FINE DELLE TRASMISSIONI – Narratore Urbano

La “fine delle trasmissioni” di Narratore Urbano non ha niente a che vedere con l’universo mediatico e televisivo, come farebbe presupporre la copertina. La chiave di lettura corretta è quella che emerge in “Finale dipartita”, traccia conclusiva dell’album, nella quale la voce narrante è quella della sonda Voyager 2 mentre si approssima all’attraversamento dei confini del sistema solare, passaggio che porterà alla conclusione di ogni contatto col pianeta Terra. Il comunicato della sonda non si rivolge a un’ipotetica torre di controllo come faceva il Maggiore Tom. Qui la sonda parla, senza mediazioni, a ognuno di noi, ed è una riflessione sulla mortalità dell’essere umano, osservata con quell’equilibrio che solo uno sguardo sufficientemente distaccato e lontano può possedere. In questa specie di diario di bordo, giunto inevitabilmente alla sua ultima pagina, con un tono ammonitore appena percepibile, si scorge una metafora dell’esistenza umana, nella quale la sottolineatura della condizione mortale sembra mettere in evidenza la vanità della superbia che è caratteristica indelebile della nostra specie. La “fine delle trasmissioni” è anche raffigurazione emblematica della morte, in una visione pasoliniana del trapasso come il momento più significativo e “semantizzante” dell’intera esperienza esistenziale. Mettere l’accento sulla finitezza della vita umana sottintende però soprattutto l’invito ad agire comportamenti più virtuosi, a cogliere le opportunità offerte dalla brevità del transito, per superare certe bramosie che da sempre ci contraddistinguono. Ed è qui che si coglie fino in fondo il messaggio che attraversa questo piccolo gioiello letterario che è “Fine delle trasmissioni”. Un EP che si pone in una terra di mezzo, tra un passato da rinnegare, e da additare come origine dei mali dell’oggi, e un futuro in bilico tra la disillusione e la speranza. L’intercapedine è un presente dissennato, tra venti di guerra e morti in mare, tra violenze domestiche e la solitudine dell’individualismo contemporaneo. C’è un’evidente presa di coscienza della necessità di un cambio di rotta, senza il quale le trasmissioni rischiano davvero di essere arrivate al capolinea.

Narratore Urbano si conferma come uno dei migliori autori del nostro circondario. Il suo, più che un nome d’arte, è un manifesto programmatico. “Narratore” perché, più che cantare, racconta, col suo stile che si rifà a un certo rap contemporaneo di cui è fervido ammiratore (vedasi, per fare un nome, Rancore, da sempre nel novero dei suoi modelli di riferimento); “Urbano” perché predilige lo sguardo metropolitano, che si rivolge agli spazi delle città, da quelli più periferici a quelli più centrali, che col suo linguaggio ricco e colto erge ad allegorie della deriva socio-politica del presente.

Questo aspetto è ben condensato in “Sei, in un paese meraviglioso”, in cui le contraddizioni irrisolte di sei città italiane diventano simbolo di una nazione sempre più immersa in sabbie mobili da cui non riesce ad uscire. Arte, valori umani e sociali da una parte, corruzione, violenza e segreti di Stato dall’altro, si scontrano in un raffronto impietoso. E se talvolta sembra scorgersi un barlume di fiducia, più in generale il punto di osservazione non sembra lasciare spazio per l’ottimismo. Il passaggio dalle questioni italiche allo sguardo globale delle derive planetarie, poi, è un attimo. Se in “1939” si crea un collegamento tra quanto accade oggi e gli eventi che portarono al secondo conflitto mondiale, in “Zucchero Filato” si affronta la terribile piaga della violenza familiare a tinte pedofile, mentre in “Granchietti” il mare si trasforma, da affascinante universo di vacanze ed esplorazione naturalistica, in una tomba per esseri umani che scappano in cerca di migliori condizioni di vita. Insomma, c’è poco da rallegrarsi. Ma l’ultimo quesito che la Voyager 2 pone, anche solo per il fatto che possa essere formulato, offre spiragli che fanno trapelare un po’ di luce in fondo al tunnel. In realtà, va detto che la risposta rimane in sospeso ma, tre le pieghe del suo monologo, Narratore Urbano aveva provato a offrirci una possibile soluzione al mistero della nostra esistenza. E tutto riconduce al senso della vita come un percorso di ricerca di una condizione che porti “a limitare le sofferenze umane, lo spirito a elevarsi e i popoli a convivere felici per sempre”.

“Fine delle trasmissioni” si candida a essere uno dei migliori lavori “pinerolesi” di questo 2020. Le atmosfere acustiche si alternano a violente cavalcate indie-rock e a morbide ballate pop, condensando i modelli stilistici che Alekos Zonca persegue da sempre. Siamo di fronte a un cantautorato impegnato collocato tra il rap più poetico e l’it-pop più arrabbiato, con una certa inclinazione verso il primo. Ma i testi, collocati nella più stretta attualità, sono composti con una maestria che lo allontanano dai furori fini a se stessi di tanti, forse troppi, esponenti del genere. Non c’è mai autocommiserazione nel suo modo di raccontare quanto accade attorno a noi. Ma nemmeno indulgenza. C’è una maturità e una sensibilità non comuni, che lo fanno portavoce credibile della sua generazione, quella cui stiamo affidando anche il nostro futuro. Il tutto condito da una produzione che arricchisce la sua musica senza imbastardire le origini cantautoriali, più intimistiche, evidenti soprattutto dal vivo quando, in prevalenza, la sua espressività si asciuga riducendosi al binomio chitarra acustica – voce. In un periodo storico come quello che stiamo vivendo nelle ultime settimane, con un’emergenza sanitaria che lascerà strascichi per anni sulle nostre abitudini economiche e sociali, ci sono voci che sanno deviare il corso delle nostre aspettative, abradendo un po’ dell’amaro che abbiamo in bocca.

Un buon modo di fare musica, di scrivere canzoni, di raccontare storie, fornendo all’arte anche un involucro di importante partecipazione sociale con messaggi che ci sentiamo di sottoscrivere. “Fine delle trasmissioni” doveva essere presentato il 5 marzo scorso presso l’Off Topic di Torino ma l’evento è stato annullato, anch’esso vittima dell’emergenza sanitaria in corso. L’album sarebbe disponibile anche in CD, stampato in edizione limitata, distribuito ai live o presso Mileto Musica di Pinerolo, fino a esaurimento scorte. In questo momento, però, il lockdown impedisce lo svolgimento di buona parte delle attività commerciali e culturali. Per tanto, nell’attesa che le vite di noi tutti possano riprendere il loro corso normale, potete ascoltare l’album direttamente sulle piattaforme di streaming. Vi assicuriamo un momento di riflessione profonda che di questi tempi è manna dal cielo.

Buon ascolto.

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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