Con Marco Pedrazzi alla scoperta delle buone abitudini

Nella rubrica dei Pinerolesi che bene stan facendo nel mondo musicale, finora non abbiamo mai trattato un artista di questo genere. In quest’ultimo anno ho avuto il piacere di poter approfondire la conoscenza, fino ad arrivare ad una buona amicizia, anche se molto diradata negli incontri, con un artista bolognese, ma con solide radici che estraggono linfa dalla Valpellice. Un pianista e compositore in primis, ma anche molto altro. Un giovane professionista che si sta facendo fortemente largo in un ambiente, a mio modo di vedere, dove la qualità la deve far da padrona. E forse proprio per questo a volte talmente selettivo da intimorire anche solo l’avvicinarvisi e risultare forse un po’ elitario e non comprensibile. Il nostro ospite è un forte sostenitore non solo della qualità degli interpreti, ma anche della qualità necessaria del buon e attento ascolto. Insomma è con noi questa settimana Marco Pedrazzi.


Allora Marco sei nato, cresciuto ed attualmente residente a Bologna. Ma quanto le senti le radici della Valpellice dentro di te?

In effetti “Pedrazzi” è un cognome prettamente bolognese, ma da parte di madre sono proprio di Torre Pellice. Abbiamo una grande casa lì, dove ogni anno tutta la famiglia al completo trascorre insieme il Natale, la Pasqua ed i giorni di Ferragosto. Sono legatissimo a questo luogo perché l’ho frequentato con regolarità fin da bambino, collezionando bellissimi ricordi della valle. Tra l’altro in questi ultimi anni ho frequentato persino l’Accademia di Musica di Pinerolo, suonando con la violoncellista valligiana Francesca Villiot e studiando con Claudio Pasceri… dunque da luogo famigliare è diventato anche un importante luogo di formazione per me.

Nel mondo della musica classica e della composizione il tuo nome, nonostante la tua giovanissima età, si sta facendo conoscere. Sono purtroppo sicuro però che molti dei nostri lettori non conoscono nulla di te. Hai poche righe per raccontarci chi è Marco Pedrazzi.

Ho cominciato a suonare il pianoforte a quattro anni poiché mio papà si era fissato di voler imparare qualche brano di Bach, e dunque in salotto aveva fatto mettere un pianoforte verticale. Di lì a poco ho cominciato a studiare privatamente, avendo ancora l’idea di diventare Astronomo da grande. Poi in seconda liceo il regista Lorenzo Stanzani mi ha commissionato la mia prima colonna sonora, per un documentario Rai… e stata quell’esperienza che mi ha fatto capire di voler fare il musicista nella vita. Attualmente sono laureato in pianoforte ed in musica da camera (significa che suono anche in gruppo, come una rock band della musica classica!), e sto studiando Composizione. Scrivo musica, studio brani nuovi al pianoforte e leggo il più possibile saggi sulla storia della musica per preparare presentazioni e conferenze. È davvero una bella vita, e non si smette mai di imparare!

Scorrendo velocemente la tua bio, leggiamo di composizioni per colonne sonore, esecuzioni, concerti, rassegne e molto altro in tutta Italia e non solo, oltre alla gestione di festival e rassegne. Parlarci di tutto sarebbe sicuramente interessante, ma purtroppo troppo esteso. Raccontaci le esperienze che maggiormente ti hanno portato dove ora ti trovi.

