OH NO, IT’S PROG! – Gianni Nicola

“Oh no, è Prog!”. O sarebbe meglio dire: “Oh sì”?

Perché, è vero, la musica progressiva, dopo essere stata protagonista assoluta dei primi anni Settanta, nel corso del tempo si è sempre più avviluppata su se stessa, finendo per trasformarsi in una nicchia per pochi eletti. Guardata spesso con sospetto e tacciata di narcisismo, di freddezza e di atteggiamenti snob e inautentici, dopo la sua età dell’oro è stata fagocitata da altri movimenti che ne hanno gradualmente rigettato le istanze. D’altronde molti dei suoi principali esponenti avevano cominciato a incartarsi, realizzando lavori astrusi e inutilmente cervellotici. Altri invece cercarono una mediazione con le nuove tendenze finendo per banalizzare la propria opera. Così, dopo il fortunato lustro di mezzo secolo fa, quando i principali esponenti del genere coincisero con i grandi del rock tout court, da più di quarant’anni il prog vive, con pochissime e nobili eccezioni, ai margini del mainstream.

Ma chi segue con costanza e attenzione la scena progressiva mondiale sa che in questo ambito, anche in epoca recente, sono stati realizzati dei capolavori assoluti, ancorché spesso misconosciuti. Dischi caratterizzati da una totale libertà compositiva e da un’incessante ricerca sperimentale. Aspetti che ne fanno una delle vie musicali maggiormente dense di contenuti artistici e la più lontana dalle costrizioni dettate dal mercato. Il prog è dunque da vedersi non tanto come una semplice definizione stilistica, ma piuttosto come un vero e proprio atteggiamento. La rivista “Prog”, una delle più importanti del settore, si autodefinisce con la dicitura “suoni progressivi e dintorni, contaminazioni e orizzonti aperti”, ponendo l’accento proprio sulla disponibilità al confronto, sul rimescolamento delle forme e sulla capacità di svincolarsi dalle etichette.

Per cui, più che un rammarico, di fronte a chi vive la musica con una simile attitudine, andrebbe espresso uno spontaneo sospiro di sollievo.

Nel caso dell’ultimo album di Gianni Nicola, che si chiama proprio “Oh No, It’s Prog!”, il titolo ha soprattutto una funzione antifrastica. Nell’ironia dell’esclamazione – rafforzata dall’immagine di copertina che ritrae il musicista in una citazione stilizzata dell'”Urlo” di Munch – è riassunta l’immagine reietta del progressive così come appare agli occhi di una larga fetta di opinione pubblica. L’autore, in realtà, ha ben chiara la portata culturale del suo macrocosmo di riferimento, ma evita atteggiamenti altezzosi e anticipa il luogo comune che vorrebbe il prog relegato a un passato glorioso quanto stucchevole. Il lavoro di Nicola è infatti estremamente serio e consapevole. Ogni dettaglio è studiato nei minimi termini. E la ferrea cognizione degli ostacoli di cui è disseminata la strada progressiva non gli ha impedito di scegliere questo percorso, anche in virtù di una consolidata passione che lo lega da sempre al genere.

Il chitarrista lusernese ha così pubblicato nel 2020 un EP con quattro brani inediti, più un alternate take, che scandaglia le varie sfaccettature dell’universo progressivo. Per l’esecuzione delle sue partiture, Nicola si è avvalso di un gruppo di musicisti di alto livello, tra cui alcuni provenienti proprio dalla scena pinerolese. A dimostrazione che la nostra area ha buona dimestichezza anche con una certa complessità compositiva. A Pinerolo e dintorni, infatti, ci si è storicamente dedicati poco al genere, ma sempre con risultati eccellenti. Negli anni Settanta nel nostro capoluogo nacquero i Dedalus di Furio Di Castri e Fiorenzo Bonansone. E due grandi musicisti di Pinerolo – Andrea Allione e Aldo Mella – erano nella prima formazione degli Area II, l’evoluzione jazz-rock dell’omonima band di Demetrio Stratos, avviata negli anni Ottanta dal batterista Giulio Capiozzo.

Non va poi dimenticata la breve avventura della Cellula Generatrice, altro sodalizio progressivo di quel magico decennio. Ma anche in tempi recenti qualcosa sembra muoversi nella medesima direzione. I Docker’s Guild, ad esempio, pur con sonorità più vicine all’AOR, all’arena rock e al metal, non mancano di evidenziare riferimenti compositivi al prog, anche per il fondamentale approccio narrativo e concept alla base di tutta la loro discografia. Gianni Nicola si pone dunque in continuità con la tradizione pinerolese del prog, alla quale aggiunge però un gusto più internazionale e contemporaneo.

