Una vita ritmata – La storia di Enrico Noello

Oggi l’attenzione de “L’assalto del tempo” si concentra su un personaggio che non ha bisogno di nessuna presentazione: sto parlando di Enrico Noello, colui che nell’universo rock di Pinerolo e dintorni è IL batterista per antonomasia. Enrico non è più di “primo pelo”; nella sua più che quarantennale carriera ha collaborato con tutti i personaggi più rilevanti che il panorama locale ha saputo offrire ed è nuovamente balzato agli onori delle “nostre” cronache grazie all’uscita del CD + EP  della “Cellula Generatrice”, il primo e più riuscito gruppo prog-rock del Pinerolese degli anni ’70.

Mi pare saggio precisare, a beneficio dei meno esperti, che la dicitura “EP” indica un supporto in vinile della dimensione dei classici singoli a 45 giri ma che include più brani e suona a 33 giri. Sono un fortunato possessore del lavoro in questione e mi sento di consigliarne l’acquisto a tutti gli appassionati di musica, non solo ai proggers ma anche a chi desideri conoscere meglio la linfa vitale che ha attraversato il magico decennio dei Seventies anche nelle nostre vallate. Quale migliore occasione per chiacchierare un po’ con lui di questo e di altri momenti salienti del suo percorso musicale?


Enrico, è per me un vero piacere ospitarti in questo spazio virtuale. Corriamo con la mente ai mitologici anni ’70. Cosa fece scoccare in te la scintilla della percussione, perché ti innamorasti proprio della batteria in un periodo in cui le luci della ribalta si focalizzavano maggiormente sui chitarristi e sui cantanti?

Per prima cosa ti ringrazio per avermi concesso questa intervista; la cosa mi fa molto piacere. Erano gli anni 70, più precisamente il 1971 e avevo 14 anni. Fin da bambino ascoltavo i dischi, più precisamente i 45 giri, sul radio giradischi a valvole di mio papà. Ero attratto dal suono della batteria ma la scintilla che fece scaturire in me la vera passione per quello strumento fu un filmato televisivo, rigorosamente in bianco e nero, della “Formula 3”, superbo trio rock italiano di quegli anni. Il batterista, Tony Cicco, suonava una batteria a doppia cassa della Hollywood; la Maxidrums e la sua immagine fece scattare in me una vera e propria folgorazione. “Questo sarà il mio strumento”, mi dissi e così fu. Purtroppo mio padre non era molto convinto della mia scelta ma a forza di vedermi battere con i cucchiai di legno sui fustini del DIXAN per accompagnare le canzoni riprodotte dal mangiadischi, dovette cedere e mi portò a Pinerolo dove, nello storico negozio di strumenti musicali “Rogirò”, mi comprò la prima vera batteria, una ARAI in madreperla con rullante in metallo.

Come avvenne la nascita de “La Cellula Generatrice”? Quali furono le band che determinarono maggiormente il vostro cammino? Io, ascoltando il CD (intitolato “Dedicato ai Pink Floyd “ n.d.r.), trovo influenze principalmente di gruppi della fascia colta del prog; mi riferisco ai Focus, ai Gentle Giant, a qualche reminiscenza dei Jethro Tull di metà anni ‘70. Tu che ne pensi?

Dedicato ai Pink Floyd, La Cellula Generatrice

La Cellula Generatrice nacque a Luserna San Giovanni, nel Settembre del 1977, dalle ceneri del primo gruppo parrocchiale del paese, nato del 1972 che rispondeva al nome di “THE MISTER HYDE”. La formazione di questi ultimi comprendeva il sottoscritto alla batteria, Luciano Priotto al basso, Marco Grand alla chitarra solista e Carlo Grillo alla chitarra ritmica. Le prove si tenevano nei locali dell’oratorio della chiesa e i nostri unici due concerti si svolsero in un piccolo teatro sottostante l’asilo nido. Per usare un eufemismo, non avevamo grandi mezzi tecnici a disposizione e i nostri amplificatori erano le radio a valvole con l’ingresso per il jack.

