Disco Inferno 2002, l’arrivo delle “Disco Sisters”

Nel corso della loro ormai ventennale carriera, i Disco Inferno hanno più volto cambiato formazione. Nel 2002, dopo una parentesi in cui anche il nome stesso era un altro e si facevano chiamare “Funky Groove”, ci fu una svolta. Intanto il ritorno all’atteggiamento glam che per un po’ era stato accantonato, e una nuova formazione che per qualche tempo rimase stabile, risultando a oggi una delle più classiche. La novità più importante, e che rimane sostanzialmente un unicum nella storia della band, fu l’arrivo delle “Disco Sisters”. Nelle varie line-up che vennero prima e che poi si sono succedute, i Disco Inferno hanno sempre presentato un organico che prevedeva due sole voci, una maschile e una femminile. Quello fu un momento invero originale per una delle party band più note d’Italia, vale a dire la doppia voce di donna che rappresentò anche visivamente uno dei migliori spettacoli offerti dai DI. Nel 2002, quando Groovin’ li intervistò prima di un live al Roadhouse Café di Roletto, insieme a Roberto Pretto (Voce), Paolo Bruno (Basso) e Paolo Gambino (Tastiere), già presenti nella primissima versione del gruppo, suonavano anche Carlo Cannarozzo (Batteria), Ivano Gruarin (Chitarra) e le due Disco Sisters, Alessandra Turri e Serena Gambel. I Disco Inferno ci raccontavano così questo loro particolare momento di transizione.

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Da www.groovin.it – 2002

Il Roadhouse Café non è ancora gremito. Forse nemmeno più tardi ci sarà il pubblico delle grandi occasioni, quello a cui i Disco Inferno ci hanno abituati, la calca dentro la quale fai fatica a muoverti, a ballare, quella tra cui risulta persino difficile ritagliarsi uno spazio per avvicinarsi al bancone ed ordinare una birra. Questo non significa naturalmente che i Disco Inferno non riusciranno a scaldare la gente accorsa nel locale di Roletto, anzi ci si renderà conto immediatamente, fin dall’inizio, che, ancora una volta, i DI sapranno regalarci più di due ore di grande energia e grande sound. E appena gli astanti, chi intento a curare le public relations, chi invece ad attendere la consumazione al bar, abbandoneranno le loro occupazioni temporanee attirati dalle prime note dell’intro che precede la partenza vera e propria dello show, ecco che anche lo spazio antistante il palco si riempirà di ragazzi e ragazze pieni di voglia di ballare trasportati dall’energia che ancora una volta la band di Roby Pretto e C. saprà trasmettere al suo pubblico. Ma quando arriviamo al Roadhouse l’atmosfera è ancora tranquilla. Ad attenderci c’è Paolo Bruno, bassista del gruppo che ci introduce agli altri membri della band. Gentilmente ci concederanno un po’ del loro tempo per una breve chiacchierata prima che lo spettacolo cominci.

A rispondere alle nostre domande si siedono al tavolo con noi Roberto Pretto, voce solista nonché leader storico dei Disco Inferno, e il batterista Carlo Cannarozzo. Per pochi minuti ci onorano della loro presenza anche le Disco Sisters, le nuove vocalist che hanno preso il posto di Lara Pagin, e che per la prima volta possiamo vedere live dalle nostre parti. Pochi minuti soltanto perché il visagista le attende per la preparazione dello show.

Sì, in effetti stiamo cercando di ricominciare a curare di più l’aspetto scenico del nostro spettacolo“, ci conferma Serena “la rossa” (appellativo, scopriremo più tardi, dovuto alle parrucca indossata dalla ragazza). Pochi minuti ma giusto il tempo di conoscere un po’ meglio queste due voci che arrivano ai DI attraverso una serie di accurate selezioni. “Io arrivo da realtà minori, facevo soprattutto rock“, ci spiega Ale “la nera”, mentre incalza Serena che ci racconta la sua storia: “Io ho fatto un po’ di tutto, ho cominciato con serate di piano-bar, matrimoni, grand-hotel. Cantavo Mina, standards americani, ho fatto anche musica da discoteca con un gruppo, ma sempre solo a livello locale…un gruppo così bello non ce l’avevo. Pensa che ho visto i DI tre anni fa, avevamo una serata insieme ad un altra band. Sono stata dall’inizio alla fine della loro esibizione con gli occhi sbarrati, pensando ‘chissà se…’, ‘un giorno vorrò anch’io…’. Dopo tre anni la fortuna mi ha dato la possibilità di realizzare questo sogno” .

