciute da perlustrare, sull’esigenza di rendersi permeabili alle più varie contaminazioni artistiche e culturali.

Non è certamente la prima volta che il jazz, nei suoi tentativi di rinnovamento, cerca nell’elettronica nuova linfa e ispirazione. Ma i T.U.N. si spingono più in là rispetto alle sperimentazioni conosciute. Il “rumore senza limite” è quello che affonda le radici nella techno, nei suoi ritmi forsennati e “tamarri”, nei suoi bassi rigorosamente sintiteci, nei timbri acidi portati all’eccesso. Le eccellenti abilità virtuosistiche del trio sono così pervase dalle più ardite ricerche timbriche e armoniche, in un connubio esplosivo che trasporta il linguaggio tradizionale direttamente all’interno di un’affascinante avanguardia avveniristica.

Le sette tracce di “New Door” sono una passeggiata sonora per le vie cittadine. Buona parte di esse possiede infatti un riferimento più o meno velato a Torino e alle sue molteplici sfaccettature culturali e sociali. Non solo quindi la title track, che nelle intenzioni della band rappresenta soprattutto uno sguardo all’interiorità, ma anche “City Card”, ispirata da una serie di scorci e di attrazioni della città. E poi “Balon”, dedicata all’omonimo mercato, centro nevralgico della multietnicità torinese; oppure “Sahara”, che non racconta soltanto delle lande sabbiose nordafricane, territorio di popoli nomadi e punto di transito per chi fugge verso vite migliori, ma offre anche un parallelismo tra il deserto e la città osservata durante il lockdown.

Completano il quadro la rilassata, e più acustica, “Peacefullness”, e le due tracce più propriamente techno-jazz, le ipnotiche “Tunz” e “Unlimited Noise”. Nei titoli di queste ultime si nasconde, in modo più o meno evidente, il nome stesso del progetto, o il suo acronimo. Esse diventano così i brani-manifesto dell’album, quelli che meglio ne condensano l’essenza della ricerca sonora. La preponderante cassa in quattro e i pattern ripetitivi, ispirati a un certo minimalismo, scandiscono l’evoluzione armonica su cui si innestano le improvvisazioni, in una fusione riuscitissima tra l’elettronica più spinta e tutti gli stilemi della scuola jazzistica da cui proviene la band.

L’aspetto più entusiasmante della musica del trio torinese è però il suo approccio live. L’elettronica viene saccheggiata a piene mani, ma non tanto per arricchire artificiosamente il muro sonoro con arrangiamenti in post produzione, quanto per ampliare il lessico a disposizione della propria comunicatività, anche e soprattutto nella dimensione concertistica. Quello che si sente nelle registrazioni in studio viene infatti riprodotto fedelmente anche dal vivo. Il virtuosismo, l’energia e il gusto per l’esplorazione timbrica si completano con la funambolica perizia nel padroneggiare in diretta i dispositivi tecnologici. L’esperienza fruitiva trasporta così l’ascolto in un mondo futuristico e post-industriale, che costituisce un passo deciso verso l’ormai indispensabile rinnovamento del linguaggio jazzistico. Consigliamo, a proposito, la visione di “Live in the Woods”, una ripresa dal vivo di una ventina di minuti realizzata lo scorso settembre per il festival jazz di Edimburgo. Una performance che, anche nella volutamente contraddittoria immersione nella natura, è in grado di condensare efficacemente l’essenza del percorso stilistico dei T.U.N.

torino unimited noise mattia barbieri gianni denitto fabio giachino

Fabio Giachino coi suoi sintetizzatori e il suo incessante desiderio di esplorarne le potenzialità; le ritmiche di Mattia Barbieri, che alterna batterie acustiche ai drum pad; il sax di Gianni Denitto, filtrato spesso e volentieri da una corposa serie di multieffetti. In un tessuto ritmico molto vicino alla dance e alle atmosfere da club, e nei colori sgargianti delle risonanze acustico-sintetiche, si inseriscono così libere improvvisazioni, poliritmie, armonie ardite, atmosfere multietniche e cosmopolite, in un coacervo di influenze più unico che raro. I tre artisti, vere punte di diamante del jazz torinese, creano così un sound che invita più al ballo che all’ascolto puro, ma che non chiede rinunce o compromessi alla loro creatività. Anzi, esso ne amplifica le istanze, trasportandoci senza mediazioni di sorta in una dimensione temporale che sembra preconizzare ignoti orizzonti per l’arte di Euterpe.

