“Pas ou jour”, il rap in piemontese di Tito Sherpa e Neekoshy

“Pas ou jour” è un’espressione del patois delle valli pinerolesi, che in italiano suona più o meno come “non è giornata!”. Due rapper nostrani, Tito Sherpa e Neekoshy, hanno preso in prestito questa formula di origine occitana per il titolo del loro nuovo lavoro che, pur rimandando alla lingua d’Oc, ha un testo scritto interamente in piemontese. L’accezione prevalente è quella dell’insofferenza. Quella del “lasciami stare”, tipica di tante locuzioni del nostro dialetto. Ma intanto è anche un pretesto per esprimere rabbia, combattività e disillusione. Perché in mezzo alle faccende del vivere quotidiano, spesso irte di ostacoli, c’è anche da tenere a bada un senso di forte irrequietezza. Il disagio tipico di chi cerca la verità e non la trova. Una verità spesso nascosta dietro a realtà di facciata, costruite ad hoc per sviarci da una consapevole comprensione del mondo.

In “Pas ou jour” c’è dunque un forte legame con le origini valligiane dei due artisti. Nella scelta del linguaggio tipico, che nelle intenzioni vorrebbe essere una sorta di “cockney” nostrano, emerge l’operosità e l’abnegazione della gente che popola le nostre montagne. Un territorio dove si tira avanti, dove gli ostacoli si superano con testardaggine. Col rischio di sembrare scontrosi e con le “palle girate” di primo mattino. Perché il nostro territorio è abitato da gente che “affronta la vita nella vecchia maniera, pragmatica, stretta, fisica, e dice di non aver tempo di sedersi un secondo” (cit. dalla presentazione YouTube del video). Non ci si può dunque permettere di essere distratti da inutili elucubrazioni, ma questo non significa mancanza di consapevolezza. Anzi, “Pas ou jour”, letto tra le sue pieghe, sembra un inno alla cultura del lavoro come via rivoluzionaria alternativa.

Da un punto di vista artistico, Tito e Neekoshy si incontrano qui per la prima volta, in un sodalizio che sembra ben riuscito ed estremamente spontaneo. Del primo avevamo già parlato in occasione dell’uscita del suo album “Serotoninja“, avvenuta alcuni mesi fa. Ne avevamo fin da subito apprezzato le doti compositive, lontane anni luce dai luoghi comuni di molto rap italiano contemporaneo. Neekoshy invece è il nome d’arte del pinaschese Nicolò Martin, artista con alle spalle un’attività più che ventennale. Partito dall’hip-hop alla fine dei Novanta, si è poi cimentato un po’ in tutti i sottogeneri a cavallo tra rap, ritmi in levare ed elettronica. Il suo esordio discografico avviene nel 2012 con i Torino Bass Culture, ma già pochi anni dopo intraprende un percorso solistico con alcuni dischi fortemente improntati all’estetica ragamuffin (su Spotify potete trovare “Step Ina Dancehall” e “Roaring Lion“).

Neekoshy da sempre, e con rarissime eccezioni, privilegia l’idioma inglese. La scrittura dialettale, invece, era già stata utilizzata in passato da Sherpa. Con “Fümisia” aveva spiazzato tutti ottenendo riscontri estremamente positivi da parte di fan e addetti ai lavori. Ma al di là delle singole storie, in “Pas ou jour” l’adozione della parlata locale in luogo delle più diffuse e diffusibili lingue nazionali sembra sia stata una faccenda del tutto naturale. I due, coautori del testo, scandagliano il dialetto e le sue tipicità indigene traendone un’espressività forte, grazie anche a un’attenta selezione terminologica. Una comunicazione grezza che trasmette appieno la continuità generazionale con chi il territorio l’ha vissuto e l’ha coltivato nel susseguirsi delle generazioni, anche nella conservazione di una certa oralità tradizionale.

Ci piacciono le leggere differenze di inflessione tra i due artisti. Due parlate diverse in cui si rafforza il senso di unione tra le valli. Come un ponte ideale che, lanciando la sua campata sopra il colle Vaccera, unisce Chisone e Pellice. Eppure, in questo lieve contrasto, si insinua contestualmente un afflato potentemente internazionale. Anche grazie alle esperienze fuori dai confini patri che entrambi possono vantare nelle loro biografie.

Ci piacerebbe che il rap dialettale espresso in “Pas ou jour” potesse costituire una cifra stilistica ripetibile, una linea precisa da seguire anche nei prossimi lavori. Non solo perché la maestria lessicale di Sherpa e Neekoshy eleva il livello qualitativo del genere, al punto da farlo amare anche a chi non sempre è avvezzo alle rime del rap. Ma anche perché si intravedono autenticità e individualità robuste, di grande personalità, che la scelta linguistica rafforza inevitabilmente. Un codice che si smarca dalla sua territorialità e acquisisce valenza universale. Diventa simbolo di una cultura specifica, che è anche modello cui ispirarsi.

Per noi che amiamo la musica, ma anche la nostra terra e la nostra lingua, qui dentro ci troviamo le nostre stesse intense passioni.

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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