FORTEMENTE ROMANTICI – Kanerva

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Kanerva è la parola con cui i finlandesi chiamano la pianta dell’erica. Ma è anche il nome di una giovane band pinerolese, nel cui logo, alle lettere, si intrecciano proprio le tipiche inflorescenze rosate dell’arbusto. Una formazione vivace, numerosa, esattamente come i fiori dell’erica. E come l’erica è robusta, nel sound e nella personalità. Un gruppo nato nel 2019 che, fin dagli albori, ha deciso di scrivere canzoni proprie, iniziando un percorso compositivo piuttosto interessante, contraddistinto da un pop variegato e molto curato dal punto di vista degli arrangiamenti che, pur senza voli pindarici, manifestano un’ottima capacità di scrittura.

fortemente romantici kanerva copertina

La formazione consta di otto elementi. Per la verità, sette più uno. Pietro Carità alla voce, Nicolò Oberto e Francesco Abrate alle chitarre, Tommaso Mulatero alle tastiere, Francesco Saretto al basso, Lorenzo Carità alla tromba, Andrea Baridon al sax, con l’ausilio “esterno” del batterista Luca Audrito, in arte Jungla. Con questa line-up, i Kanerva hanno recentemente dato alla luce il loro primo EP dal titolo “Fortemente romantici“. Un nome che da solo dice già molto della loro musica, in cui l’impronta sentimentale risulta preponderante. “Sognanti, ma malinconici, che racchiudono in stili diversi le insicurezze che sentiamo, ma anche la ricerca di una condizione migliore“, così la band descrive i pezzi di questo primo lavoro. Quattro tracce, due già uscite tra il 2021 e l’anno appena terminato (“Feel It” e “Sweet Girl” – ma non fatevi trarre in inganno, sono entrambe in italiano) e due inedite.

Sebbene le influenze dichiarate siano di stampo indie-rock, l’impianto complessivo di questo mini album è marcatamente pop. Le melodie perseguono una cantabilità facile, radiofonica, l’impatto sonoro è delicato e i testi esistenzialisti non possiedono mai i crismi della ribellione o dell’alienazione sociale. Pregevole, però, la sua eterogeneità stilistica, che impedisce di fatto di circoscriverne con precisione l’universo espressivo. La musica dei Kanerva si muove infatti sospinta da diverse ispirazioni, da quelle più classiche a quelle più contemporanee, che non di rado si mescolano tra loro. “Sweet Girl”, ad esempio, è immersa nei colori del bedroom pop – un modus operandi, più che un genere vero e proprio, nel quale, per consuetudine, vengono fatte confluire tematiche intimistiche e sonorità lo-fi – dal quale, però, emerge una nitida inclinazione soul, evidenziata dagli specifici accostamenti armonici e dalla tessitura del timbro simil rhodes che li sostiene. Non molto differente quanto accade tra le atmosfere raffinate e rarefatte di “Scusa” o in “Feel It”, dove l’influsso alternative si contamina con l’immancabile ritmica in levare che rimanda al reggae. Persino la ballata Måneskinstyle “Cacio e pepe” costituisce un nuovo cambio di registro, laddove la band si misura con un malinconico stile prosastico e narrativo.

“Fortemente romantici” è un lavoro complessivamente ben realizzato. L’orchestrazione è semplice ma costruita con molto criterio. L’esecuzione è curata. I riff sono godibili e gli accompagnamenti studiati con equilibrio, supportati da eccellenti linee di basso a sostegno di una voce solista nel cui graffio si nasconde una spiccata personalità. In questo approccio c’è persino un che di anacronistico. Anche l’aspetto grafico della copertina, che al primo impatto richiama i titoli di coda dei vecchi film, sembra metaforizzare inconsciamente una connessione con il passato. Intendiamoci, il sound è fresco e contemporaneo e l’appartenenza generazionale non viene affatto sconfessata. Ma complessivamente i Kanerva sembrano rimarcare il desiderio di tornare a suonare per davvero. Si privilegia il fattore aggregante e comunicativo della musica. Se ne abbandonano le moderne abitudini isolazioniste da cameretta e gli artifici informatici. Si torna a privilegiare i jack piantati negli amplificatori e le bacchette che picchiano sulle pelli dei tamburi. E nell’universo di oggi, dominato dalla musica di plastica delle workstation digitali, dall’incontrollata e ossessiva applicazione dell’autotune e dal successo determinato dai like e dagli ascolti in rete, non è affatto una cosa da poco.

Ones

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Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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