NON FARE ARRABBIARE IL DIAVOLO – Callistenìa

C’è così tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme, ed è troppa. Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare. E poi mi ricordo di rilassarmi, e smetto di cercare di tenermela stretta. E dopo scorre attraverso me come pioggia, e io non posso provare altro che gratitudine, per ogni singolo momento della mia stupida, piccola, vita.

Dal film “American Beauty” (di Sam Mendes, 1999)

Se dopo aver ascoltato questo disco doveste mettervi a cercare su un dizionario il significato del termine “Callistenìa” potreste rimanere decisamente spiazzati. La sua definizione, che unisce i termini “bello” e “forza”, ha a che fare prevalentemente con quello che un tempo si chiamava “culturismo”, cioè lo sviluppo muscolare in senso estetico di tanto fitness contemporaneo. Un’attività sportiva mirata a scolpire il fisico, con la finalità quasi esclusiva della ricerca della perfezione corporea. Eppure, niente di quello che sentirete in “Non fare arrabbiare il diavolo” ha delle attinenze con il materialismo espresso dalla specialità sportiva dei body builder. Anzi, l’atmosfera eterea e poetica che ne pervade i testi sta agli antipodi rispetto al narcisismo statuario di certi atleti. D’altronde, la scelta di questo pseudonimo, con il profumo di civiltà attica e divinità olimpiche che si porta dietro, è dettata da significati che sfuggono alla sua etimologia ufficiale. Bellezza e forza sono infatti elementi considerati nella loro accezione più spirituale che, in quanto caratteri inalienabili dell’animo umano, si tramutano in modelli da inseguire o da raccontare attraverso l’arte.

Dietro al nome Callistenìa si cela la figura di Andrea Turini, classe 1980, artista relativamente nuovo per la scena pinerolese. Ancorché Andrea abiti in zona dal 2008, è solo col suo ingresso nel Collettivo Cantautori Pinerolesi, intorno al 2020, che la sua musica comincia a circolare dalle nostre parti. Originario di Ivrea, esordisce infatti dal vivo a Pinerolo soltanto un anno e mezzo fa, dopo aver attraversato un decennio abbondante di crisi creativa. “Dopo il 2006 il buio. Non riuscivo più a scrivere nulla. Suonare? Si, ma senza concludere niente“, ci racconta. Ma tredici anni dopo, la svolta. A un certo punto, infatti, nella vita di Andrea succede qualcosa: “Nel 2019 capisco che c’era solo bisogno di buttarsi, di essere meno ortodossi, di ammorbidirsi, di lasciarsi andare, di capire cosa c’era che mancava, di bere sette calici di vino, di ritrovarsi sbronzi negli orti, di sentirsi semplicemente apprezzato“. E ancora: “A quel punto tuffarsi diventa semplice e naturale. E se poi sotto di te trovi soltanto acqua fresca, allora le parole cominciano a uscire, e due semplici accordi diventano una melodia che si articola per esprimere tutto quello che ci sta succedendo. Quando la testa si confonde, il cuore comincia a battere sempre più forte, i polsi tremano“.

non fare arrabbiare il diavolo callistenia copertina
La copertina di “N.F.A.I.D.”

È da queste premesse che nasce “Non fare arrabbiare il diavolo”. Un disco quasi esclusivamente chitarra e voce, coraggiosamente scarno, dalle atmosfere che mescolano folk e cantautorato indie. Una produzione essenziale, perché a uscire fuori devono essere le sedici canzoni e il loro contenuto emozionale. Un’intensità rafforzata talvolta da interpretazioni sporche di matrice grunge, le cui veniali imperfezioni sono state accuratamente tenute lontane dal “fintume” del Melodyne, diventando fondamentali veicoli di schiettezza comunicativa.

Le canzoni sono per altro difficili da inquadrare. Esse sono spesso elusive e inadatte alle interpretazioni univoche. Di certo non aiutano i titoli, usati spesso in funzione – come direbbero i semiotici – disgiuntiva. Talvolta spiazzanti, quando addirittura non fuorvianti. “Lofoten”, ad esempio, non parla delle splendide isole norvegesi; e “I silenzi cominciano da Madrid” ha a che fare con la capitale spagnola forse solo nella testa del suo autore. E nemmeno la title track aiuta a scardinare i messaggi contenuti tra i versi del disco. La voce sussurrata fa a pugni con le ruvide distorsioni dell’accompagnamento, rendendosi quasi inintelligibile e facendo perdere al brano il suo possibile ruolo di chiave di lettura.

