PASSOLENTO – Roby Salvai Ensemble

Nella canzone “Passolento”, brano d’apertura dell’album omonimo, è già raccolta tutta l’estetica della musica del Roby Salvai Ensemble. Un sound che si rifà agli esempi più nobili della musica d’autore italiana; un approccio compositivo vecchio stile, basato su una rigorosa scrittura vergata su pentagramma, in cui si inseriscono mirati spazi per l’improvvisazione solistica; arrangiamenti disciplinati che non comprimono mai l’espressività personale, anzi, la indirizzano e la sostengono per estrapolarne tutto il carico emotivo; un personale stile di scrittura, in grado sempre di trasportare chi ascolta in una pluralità di dimensioni parallele. Fin dal principio si respira un’aria esotica, tra balli sensuali e fruscianti calici di vino. Ci si immerge nella frescura di serate estive, ci si abbandona all’inebriante vortice di emozioni procurate dai ritmi e dalle melodie. Là, dove si intersecano suoni, danze sensuali e nettare di Bacco, nel clima ancestrale della festa popolare.

Non è un caso che il recente tour del Roby Salvai Ensemble, ancora in corso, si chiami “Bramaterra“, come un pregiato vino piemontese. Esso richiama i riti della vendemmia, momenti di forte aggregazione familiare e comunitaria. Ma anche le radici della vite che affondano nella terra arida e rinnovano i legami della natura con il pianeta che le dà linfa vitale. C’è, in questo senso, una forte analogia con la musica. Fin dall’antichità essa rappresenta un imprescindibile elemento della festa. E in tempi remoti costituiva altresì il veicolo attraverso il quale gli uomini entravano in comunicazione con le divinità degli inferi. Il piede che batteva a terra nella danza aveva lo scopo di stabilire un contatto con gli spiriti che ne popolavano le profondità. Una connessione simbolica con la Terra, le nostre radici, un tramite per l’universo trascendente di cui inevitabilmente ci sentiamo parte. È qui che la musica di Roby Salvai si rivela arte viscerale a chiusura del cerchio tra l’uomo e le sue origini, tra l’essere umano e le sue necessità di appartenenza. A una terra, a una comunità, all’universo, alla vita.

Passolento” è un EP interamente live, che rappresenta l’approdo del cantautore di origini pinerolesi sulle piattaforme di streaming. Registrato nei concerti dell’estate appena trascorsa – Boves e Fenestrelle – consta di sei canzoni, scritte tutte nel 2020. La particolarità di questo lavoro sta nella ricerca dell’assoluta autenticità. Nessuna sovraincisione, nessun mixagio o remixaggio, nessuna correzione in post-produzione. Registrazioni che hanno catturato le medesime atmosfere che avvolgevano l’ascoltatore durante il live. Da un’uscita “post-fader” del mixer, o con un microfono d’ambiente esterno, per riprodurre l’evento con il massimo grado di fedeltà. Non ci sono filtri, né abbellimenti. Solo il tentativo di far arrivare all’ascoltatore la musica così come si sviluppa sul palco.

Certo, va detto che in questo modo rimangono le impurità, le sbavature di intonazione, un mixaggio non sempre bilanciato, un tono generale lievemente intubato. Si avverte sicuramente lo scarto con le produzioni contemporanee da cui siamo costantemente bombardati, in cui perfezioni di plastica, livelli di masterizzazione iper-compressi e interventi plurimi della tecnologia fanno sembrare tutti dei fenomeni senza peccato originale.

Ma questo non scalfisce minimamente il perfetto equilibrio generale del Roby Salvai Ensemble. Una combinazione di tecnica e gusto sopraffini che ha il suo apice nei soli di sax di Micky Chiaravalloti e nella straordinaria eleganza dell’accompagnamento di “E lo sa soltanto il mare”, in cui il violinista Giorgio Damiano abbraccia la sei corde e rivela tutta la sua maestria, in un mix di tecnica e profondità passionale. Momenti in grado di sollevare ben più di un poro sulla pelle, che sono però soltanto la punta dell’iceberg dell’alchimia sublime creata da una band fatta di mani e cuore sempre pronti a dare tutto per la loro arte.

