La Quadrilla, una canzone per Patrick Zaki

Lo scorso 8 febbraio è stata trasmessa in streaming la maratona videomusicale “Voci X Patrick”, evento organizzato da Amnesty International per ricordare l’arresto di Patrick Zaki avvenuto circa un anno fa. Tra i 200 artisti che hanno voluto far sentire la propria voce c’è anche la band pinerolese La Quadrilla, da sempre in prima linea nelle campagne di sensibilizzazione sociale. La nuova canzone con cui il quartetto di Nicola Lollino ha preso parte all’iniziativa porta significativamente il cognome dello studente egiziano. Si tratta di un inno alla libertà di pensiero, all’indipendenza intellettuale e al diritto di esprimere e manifestare opinioni, anche e soprattutto quando non allineate. Per le vicende che lo hanno coinvolto negli ultimi dodici mesi, Patrick è infatti diventato, suo malgrado, simbolo della negazione di questi diritti e bandiera dei movimenti che si battono contro ogni forma di autoritarismo.

La storia del ricercatore dell’Università di Bologna la conosciamo tutti. Fermato dalle autorità egiziane per una sospetta attività eversiva, da più di un anno è in carcere in attesa di giudizio. Una detenzione preventiva che Amnesty International definisce “arbitraria, immotivata e illegale”. Il sospetto è che alla base del fermo ci siano le sue idee politiche e il suo impegno a difesa dei diritti umani, e non un reato concretamente contestabile. E i continui rinvii che stanno procrastinando sine die l’avvio di un regolare processo sembrano avvalorare questa tesi. Va poi sottolineato che Zaki si troverebbe in uno stato di salute precario. Minacce, percosse, atti di tortura, ne starebbero infatti minando le condizioni fisiche e mentali. Per questo si è levato a gran voce il coro di chi chiede la sua liberazione, in modo che gli possano essere garantite le cure necessarie oltre che un’equa difesa dalle accuse.

Tutela dei diritti umani, salvaguardia del pianeta, pacifismo, sono anche le tematiche che da sempre costituiscono il leit motiv del repertorio della Quadrilla. Fin dalla sua nascita il quartetto pinerolese si è fatto portavoce di messaggi inclusivi ed egualitari, diventati molto presto una sorta di inconfondibile vessillo. Per tanto, non stupisce l’adesione entusiastica all’iniziativa di Amnesty. La Quadrilla, per altro, non è nuova a queste prese di posizione. Nel 2016 la band dedicò una canzone al caso di Giulio Regeni, storia che presenta evidenti tratti in comune con le vicende di Zaki. Il nuovo capitolo della discografia “quadrillica” è dunque l’ennesimo contributo tangibile alla diffusione di una specifica concezione dell’esistenza. L’idea che la vita si debba fondare sul rispetto e sulla sostenibilità delle azioni, con i diritti fondamentali dell’essere umano al centro del proprio pensiero.

Da un punto di visa stilistico, la nuova fatica della Quadrilla si inserisce senza stravolgimenti nel solco della propria tradizione. Le sonorità folk continuano a rappresentare l’elemento timbrico più caratterizzante, a sostegno delle peculiarità autoriali di Lollino, ascrivibili a un universo di cantastorie malinconici, ma non privi di disincantata ironia. Inquieti, sebbene determinati. E attenti osservatori del loro tempo.

Semmai, la particolarità più rilevante arriva dalla componente visiva. Per irrobustire ulteriormente la propria voce, infatti, La Quadrilla ha pensato di coinvolgere nel progetto anche i suoi fan, cui era stato chiesto preventivamente di realizzare brevi riprese casalinghe mostrando l’hashtag #freepatrickzaki. I frammenti filmati compaiono oggi montati nel video ufficiale di “Zaky” e ne amplificano la forza comunicativa, fungendo da cassa di risonanza. Si tratta di semplici inquadrature, senza alcuna ricerca formale, com’è giusto che sia. I volti comuni, catturati nei loro spazi quotidiani, tengono lontana la velleità artistica e sperimentale della forma audiovisiva. L’inserimento di questi selfie in movimento, nella loro essenzialità, servono infatti a dare risalto al messaggio, relegando tutto il contorno a un mero ruolo funzionale. L’esito è di un certo impatto. Come se fosse un’intera comunità ad abbracciarsi, affiancandosi alla band nell’universalità del testo, che in questo modo acquisisce ulteriore vigore e intensità.

Di seguito condividiamo volentieri la visione di “Zaky” e approfittiamo per riproporvi anche “Giulio Regeni”, a cui, come detto, si lega per una certa affinità contenutistica. Un momento importante di riflessione che diventa spunto per l’approfondimento delle due vicende. Perché non si tratta soltanto di isolati casi di negazione dei diritti fondamentali dell’uomo, ma sono il tragico paradigma delle derive antidemocratiche che in tutto il mondo stanno attecchendo come malerba inestirpabile. Che l’uscita di questo singolo sia occasione propizia per ricercare con sempre più determinazione la via verso la convivenza civile e la concordia tra i popoli. Nel rispetto dell’eterogeneità del pensiero e nella considerazione della diversità come valore imprescindibile.

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Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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