Allora, per comprendere “Non fare arrabbiare il diavolo”, bisogna ascoltarlo nella sua globalità. Lo si percepirà così come un grande affresco dedicato alla vita. “Un atto d’amore”, direbbe il suo autore, in cui le singole canzoni si discostano da una precisa focalizzazione tematica, ma si trasformano in agglomerati di tessere che vanno a comporre un unico grande mosaico. Le riflessioni, gli spunti, le immagini che appaiono qua e là, possono anche apparire sconnesse, talvolta puntellate di non-sense. Ma se le si osserva con uno sguardo totalizzante, così come se si contemplasse un dipinto nei suoi innumerevoli dettagli, si vedrà che in questi sessanta minuti circa di musica si affastellano le pennellate di un unico grande inno alla libertà. Libertà di pensiero, libertà di azione, libertà di scelta. Una libertà che traspare nel ricorrente desiderio di spogliarsi, di togliersi i vestiti, come se gli abiti fossero metafora dei retaggi che ci imprigionano. La smania di ballare, di correre, di “ridere fino a farsi sanguinare i denti” sono topoi ricorrenti, allegoria di un’emancipazione la cui idealizzazione si fa leit motiv dell’intero lavoro. Siamo di fronte a liriche che trasudano voglia di vivere e di respirare il mondo fino all’ultimo grammo di ossigeno presente nell’atmosfera. Dai loro pori stilla l’ottimismo tipico di chi ha saputo reagire a un momento negativo e ora ringrazia la vita. Di chi ha imparato che gli errori fanno parte dell’esistenza, così come i momenti magici. Di chi sente l’evidente necessità di raccontare l’acquisizione di una nuova consapevolezza rispetto alla bellezza dell’universo di cui, in qualità di esseri umani, siamo parte integrante.

Di Callistenìa, a colpire sono certamente le canzoni, traduzione visionaria con cui racconta il suo vissuto. Uno stile di scrittura che sa applicare i linguaggi della contemporaneità con un lirismo che non perde mai di intensità. Ma anche il suo personaggio riesce a non passare inosservato. Sguardo luminescente e sempre gonfio di stupore, come un bambino alle prese col suo giocattolo preferito, Andrea sale sul palco accompagnato da una chitarra e da un modellino di giostra. Quest’ultima, in particolare, diventa una sua appendice inseparabile, al punto che per parlare di sé preferisce usare il plurale maiestatis. Come se Callistenìa fosse una denominazione collettiva che include il cantautore, il suo strumento e il luna park in miniatura. Un giocattolo che non rappresenta solo “un momento di veloce godimento per appagare un istinto momentaneo“. “La giostra di Callistenìa” – ci spiega Andrea – è magia, è chimica. Quando sali su quei cavalli, su quei leoni, su quelle moto, su quelle auto non pensi a soddisfarti; pensi a diventare tu stesso un pezzo di quella giostra che comincia a farti girare. Solo così si diventa bellezza“.

L’auspicio è che si possa rimanere su questa giostra, su questa girandola di emozioni, il più a lungo possibile. E che, almeno virtualmente, tutti ci si possa salire per apprezzarne fino in fondo la bellezza. Perché – sempre come dice Callistenìa – dove c’è bellezza non si sbaglia!

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Sebbene sia previsto che a settembre ne venga rilasciata una versione liquida per lo streaming, “Non fare arrabbiare il diavolo” è al momento disponibile unicamente in CD, acquistabile presso il negozio Rocker Dischi di Pinerolo. Alla realizzazione di questo album hanno contribuito gli amici Federica Varetto (voce), Marco Farcito, Fabrizio Farina e Kasko (chitarre, e-bow, banjo, pianoforte, ukulele e batteria).


Aggiornamento del 22/09/2021

Rilasciata in questi giorni la versione liquida dell’album, che trovate sulle principali piattaforme di streaming. Di seguito il collegamento a Spotify.


Callistenìa racconta “N.F.A.I.D.”

“Callistenìa è una scoperta fatta durante il 2019 dopo aver fatto il bagno in un torrente. L’acqua è fredda. Come il vino bevuto dalla bocca della luna. Gli angeli in agguato sembrano arrivare solo per infastidire i demoni che silenziosi vogliono semplicemente godersi l’attimo con una risata. Così nasce Callistenìa. Così nasce l’album “Non fare arrabbiare il diavolo” o se preferisci N.F.A.I.D. quasi fosse un marchio da stamparti nella testa, nel cuore e sulle braccia.”

“Un disco per aspettare il buio; per cercare nello specchietto retrovisore qualcosa che manca da troppo tempo; per ritrovarsi senza vestiti lungo una piazzola di sosta dell’autostrada e scoprire quanto è bello il colore bianco; per arrivare ancora una volta in ritardo; per non finire; per non farsi prendere; per stare dalla parte dei demoni, che sbagliano ma sbagliare è vivere; per tornare a casa sano e salvo per miracolo; per essere fieri dei propri lividi; per non spaventarsi dei colpi che allontanano i lupi; per sorridere davanti a un bicchiere di vino; per guardarsi allo specchio e riconoscersi; per alzare gli occhi al cielo e cercare il dettaglio giusto; per non mantenere le promesse date; per sapere che ci sarà sempre un filo rosso a tenerci aggrappati alla nostra bellezza.”

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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