In “Passolento” ci sono tanti riferimenti a una specifica frangia del cantautorato nazionale. C’è, ad esempio, molto Fossati, sia nei richiami armonico-melodici, sia in quelli tematici. Nella title track, ad esempio, le connotazioni rinvenibili tra le pieghe del testo rimandano a “Discanto”. In quel capolavoro poetico, tra i vertici assoluti della musica italiana, Fossati misurava la vita coi battiti del piede nella danza, mentre si sognavano viaggi e vini buoni per l’estate. Non molto dissimile il racconto di Salvai, con una “barca che arranca” e che trova i suoi momenti di quiete proprio nella festa, tra balli, musica e bicchieri pieni di ebbrezza. C’è poi la già citata “E lo sa soltanto il mare”, nata dalla verve creativa di Simona Chiriotti e Massimo Moriena, che racconta il potere del mare di leggerci dentro o di aiutarci a farlo. Un’ambientazione che rappresenta un topos all’interno del repertorio del cantautore genovese. E poi c’è “Canzone popolare”, caravanserraglio di personaggi da vecchia sagra di paese in cui si rinnova la fusione di musica e clima di festa, che ricalca quasi letteralmente, per altro senza alcuna somiglianza o rimando, il titolo di un altro grande successo “fossatiano”.

Insomma, la tradizione per Roby Salvai e la sua band è una precisa scelta di campo. La musica d’autore come da tempo non si fa più, o si fa molto poco. Strumenti suonati da mani umane, dove l’espressività e i chiaroscuri delle dinamiche si fanno veicoli per le emozioni. Canzoni che, pur cercando l’immediatezza del messaggio nella sua universalità, nascondono la raffinatezza della scuola jazzistica, specie nelle ricerche armoniche, complesse nella loro immanenza ma capaci di colpire in modo diretto l’interiorità di chi ascolta. D’altronde, ça va sans dire, i sei musicisti dell’ensemble possiedono una perizia e una sensibilità fuori dal comune. Basterebbe leggerne i curricula per comprendere che il loro retroterra artistico è un’assoluta garanzia in tal senso. Ma va anche detto che il tradizionalismo della musica del Roby Salvai Ensemble è il risultato di un personale processo di rilettura, attuato attraverso l’utilizzo sperimentale del linguaggio usato nei testi. L’insistenza sulle rime e sulle allitterazioni, talvolta quasi ossessiva, è chiaramente ispirata allo stile contemporaneo del rap e dei suoi sottogeneri, in un interessante tentativo di attualizzazione della propria ispirazione classica.

Probabilmente, più che in una registrazione come questa, ancorché dal vivo, è nella dimensione concertistica vissuta in diretta che Salvai e i suoi accoliti possono dare il meglio. È di fronte al palco che certe emozioni sanno raggiungere più agevolmente il pubblico, in quel tipico e continuo interscambio di energie positive. È nell’esatto istante in cui i suoni sono prodotti che Roby Salvai (Voce e Basso), i già citati Micky Chiaravalloti (Sax), Max Moriena (Pianoforte) e Giorgio Damiano (Violino e Chitarra Classica), insieme a Pino Sardella (Chitarra) e Luca Corongiu (Batteria), possono essere apprezzati al meglio. Già il prossimo 10 settembre si esibiranno a Roletto, sotto il Palatenda di Piazza Tessore, mentre il 12 novembre replicheranno al Teatro Blu di Buriasco. Due occasioni sicuramente da non perdere. Ma nel frattempo, anche se a una certa distanza spazio-temprale, è possibile apprezzarne le vibrazioni positive attraverso le sei tracce di “Passolento”, pubblicato da qualche giorno su tutte le principali piattaforme di musica liquida. Noi come sempre vi condividiamo il collegamento a Spotify, chiudendo con un saluto come farebbe lo stesso Roby Salvai. Un’esclamazione che incarna pienamente lo spirito della sua arte.

Viva la vita!

Ones

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Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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