Di seguito vi proponiamo, come di consueto, il link Spotify all’album per un suo ascolto integrale. Stavolta però indirizziamo l’attenzione sul video di “New Door”, che arricchisce e completa di genialità visionaria un lavoro già di per sé estremamente corposo di spunti e di idee. La splendida trasposizione immaginifica delle seduzioni sonore dell’album è a opera di Monnox, al secolo Antonello Monno. L’Art Director torinese anima una marionetta danzante, il cui sguardo vacuo e le movenze innaturali riportano un senso di angoscia e claustrofobia, simbolo della prigione sociale dentro cui siamo stati costretti a muoverci negli ultimi mesi. Ci ricorda, con le dovute proporzioni, i personaggi deformi di Chris Cunningham, protagonisti di alcuni piccoli capolavori videomusicali, realizzati anch’essi per figure fondamentali della musica elettronica internazionale, quali ad esempio Björk e Aphex Twin.

Insomma, l’agglomerato di idee che ruotano attorno ai T.U.N. è sublime, anche per la capacità di fondere l’originalità del percorso con la qualità degli esecutori. Il suggerimento definitivo rimane però quello di cercare l’occasione per incrociarli dal vivo, per un’esperienza sicuramente fuori dagli schemi del già sentito. Sulla pagina Facebook della band trovate l’elenco sempre aggiornato delle date già fissate per l’estate imminente.

Buon ascolto.

Ones

I T.U.N. raccontano le sette tracce di “New Door”

(dal sito www.soundwall.it)


NEW DOOR:
Una porta che si apre, ma verso l’interno. L’abbiamo composta nel pieno del primo lockdown, in un momento in cui quella verso l’interno era l’unica porta disponibile per scoprire nuovi mondi. Una porta nuova, troppo spesso trascurata, quella che ci fa entrare in contatto con noi stessi: nel mondo interiore dei TUN si balla a più non posso, per esorcizzare il momento difficile che si attraversa

CITY CARD:
Acquista la tua City Card e guarda le migliori attrazioni della città! Un brano dal ritmo saltellante, ternario, quasi una tarantella elettronica, per osservare con occhi divertiti e meravigliati, mentre si attraversa il centro storico e i quartieri multiculturali. E poi, nella parte centrale, la contemplazione: si scopre qualcosa che colpisce e ci si ferma per volare alto.

TUNZ:
Tunz è un brano contorto, sofisticato e tamarro. E’ difficile capirne il tempo, ha la cassa dritta ma il basso si muove ossessivamente in nove quarti su note dell’intervallo di tritono, l’intervallo del diavolo ai tempi del Medioevo. Un brano scuro che si apre nella seconda parte, più acustica e più regolare sul beat. Il sassofono al suo interno si muove libero, con un suono molto elaborato. Il brano è un omaggio al genio dell’elettronica Stephan Bodzin e il titolo è in bilico tra il nome della band e la sua voglia di far ballare con il “tunz tunz”.

SAHARA:
Una linea di basso in 5/4 assillante ed una melodia semplice, quasi una cantilena. Un viaggio onirico nel deserto, nel quale i bassi sono sempre ripetitivi, come passi nella sabbia, un parallelo con il deserto cittadino che abbiamo vissuto durante la sospensione delle attività. Ispirato alla solitudine dei popoli nomadi, agli abitanti del deserto, a chi ha deciso di viverci e a chi invece ci passa per scappare da qualcosa che lo costringe a fuggire. Dedicato a chi il “sogno” lo raggiunge e alle anime che vagano nella sabbia o nell’acqua.

BALON:
Con questo brano abbiamo voluto celebrare il mercato di Torino più famoso al mondo. Uniamo ritmi spezzati, pulsazioni industriali e atmosfere medio-orientali per dare un’immagine più visionaria possibile del Balon.

UNLIMITED NOISE:
È tra le tracce più energiche dell’album e fa riferimento al rumore incessante del fiume Po che attraversa la città di Torino. È composta da due parti, la prima più cupa e misteriosa e la seconda caratterizzata da un riff acido insaporito da atmosfere rave-industrial

PEACEFULNESS:
Un’ode alla calma e alla riflessione nella quale il sax e synth dialogano in una costante melodia, adagiandosi sulle armonie jazz del piano. Brano ispirato alla pace e alla tranquillità.

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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