AMADEUS – Mezzi Termini

“Amadeus” è il titolo del nuovo album di Mezzi Termini, un disco che ha rischiato di non uscire. Molti ostacoli si sono infatti frapposti sulla strada della sua realizzazione. Soprattutto il COVID, che con le limitazioni agli spostamenti e le problematiche sanitarie, ha ritardato, e a tratti scoraggiato, il suo autore. Eppure, Francesco Mezzena, coaudivato dai colleghi e amici di sempre Alessandro Petacca e Alberto Falcetta (Peta e Falce, per chi segue la scena rap locale), è riuscito a portare a termine il lavoro con grande dedizione. E amore, come direbbe lui, per un’opera che ha rapito le sue energie per molti mesi, diventando una specie di ossessione.

Come accade spesso, gettarsi a capofitto in un’impresa, qualunque essa sia, produce buoni frutti. “Amadeus”, in questo senso, è una conferma alla regola. Un disco che offre una buona varietà di spunti tematici e che ricerca nuove soluzioni per evolvere il genere ed estrometterlo dai suoi cliché. Si prenda ad esempio il palese riferimento a Mozart contenuto nel titolo. In esso sono racchiuse inedite suggestioni che toccano soprattutto l’ispirazione musicale dell’album. La specifica formazione del rapper pinerolese, infatti, comprende anche una decina d’anni di studi accademici che, con le dovute proporzioni, lo hanno evidentemente avvicinato all’arte dei grandi compositori del passato. Ecco perché, pur non tradendo i canoni di genere – quella “vecchia scuola” di cui si parla nel singolo “Allievo” – con una certa frequenza ha optato per arrangiamenti di tipo sinfonico che sono traccia di un’interessante intento sperimentale. Più in generale, quello di Mezzi Termini è un rap che cerca spesso la melodia. Fuoriesce dagli standard dell’oratoria ritmica e monotonale, per spostarsi verso l’ambito della canzone. Ma ci sono alcuni momenti in cui l’allontanamento dalla tradizione si fa ancora più chiaro e sono quelli in cui emergono le tessiture strumentali che ammiccano alla musica classica.

Amadeus Mezzi Termini copertina

“Per sempre”, ad esempio, è una sorta di lied moderno. Una delicata ballata d’amore che si dipana sopra una base di pianoforte e archi. Con la sua linea melodica, anche piuttosto complessa e inusuale, rappresenta probabilmente la traccia in cui è più evidente questo scivolamento verso la musica colta e il tentativo di accoglierla nel mondo pop. Ma anche “Italìa”, dedica dolce-amara al Bel Paese, si sviluppa sopra un maestoso tripudio orchestrale che suona come un’ouverture d’altri tempi. O la title track, che apre la scaletta del disco, abile fusione di ritmiche più tipicamente hip-hop con la solennità della musica sacra.

Detto questo, “Amadeus” non rinnega affatto la tradizione dell’hip-hop. Anzi, ne realizza esempi anche estremi, con episodi acidi e certamente meno ariosi di quelli citati in precedenza. “Banner Bruce” ne è una palese dimostrazione. Le sonorità taglienti della sua base lo posizionano infatti al limite opposto. E il contenuto ne segue il registro, abbandonando le riflessioni profonde e sentimentali, per assumere toni infuocati. Un disarmante inno all’autostima, in cui Mezzi Termini paragona il proprio sesso al personaggio fumettistico che si trasforma in Hulk. Il linguaggio è diretto; turpiloquio disturbante (ma solo per chi non è abituato alla loquela dei rapper) e talmente eccessivo che diventa persino divertente, caricaturale, finanche autoironico. E, in ogni caso, di presa immediata. Ascoltato una volta, quel “quando tiro fuori il cazzo sembra passi il bus” c’è da faticare a toglierselo dalla testa.

A metà, tra queste due anime di confine, c’è posto per tutto il resto dell’album, che sposa i canoni della forma-canzone contemporanea. Una terra di mezzo dove l’hip-hop smette i panni di rigido e dogmatico punto di riferimento, per farsi humus da cui trarre linfa vitale da inoculare tra i versi. La declamazione avviene sovrapponendo il classico flow all’interno di una studiata ricerca melodica. Un lavoro che, senza sconfessare lo spirito seminale dell’artista, si fa decisamente più radiofonico. Tra i momenti più accattivanti dell’album, segnaliamo “Katy Lamenti”, parzialissima citazione di “Malarazza”, noto sonetto popolare siciliano, reso famoso dalle interpretazioni di Dario Fo, Modugno e Roy Paci; la personale lettura dei temi ambientali di “Que calor”; e l’amara dedica di Mezzi Termini alla sua città, raccolta in “Vengo da Pine”.

Non è una sorpresa l’abilità con cui Francesco Mezzena snocciola le sue rime. Quello che però rende questo lavoro meritevole di attenzione è soprattutto la sua strada stilistica, che per il mondo hip-hop appare inconsueta, e quindi originale. Non manca, è vero, il solito e reiterato ricorso all’autotune, ma che ci piaccia o no, la sua specifica deformazione vocale sarà in futuro il tratto più riconoscibile della musica di quest’epoca. E nemmeno la tipica autoreferenzialità, che si riduce qui al minimo sindacale, per altro inevitabile quando si esprimono liricamente le proprie emozioni. Ma complessivamente c’è un programmatico tentativo di allontanarsi dalle vuote derive di tanto rap mainstream. “Non voglio che si parli solo di aria fritta”, recita in “Per sempre”. E dagli elogi a discutibili feticci, così come da un certo malcelato machismo, Mezzi Termini prende le distanze senza se e senza ma (“la droga e le troie, per come son fatto, mi mandano giù”, cit. da “Per sempre”). Infine, anche il denaro, solitamente mitizzato dalla categoria, viene qui apostrofato quale “vile”, auspicando il ritorno a un’arte più consapevole e meno motivata da fini commerciali.

Insomma, un album sincero, in cui l’autore ha messo tutto se stesso, aiutandosi tra l’altro, attraverso di esso, a superare anche i momenti più difficili degli ultimi due anni. “Amadeus” può essere ascoltato in streaming sui consueti canali. Ma, in controtendenza con le mode recenti, c’è anche in versione CD per gli amanti del supporto fisico. Qualunque sia il vostro metodo d’ascolto prediletto, si tratta comunque di un album da non sottovalutare.

Ones

ones

Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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