Dario Berlucchi, la strada “maestra”

Dario Berlucchi è un chitarrista estremamente raffinato. Cresciuto in ambito pop e cantautoriale (ricordiamo la sua militanza nella Bottega di Musica e Parole, la formazione di Roberto Briscese), è soprattutto con il trio jazz-manouche Accordi Disaccordi che raggiunge uno status di rilevanza internazionale. In questi anni ne abbiamo seguito con piacere le peripezie e l’abbiamo visto esibirsi nei più remoti angoli del pianeta, dove ha raccolto unanimi consensi e impressionanti successi di pubblico e critica. Russia, Stati Uniti, Australia, sono solo alcuni dei paesi in cui Dario e i suoi due compagni di viaggio hanno portato la loro musica, ma da quando sono stati scelti da Alitalia per la playlist trasmessa sui proprio velivoli, potenzialmente, il jazz gitano del trio è finito un po’ ovunque. Anche nelle 350 sale cinematografiche nazionali che a febbraio hanno proiettato il docufilm di Walter Veltroni su Fabrizio De André, per la cui sigla è stato scelto proprio un loro brano.

Insomma, Dario Berlucchi incarna l’ennesima storia di successo che parte dalla scena musicale pinerolese, a conferma del buon feeling che il nostro territorio continua a dimostrare con il mondo delle sette note. Approfittando della pausa forzata che l’emergenza sanitaria ha imposto ai lavoratori dello spettacolo, abbiamo incontrato Dario per farci raccontare in prima persona passato, presente e futuro della sua musica.


Ciao Dario, l’intervista non può che iniziare con una domanda sugli Accordi Disaccordi, il tuo trio jazz-manouche, che sta ottenendo grandi successi anche a livello internazionale. Ci racconti com’è nata l’idea di mettere in piedi un progetto così tradizionale e, per certi versi, anche anacronistico?

Ciao Marco e ciao a tutti i lettori. Accordi Disaccordi è nato per gioco. Ai tempi andavo all’Università con Alessandro – Alessandro Di Virgilio, N.d.R. – (il mio collega chitarrista degli Accordi Disaccordi) che da sempre è appassionato di film e in particolare di Woody Allen. Un giorno, a casa sua mi disse “Dario, ho imparato un tema fighissimo”, era la colonna sonora di “Midnight in Paris”, cosi l’abbiamo suonata. Due giorni dopo abbiamo visto il film “Accordi Disaccordi” di Allen e il week end eravamo in strada a suonare a Torino. La settimana dopo con le monete che ci eravamo fatti in strada abbiamo comprato due biglietti aerei e siamo andati a Londra, a suonare in strada… È iniziato veramente cosi!

Una delle cose che colpisce di più scorrendo il vostro curriculum è che avete suonato davvero in ogni parte del mondo. In Russia addirittura fate dei sold-out memorabili, persino nelle remote lande della Siberia. Che effetto fa suonare agli estremi confini del mondo conosciuto? Che tipo di pubblico si incontra da quelle parti?

La Russia è un paese incredibile, specialmente colpisce l’OSPITALITÀ, molto simile a quella del nostro amato Sud Italia. Lì ci sono grandi teatri, sempre pieni di programmazioni, di cultura, dal teatro ai concerti, di tutto e di più. La cultura è il punto focale della loro quotidianità e il livello è altissimo, anche nelle più remote aree del paese. Il pubblico è sempre attento e calorosissimo e non si perde uno spettacolo. Se devo essere sincero abbiamo trovato questa grande partecipazione del pubblico in ogni parte del mondo. Dall’Australia a New York, dalla Russia alla Turchia, la nostra musica è sempre stata accolta a braccia aperte. Diciamo che è il regalo più bello che abbiamo mai ricevuto a conferma della nostra tesi che la musica è un linguaggio universale che ti permette di relazionarti con gli altri in una maniera speciale e, anche se non si parla la stessa lingua e si viene da mondi differenti, si riesce a stare insieme felici e spensierati.

Tour internazionali, Umbria Jazz come ospiti fissi da anni, un vostro pezzo scelto da Alitalia per la sua playlist e, ultimo successo in ordine di tempo, il vostro brano “Stay” usato da Walter Veltroni come sigla del suo film su Fabrizio De André. Situazioni che brillano all’interno del curriculum di un musicista. Ma qual è stata finora la soddisfazione più grande che ti sei tolto con la musica?

