ORIZZONTI – Attilio Riccardi

Lo scorso mese di marzo la discografia cantautoriale pinerolese si è arricchita di un nuovo capitolo. A inizio primavera è infatti uscito “Orizzonti”, l’ultimo lavoro di Attilio Riccardi, musicista poliedrico giunto al suo secondo disco da solista. Produttore, polistrumentista, cantante, ma soprattutto cantautore, con “Orizzonti” Attilio ribadisce il posizionamento espressivo già affermato con “A un passo” del 2019. Sebbene le tematiche si facciano più intime e personali rispetto al precedente EP, Riccardi conferma il suo status di artista delicato, il cui timbro sottile e il peculiare stile interpretativo gli permettono di entrare sempre in punta di piedi, senza invadenza, nell’universo dell’ascoltatore. Egli stesso appare un personaggio discreto, talvolta schivo, poco incline ai battage autopromozionali. E questo si riflette nella sua musica e nei toni lievi delle sue canzoni.

“Orizzonti”, a detta del suo autore, è un disco leggero, “dolce e spensierato, che parla di amore e dolore, di mare e deserti, di partenze e ritorni, di speranza e rassegnazione”. La stessa immagine di copertina, una spiaggia colta al tramonto ancora affollata di bagnanti, sembra richiamare la levità di certi momenti, cui forse più o meno consciamente tendiamo tutti dopo questi mesi difficili. Eppure, nel suo stile che oscilla tra il cantautorato indie e l’it-pop contemporaneo, si snocciola una modalità di scrittura tutt’altro che banale. Leggera sì ma anche contrassegnata da un particolare ermetismo che ne sfoca i significati, lasciando il posto a molteplici suggestioni e decodifiche.

“Orizzonti” è “un album acustico ed elettronico, intimo, quanto basta per definirlo riservato”, come ci spiega lo stesso Riccardi. Una riservatezza che si ammanta anche di una certa impenetrabilità. L’interiorità dell’essere umano, per definizione, è complessa e raramente lineare. Così, anche la scrittura che emerge in “Orizzonti” sembra ricalcare la medesima articolazione. A tratti, siamo di fronte a testi costruiti secondo un processo che ricorda il flusso di coscienza. Una modalità ben riassunta in “Piramidi”, uno dei vertici estetici dell’album, in cui, “naufragato nel disordine”, Riccardi riesce a rendere tangibile, tra gioie, dolori e frenesie del quotidiano, l’intrico dell’esistenza, tanto naturale quanto difficile da dipanare.

attilio riccardi

In questo album si affastellano dunque ricordi, rimpianti, storie finite, buoni sentimenti e il tema ricorrente del viaggio, che in “La stazione” si fa allegoria della vita stessa. Ad ogni fermata c’è poco tempo per guardarsi intorno. Il cammino riparte subito verso nuove mete e nuovi… orizzonti. E sullo sfondo una presenza misteriosa da lasciar partire, perché la sua libertà sta dall’altra parte della strada, verso destinazioni che non ci contemplano. C’è una malcelata consapevolezza di quanto sia complicato trovare la chiave interpretativa della realtà. Essa spesso ci lascia “in panne” di fronte a noi stessi, come “canne al vento”, in balia di un mondo che sembra andare al contrario (da “Antiorario”). In questo coacervo di pensieri si materializza così l’afflato poetico di un cantautore da sempre alla ricerca di una via il più possibile originale ed esclusiva per raccontare il suo mondo attraverso la musica.

kasko e attilio riccardi

Il disco è stato registrato in totale autoproduzione nello studio personale di Attilio Riccardi. Importante è stato l’ausilio fornito da due collaboratori di vecchia data, Andrea Bua e Corrado Cedrone (Kasko). Il primo, già sodale di Riccardi nel side project elettrorock Divinaflor, è il pianista in “La stazione”. Kasko invece non solo ha suonato la batteria in quattro delle nove tracce di “Orizzonti”, ma è stato soprattutto presenza fondamentale per le scelte artistiche connesse alla produzione. Un legame e un’intesa sottolineati anche da un comune progetto parallelo denominato Inthename7, con il quale i due hanno recentemente pubblicato un album strumentale di musica elettronica.

“Orizzonti” riflette dunque un equilibrato lavoro di produzione. Le sue confessioni letterarie si adagiano su strutture raffinate. Il preteso connubio di acustico ed elettronico propende naturalmente verso il primo, lasciando al secondo un mero ruolo funzionale. L’eleganza a livello di composizione e arrangiamento è ormai uno dei tratti peculiari di Riccardi. Nessuna nota fuori posto, nessun eccesso, nessun rischio di farsi prendere la mano. Così si permette alle canzoni di emergere in tutta la loro delicatezza. Nel complesso, infatti, i timbri diafani di chitarra acustica e archi sono preponderanti e contribuiscono ad alleggerire l’impatto sonoro. Una scelta molto coerente, anche rispetto all’approccio riguardoso dell’interpretazione vocale. L’autore si apre con toni sempre pacati, come di chi confida un segreto a un amico. Così anche la paura e la rabbia si fanno da parte. L’atmosfera si rasserena e la rassegnazione lascia al posto alla speranza.

Si indossa un vestito nuovo per l’inverno. Ci si prepara per affrontare, a tempo debito, i nuovi orizzonti estivi. Una ripartenza per l’ennesima tappa del viaggio che è anche simbolo di rinascita a nuova vita.

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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