MUSICA IN ME – Guido Calliero

Normalmente non siamo soliti trattare artisti che fanno cover. Per inclinazione ci interessa di più la creatività degli inediti, perché di solito riescono a rappresentare meglio la personalità dei musicisti. Dietro un’opera originale c’è lo sviluppo di un pensiero, c’è un percorso di ricerca, un lavoro di costruzione quasi artigianale che parte dal nulla e arriva al prodotto finito dopo innumerevoli interventi di cesello. Più difficile trovare nei rifacimenti di opere altrui il medesimo livello di intensità espressiva. Eppure il disco che abbiamo davanti sembra contraddire questa nostra convinzione. Ma d’altronde esistono le eccezioni che confermano la regola. Capita a volte, infatti, di trovarsi di fronte a singolarità con idee talmente particolari e visionarie che, anche nella rivisitazione di opere non proprie, sanno infondere elevati livelli di originalità. Musicisti capaci di stravolgerne le istanze, di portarle nel proprio universo, fornendo loro nuovi vestiti e una nuova vita.

Guido Calliero rientra in questa categoria. Uno di quei personaggi che conosci fin da bambino ma che mai ti sarebbe venuto in mente di collegarli al mondo delle sette note. Eppure in Val Chisone non ha soltanto curato un’importante attività professionale di fotografo. Calliero ha lasciato segni indelebili anche in ambito musicale, soprattutto nel settore della musica corale, sebbene non in modo esclusivo. Il suo ricco curriculum ha il suo apice nella fondazione e direzione della Badia Corale valligiana, uno dei principali ensemble vocali del territorio. Ma dal ’63 a oggi ha rivestito molti ruoli nel settore, soprattutto come ricercatore e arrangiatore, passando agevolmente, senza snobismi di genere, dalla musica sacra a quella popolare, fino al pop e alla canzone d’autore.

Guido Calliero Vietraverse
Guido Calliero – dal sito www.vietraverse.it

L’esperienza maturata durante questi decenni ha permesso a Calliero di imbarcarsi sull’impresa titanica di “Musica in me”, il suo album da solista recentemente pubblicato da Alfamusic. Mezzora di ascolto che esplora quasi due secoli di grandi opere. Si parte dal classico “Plaisir d’amour”, la cui prima versione risale alla fine del 1700 e, passando per l’ottocentesca “Sweet and Low” del compositore Joseph Barnby, si arriva a noti standard della prima metà del secolo scorso, fino ai Beatles e alla musica d’autore italiana. Un excursus che riflette anche differenti stili interpretativi, dalla solennità del canto classico all'”a cappella” contemporaneo, nel quale viene infusa anche una certa dose di ironia.

Ci sono però due cose che, più di altre, rendono questo lavoro davvero degno di nota. In primis, gli arrangiamenti. Vero che metà dei brani riflettono le partiture di grandi compositori come Daryl Runswick (“Les Feuilles Mortes”) o Bob Chilcott del noto ensemble vocale King’s Singers (“Lully, Lulla, Lullay”). O di arrangiatori classici come Goff Richards ed Andrew Carter (“Blackbird” e “Plaisir d’Amour”). Ma sono le partiture originali a rappresentare i momenti più interessanti dell’album.

Una di queste è opera del pinerolese Giovanni Battaglino (sue le otto voci in cui ha suddiviso il classico di Fred Buscaglione “Nel cielo dei bars”), ma ce ne sono tre che sono tutte realizzate da Guido Calliero. A parte la rielaborazione più classicheggiante di “Over the Rainbow”, i passaggi top dell’album sono infatti i suoi adattamenti di “Ticket To Ride” e “Bartali”. In particolare quest’ultima, ispirata alla versione di Jannacci, esprime al meglio la complessità artistica di Calliero. L’arrangiamento oscilla tra il rispetto quasi filologico dell’originale e l’inventiva personale degli inserti. Contrappunti scat e imitazioni onomatopeiche degli accompagnamenti strumentali si inseriscono sulle multiformi stratificazioni armoniche, in un complesso intreccio di interventi che elevano il brano alla stregua di un piccolo capolavoro

Il secondo elemento per il quale l’album merita un’attenzione particolare è la voce del suo performer. Un timbro in grado di coprire un amplissimo range vocale, dal basso al falsetto, che gli permette così di essere interprete unico di tutte le parti scritte. Un lavoro certosino di sovraincisioni – mirabilmente, manco a dirlo, curate dallo Studio Play! di Bricherasio – che ha portato a un risultato di coloriture ed espressioni sempre differenti, in un continuo mutamento di paesaggi sonori. Non va quindi trattata con superficialità nemmeno la sua maestria esecutiva, fatta di timbro, tecnica e intensità interpretativa considerevoli. Un album, dunque, che va ben oltre la mera reinterpretazione fine a se stessa. Esso riassume in sé un importante lavoro di ricerca, una conoscenza teorica padroneggiata con mestiere, una tecnica vocale di rilievo e, non ultimo, un malcelato desiderio di innovare.

Musica in me Guido Calliero
“Musica in me”, la copertina di Sefora Pons

Un’ultima menzione la merita poi la copertina. L’autrice della grafica è Sefora Pons, altra versatile artista di origine valligiana. Apprezzata illustratrice, collaboratrice di lunga data di alcuni importanti periodici locali, con il suo inconfondibile stile fumettistico ha tradotto in immagine le suggestioni di “Musica”, poesia scritta da Guido e unico inedito dell’album.

“Musica in me” si pone dunque come una tappa imprescindibile per l’evoluzione della musica corale. Nel genere c’è sicuramente bisogno di sperimentazioni come questa che, pur con rispetto della tradizione, tentano di rinnovare una scuola ancora troppo spesso legata a schemi vecchi e superati.

Ma, alla fine, il vero fascino dell’opera risiede probabilmente nel suo elemento più strettamente stilistico. L’estensione vocale di Calliero è una merce rara, così come la semplicità quasi disarmante con cui si muove all’interno dell’intera gamma timbrica disponibile. E l’idea di sfruttare questa sua dote per dare corpo da solo alle polifonie degli spartiti è di certo l’ingrediente più gustoso del disco. Una selezione variegata di grandi brani, uniti dall’unico filo conduttore della comune appartenenza all’immaginario di chi le ha scelte. Un viaggio molto personale, raccontato in un pirotecnico gioco di sfumature allo stesso tempo audace e coinvolgente. Calliero non ha certo bisogno di presentazioni supplementari. Ma “Musica in me” potrebbe essere il veicolo giusto per portare il suo talento anche al di fuori della nicchia cui fino ad oggi si è rivolto con la sua intensa attività artistica decennale.

Buon ascolto!

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: