NEBULOSATARANTOLA – Mario Bellia

Qui c’è la psichedelia che non ti aspetti! Non te l’aspetti perché sono trascorsi circa cinquant’anni da quando quel termine visse la sua più fortunata stagione in ambito musicale. E poi non te l’aspetti perché siamo a Pinerolo. Dalle nostre parti, infatti, non è così consueto imbattersi in questo tipo di percorso artistico. Ma Mario Bellia ci ha abituati da tempo alle strade inusuali, poco battute, caratterizzate da direzioni personali e originali. Da sempre ci delizia con un modo di suonare molto raffinato, ricercato, con un tocco, per così dire, intellettuale. Si tratta di un chitarrista che, dopo aver bazzicato l’hard rock con i Whitefire negli Anni Ottanta, ha scavallato il millennio con i Viola Zann. Una formazione per la quale, più di una volta, abbiamo scomodato la definizione di “rock d’autore”, in virtù di un’interpretazione del genere sempre molto elegante.

Così, dopo essersi costruito un importante background di credibilità grazie al suo peculiare percorso compositivo ed esecutivo pluridecennale, a fine 2020 Mario Bellia è uscito con l’EP da solista “Nebulosatarantola”. Per questo suo nuovo lavoro Mario abbraccia totalmente le sonorità acustiche. Ed è proprio questa scelta timbrica, associata alla sua peculiare attitudine armonica, a immergere l’ascolto nelle atmosfere transdimensionali della psichedelia. Niente a che vedere forse con le implicazioni eminentemente psicotrope di quella stagione. Quando, attraverso l’esperienza musicale, molti artisti perseguivano l’allargamento della coscienza e le amplificazioni sensoriali. Ma il rimando specificatamente stilistico ed emozionale ai suoni che ne caratterizzarono il successo appare, talvolta, piuttosto evidente. In particolare nel rinvio alla fase seminale della psichedelia, quando il suo embrione cominciava appena ad innestarsi, specie dalle parti della West Coast, sulle strutture del folk-rock americano degli Anni Sessanta. Così, quando parte “What I Left Behind”, con le sue atmosfere sospese che sembrano fuoriuscire da “Forever Changes” dei Love, il primo impatto è quello di un improvviso sbalzo indietro nel tempo.

C’è da restare a bocca aperta. Il pezzo è splendido da tutti i punti di vista. La voce di Lucio Cassinelli, poi, è sorprendente. Sapevamo delle sue capacità tecniche dalle sue frequentazioni “beatlesiane” nei Tripals. Senza dimenticare poi la sua decennale attività da cantautore, che l’ha reso una delle personalità più credibili del nostro panorama. Ma un’inclinazione interpretativa così intensa ci era spesso sfuggita. Il suo timbro diafano, insieme fragile e intenso, colloca la canzone a mezz’aria, la rende onirica e a-temporale. Un sorta di porta verso l’interiorità, con il suo testo che incede minimalista, ermetico e ipnotico. E che sottolinea la propria collocazione nelle profondità della coscienza. Non ho dubbi che fra dodici mesi questa canzone sarà nella nostra top ten pinerolese del 2021.

L’esplorazione delle sfaccettature della psichedelia classica continua poi con “Beat Inside”, strumentale che lo stesso Bellia definisce “cavalcata lisergica”, palesando evidentemente un certo tipo di ispirazione. E si chiude con la traccia finale “Onde cosmiche”, alla cui composizione ed esecuzione ha collaborato anche Daniele Bianciotto. Da tempo, il batterista/percussionista ha cominciato a dedicarsi all’handpan e alla perlustrazioni delle sonorità orientali, con approccio meditativo e new age. Il suono di questa particolare percussione, unito al testo ripetitivo che ricalca il salmodiare tipico dei raga indiani, ricrea il clima introspettivo da attraversamento delle “porte della percezione” che sembra aleggiare, in maniera talvolta subliminale, al di sopra di tutto il disco.

“Nebulosatarantola” si completa poi con “Vento di nord-est”, uno sconfinamento nell’ambito della Canzone eseguito dall’inconfondibile voce di Bunna degli Africa Unite. Il tema è quello del viaggio, che si fa metafora dell’esistenza. La tenacia dei naviganti diventa quella degli esseri umani tout court, sempre alle prese con i capricci del destino, in attesa che il vento soffi dalla parte giusta e consenta alle imbarcazioni di approdare a nuovi porti da esplorare.

Sono molti gli amici musicisti che hanno prestato la propria opera per la realizzazione di “Nebulosatarantola”. Oltre ai nomi già citati, vanno aggiunti Gabriele Petullà alla batteria e Madaski, che ha arrangiato e mixato tutte e quattro le tracce. Una citazione a parte la merita poi Umberto Cerutti che, oltre ad essersi occupato delle registrazioni, ha avuto anche un fondamentale ruolo di mentore. Il disco è purtroppo molto breve. Quando l’ascolto è così appagante vorresti che continuasse ancora, per capire verso quali altri lidi sarebbe stato in grado di condurti. Io poi ho avuto l’ulteriore fortuna di godermelo in vinile, un 45 giri a 12″ stampato in modo impeccabile e in grado di valorizzare al meglio la fisicità dei suoi timbri acustici. Ma come si diceva una volta, bel gioco dura poco. E “Nebulosatarantola” è davvero un bellissimo gioco, che tra l’altro rende pienamente merito al suo titolo e al relativo significato. Quello di ”agglomerato interstellare” (cito da Wikipedia!), tra i più luminosi dell’universo conosciuto.

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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