UMANI – I-Dea

Da qualche settimana è uscito “Umani”, il nuovo album degli I-Dea, band di rock italiano proveniente dalla prima cintura torinese. Elemento di spicco è la presenza nella title track di un ospite prestigioso come Omar Pedrini, storico chitarrista e testa pensante dei Timoria. Un featuring che sembra voler ulteriormente precisare l’universo di appartenenza degli I-Dea. La band grugliaschese non ha mai fatto mistero di considerare la formazione che fu di Francesco Renga come una delle proprie principali ispirazioni. In effetti, ascoltando con un po’ di attenzione, si sentono qua e là omaggi stilistici nelle strutture e nei temi (anche le citazioni della “cura giusta” in “Blah blah blah” e “Tutto brucia” sembrano essere lì non per caso). Ma i rimandi non si trasformano mai in emulazione pura e semplice, anzi, è evidente come il percorso espressivo degli I-Dea sia il risultato di un approccio compositivo ed esecutivo del tutto personale. Ad esempio, la voce solista, che graffia le parole con un velo di rabbia e insofferenza, è quanto di più lontano dal lirismo malinconico di Renga si possa immaginare. Non solo perché sarebbe difficile per chiunque competere con quella che, al di là delle stucchevoli derive melense intraprese poi nella carriera solista, rimane la miglior voce maschile fuoriuscita dal sottobosco musicale italiano negli ultimi trent’anni, ma anche perché il timbro e le doti interpretative di Gianvito Piliero evidenziano una personalità originale sganciata da atteggiamenti imitativi. La somiglianza stilistica coi Timoria si ferma dunque a un’affinità di genere, e a qualche naturale quanto sporadica sovrapposizione armonica, che rendono però perfettamente coerente la collaborazione con Pedrini. Per il resto, gli I-Dea vanno per la propria strada, cercando di raccontare la loro realtà, ovviamente lontana dalle periferie lombarde degli anni Novanta, anche con un interessante approccio all’arrangiamento basato su un utilizzo dell’elettronica tutt’altro che scontato.

Gli I-Dea si inseriscono dunque nel filone che è strettamente connesso alla generazione musicale dei primi anni Novanta, quella che diede inizio a una profonda trasformazione del rock nazionale, scevro da atteggiamenti provocatori e trasgressivi, lontano da prese di posizione politiche, al limite portavoce discreto di un certo disagio generazionale, che abbracciava gli stilemi pop e cantautoriali, ammantandoli con le distorsioni e la vocalità tipiche dell’hard rock. È in questo contesto che nasce “Umani”, con le sue nove tracce di robusto rock melodico, in cui si innestano il revival timbrico dei sintetizzatori e i testi che, senza sperimentalismi, evidenziano un consolidato mestiere di scrittura, più in debito coi classici cui si ispirano che con il diffuso linguaggio suburbano dell’It-Pop di oggi. “Umani” racconta le contraddizioni del nostro tempo riconducendole, in ossequio al titolo, al carattere naturalmente incoerente e ondivago dell’uomo. Quell’incongruenza amplificata dalle specificità del vivere contemporaneo, tra i perversi meccanismi comunicativi dei social network, la frenesia comportamentale, i vizi moderni e un certo afflato ecologista. Così in “Tutti innocenti” si punta il dito sulla distanza tra la parola e l’azione, laddove si pontifica con grande facilità, salvo poi tirarsi indietro nel momento in cui si tratta di scendere in campo in prima persona. Il tutto contestualizzato in una società che tende a non punire i colpevoli e a non premiare i virtuosi. In “Fantasmi”, invece, si affronta il finto protagonismo costruito dai social, nel quale l’individuo perde la concretezza di animale sociale e si trasforma in un ectoplasma che vaga negli inconsistenti universi paralleli del digitale alla ricerca di un successo vacuo ed evanescente. Il tema dell’alluvione verbale del mondo di oggi ritorna anche in “Blah blah blah”, che afferma il diritto alle proprie scelte e alla loro validità, in una marcata idiosincrasia nei confronti dello sterile chiacchiericcio dei tuttologi. E poi “La felicità” e “Sono contento”, che trattano il tema della ricerca della felicità e della capacità di goderne, attraverso le impervie erte che la vita pone di fronte, tra la schizofrenia imposta dai ritmi lavorativi e le vere o presunte meteoropatie; e la chiusura di stampo ambientale di “Tutto brucia”, energico elettro-rock che mette la parola fine a un lavoro fatto davvero molto bene che sicuramente appassionerà i cultori del genere.

Il disco è dunque una sorta di concept sulle brutture del mondo di oggi, un appello a riflettere sul ruolo sociale di ognuno di noi, rivolto senza “J’accuse” generalizzati ma attraverso l’inclusione autocritica rafforzata dal ricorso frequente alla prima persona plurale. C’è una forte consapevolezza dell’appartenenza a una razza propensa a sbagliare e che le contraddizioni della nostra esistenza fanno parte in modo indelebile del nostro carattere. Questo non deve essere però un alibi per scaricare impunemente il barile delle responsabilità perché è possibile ravvisare in se stessi la soluzione, la “cura giusta”, per i mali del mondo, purché ci sia la disponibilità da parte di tutti di farsene carico. In definitiva, il messaggio che passa è l’invito a riscoprire in ognuno di noi quelle tracce di umanità che, nel bene e nel male, tra traguardi raggiunti ed errori commessi, tra Santità e debolezze mortali, ci accomunano più di ogni altra cosa al resto del mondo.

Negli I-Dea, oltre al già citato Piliero, suonano il chitarrista cavourese Roberto Boero, Alex Bufalo al basso, Michele Bucci alla chitarra e Marzio Francone alla batteria. Il disco è disponibile in CD (per info potete contattare la band sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/idearocktorino/) e sulle piattaforme di streaming. “Umani” è corredato anche da un bel video in formato cartoon che vi proponiamo in chiusura di articolo.

Buon ascolto.

Ones


ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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