Ho certamente avuto la fortuna di incontrare insegnanti bravissimi nei Conservatori di Modena e Parma, dove ho conosciuto tante persone che hanno creduto in me. Questo è fondamentale perché il mio è un campo che funziona così… ti chiamano all’improvviso, hanno sentito qualcosa di tuo online oppure qualcuno gli ha parlato di te. Così è stato con le colonne sonore, ma anche di alcuni festival che mi hanno commissionato dei brani, o in cui mi hanno chiamato a presentare i concerti. Ho anche vinto alcuni concorsi (mica così tanti!) sia come pianista sia come compositore. Ad esempio l’ultimo ha portato il mio “Tic-Tac-Toy” per pianoforte giocattolo fino in Australia… ma l’ambiente dei concorsi, competitivo e spesso musicalmente sterile, mi si addice poco. Un’esperienza certamente importante è stata quella della conduzione del programma divulgativo “PrendiNota” su RadiorEvolution con Monica Rossetti, e anche l’aver incontrato quasi per caso quelli che poi sarebbero diventati i miei più cari amici e colleghi, con cui ho fondato un Collettivo di giovani compositori – In.Nova Fert – impegnato nella produzione e nella divulgazione della musica contemporanea.

Tic-Tac-Toy – Marco Pedrazzi

Marco pianista, musicista, compositore, insegnante, ma se leggo bene anche doppiatore, attore e cantante? Ma di quante ore sono le tue giornate?

Bella domanda!!! Certamente passare da un’attività all’altra può essere psicologicamente molto stancante, ma è esattamente quello che amo della mia vita: non fossilizzarmi su un unico aspetto. Suonare, Comporre ed Insegnare per me sono praticamente la stessa cosa, un unico atto di devozione verso la Musica… cercando di farla arrivare agli altri. Ma anche il doppiaggio, cantare in un coro, l’aver fatto teatro, che sembrano cose molto lontane, in realtà rientrano in un percorso con me stesso e con la mia voce che successivamente mi ha dato la forza di presentare concerti e di parlare di Musica in radio con ancora più intensità e scioltezza, ad esempio. Certamente le ore di riposo sono poche, e a volte devo forzarmi a staccare la spina ogni tanto… ma è per questo che siamo andati insieme in Montenegro, no?!

Abbiamo trascorso lo scorso agosto, quando ancora si poteva, una vacanza insieme a parlare di musica e non solo. Mi accennasti ad un prossimo autunno di svolta. Puoi raccontare agli amici di Groovin’ se, in questi mesi complice anche l’emergenza sanitaria mondiale del Covid-19, la tua personale corsa professionale si è arrestata?

Certamente la quarantena ha fatto sì che venissero annullati tanti progetti. Dovevano eseguire un mio brano per coro, uno per flauto e pianoforte, dovevo suonare ad un festival di musica contemporanea, andare a Londra con Carla Rebora e Rosita Piritore a presentare un brano scritto a sei mani, e registrare anche un disco con AltrVociEnsemble, che è una bella responsabilità perché gli autori sono viventi e le registrazioni immortali…! Ma ho fiducia che tutto sia soltanto rimandato a data da destinarsi, e che anzi l’attesa renderà tutto ancora più speciale. Per fortuna siamo riusciti a registrare in tempo la mia ultima colonna sonora con l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna per “The Forgotten Front”, un documentario sulla Resistenza. Il COVID ha fatto sì ovviamente che fossero annullate tutte le proiezioni, ma abbiamo avuto fortuna perché la Cineteca di Bologna ha deciso di trasmetterlo comunque in streaming su MyMovies! È certamente un periodo difficile, da tanti punti di vista, per tutti… ma noi musicisti siamo privilegiati sia perché siamo abituati a stare tante ore in casa su uno strumento a studiare senza patire troppo solitudine e clausura, sia perché la musica ci permette sempre di avere una vera valvola di sfogo. E forse in questa situazione il mondo dello spettacolo è spinto a trovare soluzioni alternative, ad unirsi e fare davvero comunità, fare “rete” in rete. Mandare in onda un film su MyMovies, giusto per fare un esempio che ho vissuto io, è un modo potenziale per farlo arrivare in tutto il mondo, al di là delle distribuzioni nei cinema che sono una cosa molto complessa. I più importanti Teatri italiani stanno mettendo a disposizione gratuitamente le registrazioni delle opere liriche delle loro ultime stagioni, e questo potenzialmente può allargare il pubblico e appassionare persone che magari, alla riapertura, cominceranno ad andare a teatro, poiché quella rimane comunque un’esperienza unica che uno schermo del computer non potrà mai sostituire. Il mondo dello spettacolo ora è ovviamente in difficoltà, come molte altre realtà, e diciamo che non sta ricevendo, per ora, particolari aiuti… ma sta avendo una notevole risonanza mediatica. Vedo su Facebook pubblicare molti più link di registrazioni di concerti, di mostre d’arte virtuali, di conferenze storiche… Mi piace pensare che possa essere un momento, seppur difficile, in cui si possa arrivare ad accendere o risvegliare la passione di più persone possibile per l’arte. E un giorno il mondo dello spettacolo ripartirà proprio da questo.

