MALA TEMPORA BONA TEMPORA – La Quadrilla

La copertina è, come per gli album precedenti, splendida ed evocativa. Un teschio umano si specchia, mentre accanto ad esso campeggiano una mascherina anti-contagio e un rossetto. Tra le tante letture possibili, quella della vanità umana che porta l’uomo a disinteressarsi di ciò che lo circonda e degli effetti negativi delle sue azioni, causa primaria della sua possibile estinzione. “Mala tempora bona tempora” è il terzo episodio discografico della Quadrilla, formazione folk-rock che fa capo al cantautore pinerolese Nicola Lollino.

Con estrema coerenza, il quartetto – completato da Tony Urzì (chitarre), Luca Canevaro (basso) e Andrea Luongo (batteria) – prosegue il proprio discorso di stampo “sociale”, nel quale vengono affrontati temi che vanno dall’ambiente alla negazione dei diritti umani. E lo fa con un linguaggio tutto suo, sempre molto riconoscibile, senza la classica veemenza kombat, preferendo ad essa un registro ironicamente cantautoriale. Sullo sfondo, il classico rimescolamento di chitarre distorte e fisarmoniche leggiadre, che recupera in questo lavoro melodie più propriamente folk, pescando qua e là anche dalla nostra tradizione locale occitana.

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La Quadrilla

Nel nuovo album trovano posto nove canzoni, sei delle quali pubblicate qui per la prima volta. Tre sono invece uscite nell’ultimo anno e mezzo come singoli, in occasione di eventi o ricorrenze particolari. Tra queste, “Covidanza“, ironica ballata che tratta gli effetti comportamentali della pandemia; “Keep Clean And Run“, inno ufficiale dei campionati mondiali di Plogging, tenutisi in Val Pellice nel 2021; e “Zaky“, con la quale La Quadrilla partecipò alla maratona organizzata da Amnesty International per ricordare l’ingiusta carcerazione dell’omonimo studente egiziano. Attenzione alla quotidianità, sensibilizzazione nei confronti delle tematiche ecologiche, sostegno alla libertà di pensiero, sono anche, più in generale, le linee guida della particolare marca autoriale della band, che proprio in “Mala tempora” trova una nuova e compiuta espressione.

A raccontarci dell’album è Nicola Lollino, voce e fisarmonica, ma soprattutto autore delle nuove canzoni, cui abbiamo rivolto qualche domanda sui temi trattati.


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“Mala tempora bona tempora” – Copertina

Come sempre, ci piace partire dal titolo: “Mala tempora bona tempora”. Mal tradotto dal latino, “Tempi cattivi, tempi buoni”. Ma quindi, nel mondo che raccontate, tra iniquità sociali, diritti negati e distruzione del pianeta, c’è anche qualcosa di buono? Quali sono i vostri motivi di ottimismo?

I nostri motivi di ottimismo sono legati alla volontà. Il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà. Sennò cosa ci rimane da sperare? Siamo sull’orlo di una guerra nucleare idiota, con mille problemi di inquinamento che nessuno vuole davvero risolvere. Un mondo sempre più ingiusto grazie all’annientamento di ogni forza realmente di sinistra. La musica moderna (trap e similari) fa cagare sotto ogni punto di vista. Ma noi lottiamo. Siamo guerriglieri.

La prospettiva” è il singolo che avete usato per il lancio dell’album, prendendo le mosse dalla favola di Esopo “La cicala e la formica”. Il vostro punto di vista però ne ribalta l’interpretazione tradizionale, che esaltava la previdente e operosa formica, e si pone dichiaratamente dalla parte della cicala, allegoria della spiritualità dell’arte che vince sul materialismo del mondo di oggi. Ma ad ascoltare meglio la canzone, sono molteplici gli spunti di riflessione offerti, dall’etica contemporanea del lavoro, che ci spinge alla gratitudine verso una condizione al limite della schiavitù, all’avidità umana e la conseguente ossessione del possesso e dell’accumulo. Quali sono, per voi, i comportamenti della formica che vanno stigmatizzati?

La formica pensa al proprio orticello. È previdente e va bene. Ma è egoista, perché al momento del bisogno non aiuta la cicala, anzi la deride. Ma chi andrebbe derisa è lei, perché basta un qualsiasi accadimento (una malattia, una guerra, un disastro naturale…) e tutto il suo bel formicaio bunker si rivela nella sua scarsa resistenza. Quindi, occhio a pensare di essere al sicuro. Nessuno lo è. Siamo tutti sulla stessa barca. E avere la casa, il lavoro e l’assicurazione sanitaria non ti toglie dai problemi. Rendersi conto invece a fine vita di aver vissuto senza la bellezza dell’arte, della musica, della vita… può essere un problema.