L’esperienza di questo gruppo si esaurì nel giro di pochi mesi, poi il silenzio di alcuni anni, dove mi dedicai all’ascolto ininterrotto dei maggiori gruppi prog del periodo, e,come dicevo poc’anzi, nel Settembre 1977, ebbi l’idea di formare una band che si dedicasse alla composizione e produzione di brani esclusivamente prog, vista la mia passione per il genere e l’ascolto dei grandi gruppi Italiani dell’epoca. Mi riferisco in particolare alle “Orme”, ai “New Trolls”, alla mitica “P.F.M” ma anche ai piemontesissimi “Alluminogeni”, oltre ai gruppi stranieri da te citati in precedenza. Parlai del mio progetto a Marco Grand, l’ex chitarrista dei “The Mister Hyde” che nel frattempo era diventato anche un ottimo compositore e contattai Maurizio Viglianco, un bravissimo flautista.

Per completare il mosaico mancavano ancora due tessere fondamentali: tastiere e basso elettrico. Ebbi la brillante idea di contattare due validi musicisti di Pinerolo che militavano nei “Vieta”, altro grande gruppo locale dell’epoca: Miki Rissolo al Basso e Claudio Zoppi alle tastiere; la “Cellula Generatrice” era nata! La nostra idea fu quella di produrre brani di impronta progressiva e strumentale e, per raggiungere il nostro obiettivo, ci dedicammo a tre mesi di full immersion in sala prove fino a che, nel Dicembre 1977, precisamente sabato 10, tenemmo il nostro concerto di debutto presso il mitico auditorium del liceo scientifico di Pinerolo con dieci brani strumentali tutti di nostra composizione. Le nostre influenze musicali le hai colte in pieno nella tua domanda: Pink Floyd, Jethro Tull , Focus, ma anche P.F.M. e Osanna. Il brano di punta del CD uscito recentemente si intitola non casualmente “Dedicato ai Pink Floyd”.

La vita de “La Cellula Generatrice” fu purtroppo relativamente breve. Nonostante questa avventura fosse giunta al capolinea, tu non ti perdesti d’animo e continuasti caparbiamente a lasciare la tua impronta ritmica basata su un drumming potente, preciso ma anche molto sanguigno e in grado di adattarsi a generi davvero molto diversi tra loro. Io, da attento ascoltatore del rock autoctono, ti ricordo nei Sicsai, nei Cheap Prick e, successivamente, nei 68 Special, ma so che hai bazzicato anche generi assai distanti da quelli proposti dalle band che ho citato. Nel tuo arcipelago sonoro, quali sono le “isole” che ritieni assolutamente imprescindibili?

Nella primavera del 1978 Viglianco, Rissolo e Zoppi lasciano il gruppo della Cellula Generatrice e al loro posto subentrano Luciano Priotto, il bassista dei già citati “The Mister Hyde” al basso e Paolo Crepaldi alle percussioni che, potenziando notevolmente la ritmica, sposterà il sound della band su atmosfere decisamente più latine, anche se la base progressiva risentirà ancora dell’influsso del pop e del rock. Questa formazione, purtroppo, terrà un solo concerto, presso il “Teatro Primavera” di Pinerolo, nel giugno dello stesso anno e poi si scioglierà. In autunno Maurizio Viglianco ritornerà nella band insieme a due nuovi elementi: Vincenzo Cristiano al basso e Giorgio Comba alle tastiere. Dopo due mesi di prove presso gli studi “Bellevue” di Torre Pellice la band si scioglierà   definitivamente, per contrasti interni, senza tenere alcun concerto; del materiale discografico è pronto ma, purtroppo, il nostro 33 giri di debutto non uscirà mai.