Una delle tue priorità se ho ben capito è quella di riuscire in qualche modo ad essere un divulgatore. Un promotore. Un tasto su cui sento forte il dibattito è proprio quello della capacità di saper recepire la musica classica. Come educare il fruitore medio a prendersi del tempo per apprezzare quella che a tutti gli effetti trattasi di opera d’arte, non da sentire ma da ascoltare?

Principalmente è un fatto di abitudine. Non c’è alcun motivo per cui lo stesso brano di musica contemporanea in Germania arrivi a riempire una sala da concerto con 1500 posti, e qui a Bologna due mesi fa eravamo in 8 ascoltatori. Non sono più intelligenti di noi… sono solo più abituati. Quello che cerco di fare quando presento concerti o sono in radio, è dare alcune piccole coordinate sulla storia dei brani e degli autori, ma anche sulla struttura dei pezzi e sulla loro importanza. Cerco di non essere mai difficile né uso un linguaggio tecnico, ma cerco anche di non scadere mai nel banale: voglio essere complesso (cioè profondo) ma non complicato, anzi. Molte cose, anche prettamente musicali, se spiegate bene possono arrivare a chiunque. A quel punto gli ascoltatori sono portati ad ascoltare in modo più consapevole… ed il gioco è fatto! È un circolo virtuoso: mano a mano che ci si abitua in un questo modo, non si “sentirà” mai più la musica come prima, ma si ascolterà veramente!

Un saluto al pubblico di Groovin’ con un tuo brano audio o video in esclusiva si può avere?

Assolutamente sì! Vi mando in anteprima assoluta un brano della mia ultima colonna sonora, quella di cui vi parlavo, suonata dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Da fine aprile uscirà tutta la colonna sonora completa su Spotify, iTunes, Amazon Music etc, dunque siete veramente i primi ad averne un assaggio! C’è da dire che facendo parte di una colonna sonora questo brano è molto diverso dalla mia produzione più “contemporanea” e più dissonante, anche più “indipendente” se vogliamo. Ma giustamente questo è un lavoro che nasce sull’immagine e come tale deve sposarsi con loro e avere altre logiche che non siano quelle della musica “assoluta”, da ascoltare in concerto. Ovviamente nel film ci sono sia situazioni drammatiche, sia solenni, sia di pura tensione, e ho cercato di cambiare tanto gli stili… Per voi ho scelto “Infuria la bufera” così concludiamo in bellezza, con qualcosa di scoppiettante ed energico (derivato dalle prime note del tema della canzone della Resistenza “Fischia il vento”). È certamente il brano più “holliwoodiano” della colonna sonora, e spero vi piaccia! Grazie dell’intervista, un saluto a tutti i lettori di Groovin’ e auguro tanta buona musica a tutti in questo strano periodo!

Infuria la bufera – Marco Pedrazzi

E allora amici direi d’obbligo recepire questi consigli. Imparare a scalare una marcia e rallentare, fino ad arrivare al beat giusto per entrare in “sintonia con la sinfonia”. Ascoltiamoci questa chicca in assoluta
anteprima e proviamo ad entrare nel “circolo virtuoso di Marco”.
Non potrà che farci del bene. Soprattutto ora che sempre più importante è il comprendere come in ogni ambito della vita, la consapevolezza di cosa si fa, è elemento necessario per gestirne le conseguenze.


Nico.

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