In “Covidanza” raccontate, con la consueta ironia, gli effetti sociali di due anni di pandemia. Soprattutto la meschinità degli esseri umani che, come conseguenza di regole, imposizioni e confinamenti vari, il Covid ha tirato fuori in modo impietoso. Ma il Covid è citato anche in altre canzoni (es. “La prospettiva”), soprattutto come evento planetario che ha costretto la società contemporanea a interrogarsi sui propri valori. Quale sarà l’eredità che ci lasceranno questi anni di emergenza sanitaria?

Tanta tristezza per i morti di Covid. Tanta paura che è entrata dentro di noi, aumentando la diffidenza nell’altro a cui non si può nemmeno stringere la mano. Un po’ di orgoglio per chi ha lottato e lotta contro questo virus. Tanti dubbi per cosa accadrà nel futuro perché purtroppo con questo virus dovremo convivere a lungo. Però dobbiamo anche un po’ riderci su, sennò si impazzisce. E allora “Covidanza” prende in giro chi durante la pandemia faceva la caccia all’untore. Perché è giusto prendere precauzioni, ma alcuni ne hanno fatto una malattia psichiatrica. O no? Il mondo va avanti lo stesso. Con altri drammi che non vanno dimenticati, piccoli e grandi.

Tra le tante tematiche che affrontate, quella ambientale ed ecologica sembra avere sempre un posto di primo piano. In “Nero Belzebù”, però, mettete in guardia l’ascoltatore dai tranelli di cui sono disseminati i discorsi mediatici sull’argomento, sempre estremamente populisti ed esageratamente enfatici. A cosa esattamente dobbiamo fare attenzione quando si parla di ambiente?

A imprese petrolifere italiane (non faccio nomi) che si spacciano per paladine dell’ambiente con belle pubblicità, ma poi acquisiscono enormi giacimenti di gas in medio oriente. A tutti coloro che colpevolizzano i comportamenti dei singoli ma non guardano la trave nell’occhio dei politici. Nessun politico sta prendendo in seria considerazione il cambiamento climatico. Nessuna forza. Fanno solo operazioni di immagine. Il problema del gas russo doveva essere un modo per sganciarci dal fossile. Invece abbiamo deciso di rifornirci di gas presso altri paesi. Miopia politica e nessun orizzonte a lungo termine da parte di governo e partiti.

A proposito, “Keep Clean & Run” è stata scelta come inno ufficiale dei campionati mondiali di Plogging tenutisi nel 2021 in Val Pellice. Com’è nata questa collaborazione e cosa vi portate dietro da un’esperienza di questa portata?

È stata un’esperienza fantastica. Con Roberto Cavallo stiamo portando in giro uno spettacolo teatrale musicale sul Plogging (la pratica di correre raccogliendo rifiuti).

Attratti dall’enorme mole di contenuti che la vostra musica offre, si rischia di non approfondirne l’aspetto stilistico. Dopo “Pianeta B”, in cui oscillavate tra i ritmi ska e reggae e le incursioni in ambito prog, in “Mala tempora” il vostro folk-rock recupera atmosfere più strettamente popolari. Quali sono le ispirazioni musicali che vi hanno guidato in questo vostro nuovo album?

Avendo cambiato la sezione ritmica, siamo diventati molto più folk-rock e abbiamo svoltato verso canzoni più corte e incisive. Ci piace cambiare.

Sappiamo che è in programma una collaborazione prestigiosa con Alberto Morselli dei Modena City Ramblers. Puoi anticiparci qualche dettaglio?

Contro la siccità abbiamo deciso di cantare, insieme al primo cantante dei Modena, “In un giorno di pioggia”. Alberto è stato fantastico a voler mettere la sua stupenda voce insieme alla mia in questa cover, che diventerà un concept, grazie anche alle foto di Debora Ughetti sul lago di Ceresole, in secca a causa del cambiamento climatico.


Ringraziamo Nicola per averci dedicato un po’ del suo tempo e aver approfondito con noi lo spirito che soggiace alla sua urgenza compositiva. In questi anni di evidente escalation distruttiva posta in atto dal genere umano nei confronti del proprio pianeta, “Mala tempora” è il riassunto perfetto di un percorso estremamente coerente coi tempi bui che stiamo attraversando. L’intero album è ascoltabile sulle principali piattaforme di streaming. Noi condividiamo volentieri con voi il collegamento Spotify e il video del singolo “La prospettiva”.

Ones

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Marco Ughetto, appassionato di musica e giornalismo, chitarrista e cantautore amatoriale, si laurea in Cinema al DAMS di Torino nel 2014, con una tesi sui rapporti tra cinema e cultura digitale. Nel 2002, insieme ad altri quattro amici, dà il via alla prima versione di Groovin' - il portale della musica nel Pinerolese.

http://groovin.eu

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