Per noi la soddisfazione più grande di tutte è stata crescere dalla strada. Ricordo ancora quel giorno in cui siamo andati da Scavino a comprare il Roland a pile per suonare in strada. All’epoca, 2012, non c’era nessuno che lo faceva, eravamo io e Alessandro e un paio di persone in tutta Torino. La Russia è arrivata perché suonavamo in strada, una ragazza comprò un CD e lo portò in Russia, conosceva un ragazzo che organizzava concerti e via… Umbria Jazz stessa cosa, suonavamo in strada a Perugia e dopo un paio di anni ci contattò il festival. Per il film di “De André” abbiamo incontrato Veltroni ad un nostro concerto in una casa nelle colline toscane, ci siamo messi con lui al pianoforte a suonare il nostro brano ed è nato tutto cosi… Per cui confermo, sono tantissime le soddisfazioni ma la strada è forse quella più potente.

In questi giorni di lockdown ti abbiamo ascoltato in situazioni molto diverse dal mondo jazz manouche che bazzichi con gli Accordi Disaccordi. Ad esempio io personalmente ho apprezzato moltissimo una tua cover dei Radiohead. Quanto ti senti appagato dalla tua attuale carriera, sulle orme di Django Reinhardt, e quanto invece vorresti provare strade espressive differenti?

Sono molto contento di Accordi Disaccordi perché i nostri concerti ruotano attorno alla nostra musica originale, scritta da Alessandro. Il sound diciamo attinge un po’ alla tradizione Gipsy Jazz ma in realtà lo suoniamo alla nostra maniera. Per cui sono contento e mi diverto sempre tantissimo con Accordi nonostante quasi 10 anni di musica insieme. Ormai è diventata una famiglia 🙂 Per quanto riguarda me stesso io sono da sempre appassionato di country, blues, pop e chitarra acustica. Diciamo che in questa quarantena mi sto divertendo a seguire questa mia passione e passo le ore a suonare in giardino con il gatto della vicina che mi fa i cori 🙂

Su cosa stai lavorando attualmente? Se non sbaglio, avevate un disco nuovo in preparazione. A che punto è? Altri progetti in fase di elaborazione?

Per me stesso ho in mente di registrare un disco dei miei brani originali e di alcune cover che ruotano attorno al mondo prima citato della chitarra acustica, alla “Radiohead” style che dicevi giustamente tu. Per Accordi Disaccordi sfrutteremo il periodo in cui i concerti sono fermi per registrare il nuovo album di brani originali.

Chiudiamo facendo il punto della situazione a riguardo del mondo musicale in senso lato. Si parla di crisi, di dischi che non si vendono, di eventi che non si fanno più, e di una creatività ormai scevra di rivoluzioni e grandi idee. Il tutto aggravato dalla pandemia che, comunque, si spera, sarà un momento passeggero, ma con ripercussioni forse determinanti. Vista la tua ormai grande esperienza, anche in campo internazionale, ci offri il tuo personale punto di vista sull’argomento?

Per il discorso Coronavirus dico staremo a vedere e credo che un giorno si tornerà a una nuova normalità. Il mio personale parere è cercare di suonare sempre CON PASSIONE, quella è determinante. Passione non vuol dire essere bravi, o tecnici, o spaccare ai concerti e fare i fighi ma significa suonare col cuore, per il solo gusto di farlo e cercare di fare del bene alle persone che ti ascoltano coinvolgendole e facendole sentire a proprio agio. Attraverso Umbria Jazz abbiamo avuto l’onore di incontrare i Grandi, sono tutte persone umilissime che ti dedicano del tempo con piacere, da Pat Metheny a Herbie Hancock, da Paolo Fresu a Chick Corea e moltissimi altri, tutte persone super che suonano la loro musica a modo “loro” e con passione e cercano di comunicare qualcosa al loro pubblico. Credo che in questo modo possa sempre esserci musica, al di là delle crisi e delle epidemie, perché musica significa linguaggio per stare insieme, divertirsi e comunicare. Diciamo che dai tempi della strada questo è il più grande insegnamento che la vita mi abbia fatto. Continuate a suonare con passione ragazzi, ci si vede presto per una bella suonata insieme!


Ringraziamo Dario per averci dedicato un po’ del suo prezioso tempo e chiudiamo l’intervista con uno degli ultimi video pubblicati su YouTube dagli Accordi Disaccordi, una di quelle esecuzioni “a distanza” a cui ci siamo abituati in questi tempi di lockdown. Con la speranza che presto la loro musica, che evidentemente nel suo DNA nasconde tracce della Pinerolo artistica, possa tornare a solcare il mondo in una linea virtuale che ci collega a ogni coordinata spaziale potenzialmente tracciabile sulle carte geografiche.

Buona musica a tutti.

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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