Enrico Noello La Nuova Equipe
Enrico Noello con La Nuova Equipe

Io e Luciano Priotto (il bassista della seconda formazione) fonderemo  la “Nuova Equipe” un gruppo storico pinerolese di musica dance e melodica che resterà attivo fino a giugno 1983, suonando in tutti i più prestigiosi locali da ballo del Piemonte, Liguria e Lombardia e incidendo un 45 giri per la “Prince Records” di Torino. Purtroppo nel 1983 parto per il servizio militare e al mio posto, nella “Nuova Equipe” subentra Roberto Testa, oggi grande session man. Al ritorno dal servizio di leva, non rientro più nel gruppo perché i miei ex compagni di gruppo non se la sentono di licenziare Testa. Non mi perdo d’animo e la mia esperienza musicale continua: nel 1987 suono con i “Sic Sai”, primo gruppo di hard rock della Val Pellice, nel 1988 con i “Four B”, gruppo selezionato per la rassegna musicale pinerolese “Genti Emergenti”, rassegna di cui ho ampiamente parlato nei miei due volumi dedicati alla musica dal vivo nel pinerolese.

Dipinti A Mano, Enrico Noello, Nico Manservigi, Raffaele Pintimalli
I Dipinti A Mano

Negli anni 90 vengo contattato dai “Tony Silverman”, primo gruppo in assoluto di cover rock ‘n’ roll del Pinerolese e con loro incido un CD, oltre a tenere un numero considerevole di concerti. Mi affaccio al terzo millennio iniziando a suonare con i “Fuori Onda”, i “Cheap Prick” di Douglas Docker (unica tribute band italiana dedicata ai rocker americani Cheap Trick, n.d.r.), con i “Soundgrunge” di Stefano Morabito, con i “Dipinti A Mano” e con i “68 Special” di Mario Manduca e Lucio Cassinelli. Tengo anche un concerto con i “Tripals”. Nella mia “Carriera” da musicista non ho tralasciato nessun genere musicale suonando anche il liscio e non mi vergogno a dirlo. Nel 1983 ho collaborato con il “Gruppo 82”, noto gruppo pinerolese di musica da ballo, incidendo una musicassetta per la “Sombrero Records” di Pinerolo, l’etichetta del maestro Mario Scrivano e suonando in Francia e in un programma televisivo su RAI 2 dal titolo “Orchestre in concerto”. Per non farmi mancare nulla, ho anche collaborato con formazioni bandistiche e gruppi di musica occitana.

Enrico Noello, Tony Silverman
Enrico Noello coi Tony Silverman
Enrico Noello, Tripals
Enrico con i Tripals

Giochiamo ancora con la fantasia; è la seconda metà degli anni ’70 e sei il batterista di una prog band, poi ti ritrovi nello stesso ruolo, nel secondo decennio del terzo millennio, quali sono le differenze maggiori che riscontri tra le due situazioni? Non parlo solo dell’ineluttabilità dello scorrere del tempo, alla quale siamo tutti rassegnati, ma mi riferisco anche alla cornice del pubblico ed alle sue reazioni, all’importanza della musica come “fenomeno sociale”, molto mutata tra le due epoche, alle mille questioni organizzative che stanno dietro ad un singolo evento live, al rapporto con i gestori dei locali e alla vitalità dei locali stessi, ai rapporti tra musicisti e a tutto ciò che ti viene in mente. Il microfono è aperto a tutte le suggestioni che vuoi evocare.

Negli anni 70 la musica esprimeva le tensioni e gli ideali che erano emersi dalla contestazione giovanile del 1968, la ribellione, la voglia di libertà, il desiderio di sperimentare nuove forme di espressione e di socialità ma era anche una formidabile occasione di aggregazione giovanile. I grandi concerti di Woodstock e dell’Isola di Wight ne sono l’evidenza storica. Personalmente, negli anni 80, 90 e 2000, da musicista e da ascoltatore, ho visto cambiamenti non solo epocali e sociali, ma anche modi diversi di approcciarsi al musicista da parte dei gestori dei locali nei quali la musica dal vivo viene suonata. Ti faccio un esempio clamoroso. Quando suonavo con la Nuova Equipe riuscivo a guadagnare una discreta somma mensile che mi ha permesso di far fronte alle spese universitarie fino al raggiungimento di una laurea in materie umanistiche. Studiavo, suonavo e mi mantenevo. Adesso non solo è cambiata la cornice in cui si tengono i concerti; siamo passati dalle feste di piazza e dalla feste politiche tipiche degli anni 70 e 80, ai bar e alle birrerie in cui i gestori pagano male e chiedono sempre: “ma che seguito avete, quanta gente mi portate?”. 