Le quattro composizioni dell’album si legano alle sonorità e agli stilemi prog non tanto nella complessità ritmica o negli arzigogoli armonici e virtuosistici, abbastanza accuratamente evitati, quanto nel largo respiro e nelle atmosfere, che richiamano frequentemente le rarefatte ballate alla Big Big Train. Malgrado questa modernità, però, i riferimenti al classico non mancano. Se l’apertura di “Happy Song” – il brano più pop secondo l’autore – si colloca tra i Beatles e il cantautorato psichedelico di Kevin Ayers, “Early Morning Musings” racconta i riti quotidiani che preparano alle giornate lavorative omaggiando la scuola anni Ottanta di IQ e Marillion. La strumentale “Taking A Stroll With Jethro” evidenzia invece, fin dal titolo, il tributo ai britannici Jethro Tull. Il flauto dell’italo-argentino Ariel Verosto rimanda alle sonorità di Ian Anderson, in particolare ai lavori più classicheggianti come “Serenade For A Cuckoo”.

L’album è poi separato in due da “The Dream”, una suite di impronta “genesisiana” suddivisa in cinque movimenti, che rappresenta il momento più strettamente progressive del disco. Si tratta della trasposizione in musica di un sogno giovanile, in cui l’autore incontra la parte più oscura di sé. Imbattersi con il lato malvagio del nostro “Io” significa anche trasformare il fascino della sorpresa iniziale nella furia di uno scontro senza esclusione di colpi. L’Ombra “junghiana” dietro la quale si celano i lati più spaventosi della nostra personalità, ma anche forse le sue più elevate potenzialità, innesca un’inevitabile battaglia. La parte più consapevole di noi tenta infatti di soffocare le tinte fosche del proprio rovescio, in un incessante alternarsi di atmosfere. Il clima, ora più delicato, ora più teso, trova nell’articolato universo espressivo del prog il suo terreno elettivo, e Nicola ne sfrutta sapientemente il potenziale con un lavoro davvero molto affascinante.

Ad emergere nel tessuto strumentale di “Oh No It’s Prog” è sicuramente il tastierista Paolo Gambino. Se i suoi interventi solistici sono come sempre straordinari per gusto e misura, vanno altresì applauditi gli arrangiamenti realizzati per accompagnare il cantato. La sua sensibilità nelle scelte timbriche, ma anche il frequente stile quasi citazionistico alla Tony Banks – v. in “The Fight”, quarto segmento di “The Dream” – sono gli elementi che più di altri riescono a infondere un’anima realmente progressiva all’album. C’è comunque un grande equilibrio tra la qualità della scrittura, la tecnica esecutiva dei musicisti e la voglia di non eccedere in un superfluo esibizionismo, a cui tutta la band si adegua con grade disciplina.

Oltre all’autore, che si dimostra anche un raffinato chitarrista, e ai già citati Verosto e Gambino, nel disco hanno suonato il batterista Emanuele Bosco con il suo drumming lineare e incisivo, il bassista Luca Pisu, tra i migliori in circolazione, e la sempre splendida voce di Alessandra Turri. A completare le presenze pinerolesi c’è poi Andrea Pollone, che si è occupato della parte tecnica presso i suoi studi Cantina Zanna Jud.

L’album nella sua versione fisica è sostanzialmente esaurito. Nell’attesa di un’eventuale ristampa, la musica del disco è ascoltabile sul canale YouTube dell’autore, cui vi rimandiamo attraverso i collegamenti pubblicati in calce all’articolo.

Chiudiamo segnalandovi che “Oh No, It’s Prog!” è anche il nome di un’interessante pagina Facebook, curata dallo stesso Gianni Nicola. Quasi quotidianamente Gianni pubblica filmati di artisti ascrivibili al prog, pescati dalle più varie epoche e scuole nazionali europee ed extraeuropee, in un’opera divulgativa minuziosa e competente. Che siate appassionati o semplici curiosi, si tratta di un passaggio imprescindibile per allargare il novero delle vostre conoscenze e scoprire chicche semi-sconosciute. Ma anche per prendere coscienza dell’infondatezza di tanti cliché secondo cui nel mondo non si fa più buona musica come un tempo. Provare per credere!

Buon ascolto.

Ones

I quattro brani di “Oh No, It’s Prog!”
ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: