Narratore Urbano: “25Mag” apre il nuovo album

“I can’t breathe”. Non riesco a respirare! È il rantolo soffocato di George Floyd mentre l’agente Derek Michael Chauvin gli schiaccia il collo col ginocchio, togliendogli il fiato e annichilendo ogni suo anelito di vita. Siamo a Minneapolis, il 25 maggio 2020. L’immagine dell’ennesimo crudele sopruso della polizia americana fa il giro del mondo. Da dietro un’auto della polizia spunta il volto sofferente di Floyd. E, sopra di lui, il corpo tronfio di Chauvin gli occlude le vie respiratorie, in un’agghiacciante presa predatoria, fredda e completamente insensibile.

Le parole ripetute più volte da Floyd non sono però soltanto un disperato tentativo di sfuggire alla morte. La frase viene pronunciata anche in riferimento al suo significato simbolico. Nel 2014 Eric Garner muore in modo analogo, soffocato per mano della polizia di New York. Da allora, “I can’t breathe” diventa lo slogan del Black Lives Matter, il movimento nato per opporsi alle discriminazioni razziali, specie in ambito politico e giudiziario, con particolare riferimento alle efferatezze della polizia nei confronti delle comunità afro-americane. Pronunciando quelle parole, Floyd si ricollega alle istanze del BLM. Con esse rivendica diritti calpestati. Manifesta la volontà di sovvertire l’atavico sentimento di superiorità che l’uomo bianco ancora ostenta vergognosamente, in un afflato fascista più inestirpabile della gramigna. Si erge a emblema della lotta antirazziale, al pari di altri simboli come i guanti neri e i pugni alzati di Tommie Smith e John Carlos a Messico ‘68. È un atto d’accusa verso tutte quelle violenze, per lo più senza condanna, che testimoniano una “giustizia” oltre la legge e i diritti umani. 

“L’aria tossica della metropoli ci sta per soffocare”

Il razzismo è il tema principale di “25Mag”, il nuovo singolo di Narratore Urbano. Si tratta del primo tassello di “Post“, l’album a capitoli che si materializzerà nella sua compiutezza nel corso del 2021. Evidente il riferimento cronologico e semantico ai fatti di cui sopra. Il titolo si riallaccia esplicitamente al giorno degli accadimenti e il testo non fa che ribadire l’ispirazione generale. “Lasciami respirare” è infatti il grido di dolore che riecheggia nel chorus. “Il peso delle ginocchia sul collo inizia a fare male”, implora il protagonista. La forte similitudine con le vicende di Floyd è palese.

Ma non è difficile intravvedere in tutto il pezzo rimandi allegorici più generici alla società contemporanea, a una “terra malata”, dove “l’aria tossica della metropoli ci sta per soffocare”. Non solo impeto ecologistica, naturalmente, ma la consueta presa di coscienza della deriva incontrollata verso il baratro. Una rovina in cui emerge una conclamata disistima nei confronti delle istituzioni, dei media, dei centri di potere. Un declino di cui il razzismo, e più in generale le intolleranze, l’iniquità, le ingiustizie in senso lato, rappresentano appena uno dei lati più plateali e drammatici.

Superare le tassonomie tradizionali nel nome della libertà artistica

Il testo è ancora una volta bellissimo, in quel consueto rimescolamento di codici tra il poetico e il cronachistico. L’interpretazione non rinuncia al solito stile “narrativo”, ma qui si carica ulteriormente di velature tormentate e furenti. Si evocano scenari da guerriglia metropolitana, in un tono disilluso di chi, in mezzo alle nefandezze del quotidiano, fatica a individuare vie di scampo.

Rispetto alla discografia pregressa c’è un abbandono di quelle atmosfere acustiche che immergevano l’ascolto in un registro riflessivo e nostalgico. Al limite sono appena accennate a livello di arrangiamento subliminale. Il clima di rabbia e disperazione della scena è invece irrobustito da un’infusione di aggressività piuttosto nuova per Narratore Urbano. Le batterie sono pesanti, le distorsioni altrettanto. E a occupare un posto di rilievo è l’elettronica, quasi preponderante, dei riff ostinati di synth e delle frequenti manipolazioni della voce. Si materializza la dichiarata intenzione di aderire a un approccio “post” da parte dell’autore. Superare le tassonomie tradizionali nel nome di una personale libertà artistica, difficilmente inquadrabile in categorie conosciute.

La capacità di collocarsi nel suo tempo, ma nello stesso tempo di superarne i limiti. Fare canzone con la profondità dei grandi del passato, evitando però le trappole dell’anacronismo. Abbracciare produzioni, per certi versi, pop, riuscendo a sottrarsi alle leggerezze insite in esse. Pochi riescono in questo equilibrio. Ma l’esordio annuale di Narratore Urbano sembra proprio andare, a grandi falcate, in quella direzione. Se il buon giorno si vede dal mattino…

Ones


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ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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