Nel biennio pre Covid-19, mi è capitato più volte di suonare in locali dove, al termine del concerto, mi sono sentito dire: “Non posso pagarvi perché non ho incassato nulla”… Evito i commenti ma ritengo che attualmente la figura del musicista, professionista o amatoriale che sia, abbia perso il ruolo tipico che aveva negli anni ‘60 e ’70 e quel minimo di rispetto che i più riconoscevano a questo ruolo. Anche la funzione e la fruizione della sala da ballo sono cambiate; da luogo di incontro e innamoramento, come era in quel tempo, si è passati ad un freddo luogo di assembramento odierno. Anche il rapporto tra i vari gruppi e i musicisti è assai differente. Oggi percepisco molta competizione tra i gruppi e poca collaborazione. Di questo mi dispiaccio molto perché ritengo che la sinergia e la collaborazione tra band, anche di diverso genere, sarebbe una delle componenti fondamentali per superare la stagnazione che attualmente il settore musicale sta vivendo.

Inevitabilmente e fortunatamente, hai lasciato il segno in tante incisioni ufficiali. Qual è il disco in cui hai suonato del quale sei più fiero, quello che consideri il figlio prediletto della tua storia musicale?

Sicuramente quello della “Cellula Generatrice”; uscito da poco ed i cui brani sono rimasti nel cassetto per quarant’anni. Ringrazio la Cosmo Record per aver creduto in questo lavoro che ha portato alla luce il primo gruppo in assoluto di musica prog del Pinerolese. Ringrazio anche Paolo Barotto, uno dei più grandi esperti di musica prog italiana degli anni 70, per avermi dato la possibilità di entrare in contatto con Fabio Marchignoli della Cosmo Record che ha prodotto il CD e l’EP. Nella mia lunga carriera musicale sono particolarmente legato anche ad altre due incisioni; la prima è il 45 giri realizzato dalla “Nuova Equipe” dal titolo “Simona”, inciso nel 1983 per la “Price Records” di Torino mentre la seconda è il 33 giri della compilation pinerolese “Genti Emergenti – volume 3” uscito nel 1988 dove suono in ben 2 Gruppi: il Karol Group con il brano “Giorni Nuovi” e i Four B con il brano “Eyes” .

Domande “secche” che presuppongono risposte altrettanto immediate. Qual è il gruppo storico, di qualsiasi decennio e di qualsiasi genere, in cui avresti voluto suonare?

Non ho dubbi… Deep Purple!!!

Qual è la band locale, tra tutte le mille che ti sarà capitato di sentire, con cui avresti voluto collaborare?

I “Night Fever” di Douglas Docker perché lo ritengo un grandissimo musicista.


Grazie di cuore Enrico per questa piacevolissima chiacchierata che da tempo volevo proporre in questo mio spazio virtuale del quale posso disporre grazie a tutto l’efficientissimo staff di Groovin’. La tua figura è certamente una tra le più conosciute dai “praticanti” della religione del rock pinerolese e mi fa piacere essere stato il tramite che ha permesso ai lettori di queste pagine di  approfondire questa conoscenza. Prima di congedarmi, colgo l’occasione per passare ai “consigli per gli acquisti”.

Chi desiderasse acquistare il CD+EP  de “La Cellula Generatrice” sappia che può trovarlo da “Rocker Dischi” il negozio gestito dal più rinomato spacciatore di suoni di Pinerolo: Manuel Lardaruccio. In alternativa, il disco può essere richiesto direttamente alla “Cosmo Record”, storicamente da sempre attenta alla riscoperta di gemme ingiustamente sepolte dalla polvere dell’oblio. L’indirizzo mail per richiedere “Dedicato ai Pink Floyd” è: cosmorecord@libero.it

Regalatelo, regalatevelo, fatelo circolare. Piantiamo i semi della musica di valore, viva, pulsante e fuori dalla gabbia del tempo.

Un saluto a tutti voi, Keep on rockin’!!

Guido Ross

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