Le ragazze si alzano e scappano in camerino. Trucchi e costumi le attendono. Con il primo cambio di formazione, nel 2000, qualcuno aveva obiettato che i DI, pur avendo migliorato l’aspetto tecnico con l’arrivo di Carlo Cannarozzo alla batteria, Ivano Gruarin alla chitarra e di Lara Pagin alla voce, stavano trascurando troppo l’aspetto scenografico e costumistico dei loro concerti. Il pubblico si era ormai abituato ai parrucconi di “Priscilla” per accettare di buon grado una band unicamente dedita alla cura della parte musicale. “Il fatto è che all’inizio – ci dice Roby -, pur essendo quella situazione la continuazione dei DI, la separazione rispetto al periodo precedente era stata talmente forte che sentivamo la necessità di fare delle cose diverse, più verso il Funky che verso la Disco. Non per niente ci chiamavamo Funky Groove e non più DI. L’esigenza del cambiamento riguardava anche il look. Io stesso non mettevo più la parrucca. Ma col passare degli anni abbiamo capito che, malgrado tutto, la nostra essenza era quella dei DI originari e di conseguenza anche il nome è ritornato. Probabilmente avevamo anche bisogno di cominciare con loro (indicando Carlo, n.d.r.). L’arrivo di Carlo, Ivano e Lara costituiva una novità importante, il loro apporto assolutamente decisivo. Avevamo bisogno di riappropriarci prima di tutto di un’anima come nuovo gruppo. Successivamente, le cose che facevano parte della nostra identità sono ritornate fuori“. Appena i DI saliranno sul palco ci accorgeremo di come tutto questo sia vero. Sia le Disco Sisters che Roby Pretto arriveranno con le tanto invocate parrucche, per altro vistosissime, accompagnate da costumi scintillanti che li immergeranno pienamente nell’atmosfera che la loro stessa musica vuole creare, quelli degli anni 70.

Ma il pubblico come ha reagito di fronte a questo nuovo cambiamento? “Direi decisamente bene, specialmente quando Ale e Serena salgono sul palco con le tutine. Se per caso il pubblico si trova un po’ indietro rispetto a noi, immediatamente si avvicina! Per quel che ci riguarda, è chiaro che cambiare una situazione storica, consolidata, crea uno stravolgimento anche negli equilibri interni. Ma dopo questi primi due mesi non possiamo non considerare questa nuova situazione in modo positivo. In ogni caso credo che il nostro imperativo sia quello di divertirsi, e in questo ci stiamo riuscendo perfettamente“.

I Disco Inferno in cinque anni di attività hanno partecipato a più di 300 concerti. “In realtà – precisa Carlo – sono più di 500. Abbiamo fatto circa 200 serate soltanto da quando ci sono io nella band“. Ma non siete stanchi? “Be’– racconta Roby -, io sono sicuramente stanco. Tieni conto che sono il vecchio del gruppo, nel senso che, assieme a Paolo Bruno, ho partecipato a tutti i concerti. Ma il fatto che possiamo considerare questa situazione come un lavoro ci aiuta ad andare avanti malgrado la stanchezza. Dopo che suoni per 15 volte nello stesso locale è comprensibile che non ci sia più l’elemento novità, quindi bisogna appoggiarsi ad altre cose, quali la dedizione, la costanza, la professionalità e, perché no, alle eventuali novità. Ad esempio la prossima uscita discografica, sicuramente una cosa interessante, e poi a volte cambiamo anche formazione; il prossimo ad esempio potrebbe essere il batterista…” Carlo nega che ci sarà un cambio dietro ai tamburi dei DI, ma noi insistenti chiediamo delucidazioni. “Da noi ci sono sempre delle novità, una è prevista nel prossimo futuro…” . Purtroppo nessuna anticipazione per i Groovers, anche se dal tono solenne ci aspettiamo qualcosa di grosso ed importante.

Gli impegni per i DI, tra concerti e lavoro in studio, sono davvero tanti ma sappiamo che non tutti i componenti della band sono professionisti nel campo musicale. “L’unico che ha anche un lavoro da impiegato sono io – ci spiega Carlo – sono costretto a lavorare perché non si guadagna abbastanza con la musica. Per fortuna ho un lavoro che mi permette di prendere permessi” Quindi ti gestisci tranquillamente? “Tranquillamente non direi. Pensa che mercoledì sera siamo tornati alle 6 del mattino e alle 7.30 ero in piedi per andare a lavorare. Lo faccio soprattutto perché mi piace“. Ma non c’è solo il lavoro con cui bisogna fare i conti, molti dei DI fanno parte di altri progetti musicali distinti e separati. Carlo ci racconta che “i DI sono e rimangono il primo impegno, tant’è vero che il disco degli Aida (band di cui fa parte, oltre che Carlo Cannarozzo anche Ivano Gruarin, n.d.r.), registrato a novembre del 2001 è stato mixato solo pochi mesi fa” . A proposito di esperienze musicali parallele, è curioso vedere due musicisti come Ivano e Carlo, che pur arrivando da progetti musicali molto vicini al rock progressivo e all’heavy metal, si sono adattati perfettamente alla nuova realtà “dance”, ottenendo ottimi risultati. “In effetti io non li volevo nel gruppo, troppo rockettari…“, risponde tagliente ed ironico Roby Pretto, mentre il suo batterista racconta: “la voglia di fare rock c’è e credo si senta, ma il bello di suonare nei DI è proprio questo: dover pensare che i DI sono i DI, la gente deve ballare, quindi io devo suonare con la cassa in quattro, cosa per me difficilissima anche solo a pensarla. Riuscire comunque a metterci del mio senza disturbare i pezzi è un’esperienza importante che fa crescere. Oltre al fatto – conclude – che è una vera figata suonare davanti a tutta questa gente…

Dietro al grande successo dei Disco Inferno ci si immagina un grande lavoro a tavolino, prove accurate, cura maniacale dei dettagli. “Non abbiamo molto tempo per provare – spiegano – difficilmente cambiamo i pezzi. Facciamo tre concerti alla settimana ed è come se facessimo continuamente delle prove. Alcuni pezzi non cambieranno mai, pensiamo a YMCA o a DISCO INFERNO. A volte in scaletta ci sono due pezzi in più dei Village People e due pezzi in meno degli Earth, Wind and Fire, ma sono canzoni che più o meno conosciamo già. Adesso per Natale vorremmo riproporre un medley italiano con “Il Triangolo” di Renato Zero, “Donatella” di Rettore e “Tomorrow” di Amanda Lear. Sono pezzi che suonavamo già all’epoca, dobbiamo solo ristudiarli un attimo e salteranno fuori abbastanza facilmente. Arrangiamenti personali? Se ascolti i pezzi originali ti accorgerai subito di quanto ci mettiamo di nostro, per questo tra l’altro veniamo continuamente cazziati! (probabilmente dai puristi!!!!)”

Roby Pretto vanta anche un passato letterario. Ha pubblicato alcune raccolte di poesie, oltre ad aver scritto numerose canzoni, alcune delle quali proposte con i suoi vecchi gruppi (ricordate gli Offals, poi diventati “Limite”?). C’è qualcosa in cantiere? “Io ho sempre avuto due passioni: la musica e la scrittura. Negli ultimi anni la musica mi ha preso in modo molto forte per cui non ho più avuto tempo di dedicarmi alla scrittura in modo serio, anche se in realtà non ho mai smesso di scrivere, per esempio sul nostro sito internet. Lo uso come sfogo e per quanto io mi limiti a raccontare la cazzate che combiniamo durante la sera, nelle mie parole c’è molta letteratura. In questi anni abbiamo anche continuato a comporre, tant’è vero che adesso abbiamo un gancio con un produttore abbastanza grosso. Gli stiamo portando del materiale al quale stiamo lavorando praticamente da sei anni, si parla di una trentina di pezzi. Di queste cose stiamo salvando quelle più interessanti“. Curioso l’uso del plurale… “Plurale majestatis, naturalmente…scherzo! Per “noi” intendo Disco Inferno” Quindi avete in progetto delle cose a livello di band? “In realtà si spera di riuscire a farcela, ma il problema fondamentale è di nuovo il tempo. Siccome suoniamo praticamente 365 giorni all’anno, diventa difficile ritagliarsi dello spazio per dare continuità ad un progetto di questo tipo. Potessimo prenderci un periodo di due o tre mesi per lavorare in studio, allora si andrebbe molto più veloci. Invece la maggior parte del lavoro lo stiamo facendo io e Paolo Gambino. Ogni tanto vado da lui, metto le voci, registriamo una strofa, canto i ritornelli, lui fa un arrangiamento e poco per volta riusciamo a montare il tutto“.

A proposito di progetti, è ormai imminente la seconda uscita discografica dei DI, “un disco live registrato all’Alcatraz e al Fillmore, due settimane fa, già con la nuova formazione, comprendente le Disco Sisters“. A che punto è la realizzazione di questo CD? “Adesso stiamo facendo il lavoro di raccolta delle foto, ci sono arrivate da pochi giorni, dobbiamo decidere quali tenere per il disco. Lasceremo passare le vacanze di Natale perché abbiamo parecchi concerti, ma da metà gennaio in avanti saremo in studio per il montaggio. Cercheremo le tracce più interessanti, suonate meglio, quelle che hanno un suono migliore o che semplicemente ci piacciono di più. Dopo di che andremo in uno studio a Treviso dove faremo l’editing vero e proprio. Dovrebbe essere pronto per metà febbraio“.

E’ tardi, anche Roby e Carlo si devono preparare per il concerto che sta per iniziare. Schiaccio “stop” sul registratore, Phil scatta la foto di rito, salutiamo i due musicisti e ci avviciniamo al palco per assistere allo show…



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Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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